Tutto ZEN 10 (angolo meditativo per volerci bene)

Eccomi tornata nel mio angolo Zen. 🧘 E devo dire che mi ci voleva perché dopo questa terribile onda anomala che si è abbattuta su tutti noi fragili abitanti di questo ancor più fragile mondo, un angolo meditativo mi è sembrato il posto migliore per fare un po’ mente locale prima di abituarmi a questa nuova normalità.

Siamo passati attraverso la fase 1, il lockdown, tutti dentro e tutto sommato, dopo il primo smarrimento, ci siamo adeguati alle nuove regole e ci siamo sentiti abbastanza sicuri e speranzosi.

Poi è arrivata la fase 2, un po’ dentro e un po’ fuori😳 ed ecco le prime insicurezze. Stare distanziati, mascherine si o mascherine no? 😷🤔

Ora siamo alla fase 3, tutti fuori🤭 con mascherine😷 e a distanza perché il virus subdolamente circola in mezzo a noi pronto a ripartire se noi, tutti noi, non adottiamo un comportamento responsabile.

ho buone gambe… 😦

Ma essere responsabili non vuol dire essere pessimisti, anzi. Sarà la nostra positività a farci riprendere prima e meglio e vedere il futuro anche con un po’ di ironia.😁

E per tornare al mio angolino meditativo, ecco una storiella Zen:

La pietra miracolosa – Storiella Zen

rubino

Un giorno un uomo venne a conoscenza dell’esistenza di una pietra dal potere miracoloso: una pietra color ocra che era in grado di trasformare qualunque metallo in oro! Visto che la notizia veniva da fonte attendibile, decise di mettersi in viaggio.

Si cinse di una catena di ferro e si incamminò. Ogni volta che vedeva una pietra color ocra, la raccoglieva e la batteva sulla catena che gli cingeva la vita, ma non accadeva nulla. Il ferro rimaneva ferro.

Di certo non sarebbe stata una ricerca facile, ma non disperava. Passarono i giorni, poi le settimane, i mesi e così via. Dopo alcuni anni, era ancora alla ricerca della pietra miracolosa, raccoglieva, batteva e buttava via.

Mentre percorreva una strada della periferia di un paese, un ragazzo lo salutò cordialmente e gli chiese dove avesse acquistato quella bella catena d’oro che portava alla cintura. L’uomo confuso abbassò gli occhi sulla catena di ferro che portava in vita e … si, la catena di ferro era diventata d’oro! Ma lui non si era accorto di quale tra i tanti sassi
che aveva provato era stato quello che aveva prodotto l’alchimia!

Ho ripreso a praticare Taichi 👍😊

Grazie…

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Cara Luna, ti ringrazio di cuore per i tuoi bellissimi auguri. Sono riusciti, mentre sorridevo guardandoli, a farmi scordare che un altro anno pessera sulle mie spalle 😮

Così persino il ringraziamento che avevo appena preparato mi sembrava poco adatto… la signora, non giovanissima, che goffamente ballava ringraziando contenta era si gioiosa, ma il peso dell’età si sentiva cosi come quello del momento che viviamo, mentre io, conquistata dal “musetto” della tua entusiasta protagonista, mi sentivo per un momento “giovane” 😮 e con gran forza per afrontare il “domani”

E cosi, in un attimo, buttata la cartolina appena fatta, mi ci sono “camuffata” da lei. Ovviamente, data la mia eta, l’energica “danza” nonostante i miei enormi sforzi non e cosi armoniosa, ne vigorosa, ma non importa, cio che conta e la sferzata di gioia ed energia che mi ha trasmeso…

Perche, in questi tempi cosi problematici, posso dire con gioia che un traguardo l’ho raggiunto, sono arrivata indenne ad un altro compleanno!! 😆 e per questo ringrazio e sono felice sperando sia il primo traguardo raggiunto di tanti altri… 🙂

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Auguri…

Carissima Sol, questa pandemia ha cambiato tante cose anche del nostro quotidiano e chissà quante ne cambierà ancora. 😳 Ma ad ogni evento, anche catastrofico, c’è sempre un “dopo”, un cambiamento che magari ci darà nuove opportunità perché il virus non potrà mai fermare il tempo. Ricorda quindi: “non contare i giorni, fa sì che siano i giorni a contare. 😊

Anche con la mascherina…😁

Tana libera tutti?

