…il fiore

Stamane c’è un meraviglioso sole e dopo tanta pioggia tutto è verde ed i boccioli nel giardino sembrano non voler attendere altro…. e mentre guardo i “nuovi arrivati” mi ritorna in mente…

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Imparai ben presto a conoscere meglio questo fiore. C’erano sempre stati sul pianeta del piccolo principe dei fiori molto semplici, ornati di una sola raggiera di petali, che non tenevano posto e non disturbavano nessuno. Apparivano un mattino nell’erba e si spegnevano la sera. Ma questo era spuntato un giorno, da un seme venuto chissà da dove, e il piccolo principe aveva sorvegliato da vicino questo ramoscello che non assomigliava a nessun altro ramoscello. Poteva essere una nuova specie di baobab. Ma l’arbusto cessò presto di crescere e cominciò a preparare un fiore.

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Il piccolo principe che assisteva alla formazione di un bocciolo enorme, sentiva che ne sarebbe uscita un’apparizione miracolosa, ma il fiore non smetteva più di prepararsi ad essere bello, al riparo della sua camera verde. Sceglieva con cura i suoi colori, si vestiva lentamente, aggiustava i suoi petali ad uno ad uno. Non voleva uscire sgualcito come un papavero. Non voleva apparire che nel pieno splendore della sua bellezza. Eh, si, c’era una gran civetteria in tutto questo! La sua misteriosa toeletta era durata giorni e giorni. E poi, ecco che un mattino, proprio all’ora del levar del sole, si era mostrato. E lui, che aveva lavorato con tanta precisione, disse sbadigliando:
“Ah! mi sveglio ora. Ti chiedo scusa… sono ancora tutto spettinato…”

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Il piccolo principe allora non potè frenare la sua ammirazione:
“Come sei bello !”

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“Vero”, rispose dolcemente il fiore, “e sono insieme al sole…”

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Il piccolo principe indovinò che non era molto modesto, ma era così commovente!

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“Credo che sia l’ora del caffèlatte”, aveva aggiunto, “vorresti pensare a me…”

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E il piccolo principe, tutto confuso, andò a cercare un innaffiatoio di acqua fresca e servì al fiore la sua colazione.

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(dal Piccolo Principe di Antoine Marie Roger De Saint-Exupéry)

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Un racconto di domenica…

Nella foresta pluviale di Kakadù, che come tutti sanno, è ricca di alberi e di vegetazione, viveva una famiglia di uccellini coloratissimi, come lo sono spesso gli uccelli dei tropici. Nella loro nidiata di piccoli, c’era anche un piccolo uccellino.Era il più piccolo di tutti ed era talmente piccolino da non riuscire ancora a volare bene. Nonostante questo, il piccolo uccellino era piuttosto coraggioso. Inoltre aveva una grande forza di volontà.

Un giorno, il piccolo uccellino decise di addentrarsi nella parte più buia della foresta. Nella foresta purtroppo c’erano anche i Bunyip. Il Bunyip è uno strano, mitico animale che, secondo gli aborigeni, vivrebbe nei fiumi australiani. Raggiungerebbe la taglia di una mucca e sarebbe una specie di marsupiale gigante acquatico. Gli aborigeni lo considerano uno spirito cattivo che abita i torrenti e le paludi che sono presenti nella foresta pluviale e che lancia urla terribili.

Questi Bunyip offuscavano ogni bellezza e non lasciavano che la luce del sole o della luna penetrasse tra gli alberi. Loro lasciarono entrare l’uccellino, ma una volta che egli fu dentro la loro zona, non gli permisero più di uscire. L’uccellino capì di essersi perso. Aveva paura del buio, come tutti i piccoli, e di quel senso di tetro che ormai c’era nel bosco. Infatti il centro della foresta oramai era buia. L’uccellino, stremato dalla fatica dei vari tentativi e dalla paura, si posò su un ramo a riposare e si addormentò.

Quando si svegliò era ancora buio ma sentì come una voce che gli diceva che lui doveva avere coraggio e che se lo avesse voluto poteva riuscire a scacciare gli spiriti malvagi. Guardando bene vide un gufo posato poco lontano da lui. Anche lui era rimasto imprigionato dagli spiriti. Il gufo gli fece coraggio e gli disse che se avesse usato tutta la sua forza di volontà avrebbe potuto cacciare gli spiriti malvagi, anche in nome degli altri animali della foresta. Ma come riuscire in tale impresa, visto che non sapeva ancora volare bene e, tutto sommato, quel buio lo impauriva non poco. Lui era solo un povero uccellino. Ma il gufo non si perse d’animo e lo incitò a volare, con tutte le sue forze. Tuttavia gli spiriti malvagi si dimostravano sempre più forti di lui.

Allora l’uccellino aprì la sua mente alla fantasia. Sentì nascere dentro di se una grande sicurezza e all’improvviso l’uccellino sicuro aprì le ali e volò. Era la sua forza di volontà a spingerlo. L’uccellino cominciò a volare in giri sempre più ampi e fantasiosi. A quel punto gli spiriti rimasero interdetti a guardare. Ma con un ultima grande picchiata, l’uccellino si diresse verso di loro come un fulmine, tanto che i Bunyip si spaventarono e scapparono via inseguiti dall’uccellino, dirigendosi oltre il centro del bosco. Fu così che l’uccellino riuscì a spalancare le porte della luce, a quella zona buia. Questo fatto diede vita nuovamente a tutta la foresta e serenità a quel posto meraviglioso. Col suo gesto riuscì ad infondere coraggio anche agli altri animali, suoi amici, che da lui presero esempio. Ormai nella foresta pluviale, i suoi abitanti erano tornati a essere sereni e felici e gli spiriti malvagi Bunyip non riuscirono più ad entrare ed a creare la loro oscurità. Il coraggio, la forza di volontà ma anche l’amicizia tra gli animali, furono più forti di qualsiasi malvagità.

Al vento della foresta un piccolo uccello apre le ali al volo: di tanto in tanto scende repentinamente a posarsi su un ramo, a volte cade a terra e poi si rialza. Se tu lo guarderai con occhi bambini, non vedrai l’uccello, ma dentro il suo piccolo petto il grande coraggio infinito di volare in alto, nel cielo.

dai bellissimi “Racconti aborigeni” di http://www.radiolupo.net

(foto Ornitour)