Nascondino

Oggi sembra essere tornata di moda la frase “tana libera tutti” che, in questa versione moderna, ci fa pensare soltanto ad una libertà perduta.

A me ricorda invece uno dei periodi più belli della mia infanzia quando l’essere liberi per noi bambini significava solamente vivere.

Sono nata in un piccolo paese dove allora si trascorreva la vita quasi sempre all’aperto e non solo in estate quando la scuola era chiusa.

All’aperto si potevano fare tantissimi giochi ma “nascondino” era il mio preferito. 😀

Jan Verhas – À cache-cache

Questo gioco ha origini lontanissime e addirittura  Polluce, intorno al II secolo narra di un gioco all’aperto della Magna Grecia chiamato apodidraskinda, dal greco dialettale apodrason-skaso-kripdo = fuggire scappare nascondersi.

Il gioco attuale, è comunque un’eredità del XVII secolo, quando lo si giocava tra i nobili come una delle poche forme di socializzazione e di corteggiamento tra giovani aristocratici, diffuso inizialmente in Italia, Francia e Spagna, quindi in tutta Europa.

Le regole sono abbastanza semplici (le metto solo per quei “pochi” 😀 che non ci hanno mai giocato da bambini e non sapranno mai cosa si sono persi) 😦 : il luogo di partenza del gioco è detto “tana” ( noi, all’aperto, usavamo il tronco di un albero)

ricordo ancora i segni della corteccia sulla fronte quando si contava e sulla mano quando si faceva “tana” 🙂

Dalla “tana” prestabilita, un giocatore scelto con una rituale “conta”, senza vedere (chiudendo gli occhi, preferibilmente con le palme delle mani e/o tenendo il viso contro un muro, ), conta fino ad arrivare ad un numero deciso precedentemente, in modo da dare tempo agli altri giocatori di allontanarsi e trovare un nascondiglio. Finito di contare, chi ha contato apre gli occhi gridando “Via!” o l’ultimo numero e comincia a cercare gli altri giocatori. Colui che ha contato, ogni volta che trova un giocatore nascosto deve correre fino alla “tana” e toccarla esclamando ad alta voce “tana per” (o “trovato”) e il nome di chi ha trovato, precisando bene il luogo (es. dietro l’albero, dietro il divano, sotto il tavolo…); in questo modo “elimina” quel giocatore, che rimarrà “prigioniero” alla “tana”. Il cercatore di turno continua la sua ricerca degli altri concorrenti nascosti; se però un giocatore raggiunge la tana prima di essere visto e quindi trovato da chi ha contato, la tocca, dichiara ad alta voce “tana” (o “salvi me”) ed è “libero”. Il giocatore cercatore di turno dovrà quindi cercare gli avversari ma anche stare attento a presidiare la “tana”, cercando di non allontanarsi troppo da essa, per evitare che qualcuno ”faccia tana”. Se l’ultimo giocatore nascosto riesce a raggiungere e a toccare la “tana”, potrà esclamare “tana libera-tutti”! o semplicemente “liberi tutti” (o “salvi tutti”), liberando così tutti i giocatori già catturati, e il giocatore che era alla ricerca in quel turno di gioco sarà obbligato ad accecarsi di nuovo, a contare e a cercare anche nel turno successivo.

Ricordo ancora quella sensazione di batticuore quando da dietro il tuo nascondiglio vedevi arrivare verso di te il compagno che ti stava cercando e temevi di essere scoperto e che ti facesse “tana”.

E poi l’adrenalina che ti faceva scattare, uscire dal nascondiglio e correre a più non posso a far tana prima di essere visto dal cercatore e poi, se eri l’ultimo a non essere ancora stato scoperto, la felicità e anche l’orgoglio di poter gridare: ” tana libera per tutti” e liberare così tutti i giocatori precedentemente catturati. 🙂

Si, questo era un gioco ed ora che purtroppo la realtà supera qualsiasi fantasia (e siamo anche diventati “grandi”) dobbiamo essere consapevoli che ognuno di noi è responsabile e dovrà fare la propria parte per essere liberi da questo virus e non potrà esserci nessuno a gridare: Tana libera per tutti.

consapevoli di essere singoli fiocchi di neve…responsabili