No, non scrivo dal Bosforo come sembrerebbe dal titolo ma sono, come sempre, a casa mia ma con il pensiero sono lì da quando Luna così, per caso, trovando un video della Turchia ci propose uno stupendo viaggio per le vacanze, virtuali almeno nel mio caso…
Ci ho impiegato tanti giorni ma lo scanner non voleva sapere di installarsi per le buone nel nuovo pc. Oggi finalmente ci sono riuscita e volevo augurarvi una buona serata con delle foto un po’ sbiadite come i miei lontani ricordi di alcuni giorni indimenticabile ad Istambul e sul Bosforo… purtroppo con un cielo piuttosto dispettoso che rendeva tutto molto malinconio ma comunque sempre bellissimo 🙂
Nei miei ricordi, come in queste foto, tutto si è fermato lì, ma sicuramente molto sarà cambiato…
antica casa di legno
sponda asiatica del Bosforo
tipica casa di legno
sponda orientale
case tipiche di legno sulla sponda orientale
Palazzo di Beylerbeyi (sponda asiatica del Bosforo)
28 maggio, pomeriggio in viaggio verso Susa senza soste… Qualche foto dalla macchina del paesaggio attorno… il meglio che una fotografa scarsa come me riesca a fare dalla macchina … 🙂
Anche questa primavera Messer Tulipano regna sovrano nel parco del castello di Pralormo trasformandolo in un giardino incantato pieno dei colori di migliaia di tulipani fioriti. Essendoci stata l’anno scorso e rimanendo incantata dalla visita di parco e castello avevo intenzione di tornare possibilmente in una giornata con un bel sole che rendesse ancora più magici i colori dei fiori.
Nonostante avanti ieri, come per tutto il resto della settimana, fosse prevvista la pioggia, il sole invece sorrideva in tutto il suo splendore e al posto dell’attesa pioggia ci siamo trovati una bellissima giornata di primavera che ha reso irresistibile la voglia di andare a dare un’occhiata di persona ai tulipani fioriti. Ci promettevamo fra l’altro un pomeriggio di tulipani e relax nel parco: essendo mercoledì sicuramente saremmo stati non in tanti ad andarci.
Viaggio tranquillo con poco traffico e nessuna coda di attesa per il biglietto. Nel parco, al posto della bellissima anfora che l’anno scorso versava fiori, si viene accolti da una gran torta rosa fiorita che festeggia il decimo anniversario di questa manifestazione e si accorda al tema di questo anno: il gusto.
Il tema del gusto investe ogni angolo del parco: dalla sorprendente pioggia di tazze sotto il bellissimo grande albero secolare del viale principale 😮 , da me confusa da lontano con un’ aiuola di tulipani bianchi, alle stoviglie “piantate” fra le violette nell’erba vicino alle aiuole di tulipani; alla collezione di menù e la rappresentazione dei vari momenti delle nostre giornate in cui il gusto è protagonista nell’antica Orangerie. L’angolo della colazione, del picnic, dell’aperitivo, del pranzo… sono rapresentati con ambientazioni molto ben riuscite sotto lampadari ricoperti di rami e foglie.
In particolare io mi sono innamorata dell’angolo della cioccolata. C’erano delle tazze piene di cioccolata che traboccava ed un rigagnolo di ciocolata che cadeva fra due pile di tazze sporche…Io ero convinta che fossero vere, ne sentivo anche il profumo, ed ho dovuto toccare le tazzine per constatare che non era cioccolata calda vera! 😦
Fuori dell’Orangerie, nella cesta piena di aranci e fiori, la scarpa del cuoco e poi l’albero dei grembiuli e busti di cuochi con pensieri culinari scritti nel grembiule messo sotto… 🙂 Ci sono i viali golosi con busti scultorei ornati da cappelli di cuoco; l’angolo del cibo delle fate, streghe e personaggi del bosco; il tappeto di agrumi; i segreti della cucina dei monasteri nella Cappella e le meravigliose aiuole di tulipani splendidi di forme, misure e colori diversi… un autentico spettacolo da vedere 🙂
Ad un certo punto, arrivati alle scuderie ed entrati a vedere i vari prodotti ed articoli in vendita, ci è venuto voglia di prendere un caffè al bar. C’era un bellissimo sole e faceva caldo ma entrando nel bar ho visto una nuvola nera… Appena pochi minuti erano passati… quando si è sentito un tuono ed immediatamente è incominciata una furiosa pioggia, tramutatasi subito in grandinata… Siamo stati bloccati per un bel po’ fino a quando è diminuita la pioggia almeno da poter uscire e correre fino alla più vicina uscita e raggiungere la macchina. E’ stato un peccato ma non abbiamo potuto finire completamente tutto il percorso, ci era rimasto ancora qualche angoletto del parco da scoprire ma alla fine i metereologi avevano ragione, anche se solo a Pralormo a quanto pare, perchè appena lasciato Pralormo tutto era asciutto ed era ancora chiaro e soleggiato… Purtroppo la nuvoletta di Fantozzi sembra averci voluto rovinare un bellissimo pomeriggio fra i tulipani…
Abbiamo moltissime foto di quei meravigliosi tulipani… Il mio fotografo personale, Luigi, 🙂 li ha portati in immagine a casa per poterli riguardare e poterne mettere qualcuno in questo slide…. 🙂
No, tranquilliii ! 🙂 Non è uno dei tanti viaggi organizzati e, per la verità, non è neppure un viaggio. 😮
E’ solo che mi sono andata a cercare sul web qualche notiziola su quest’isola e sui misteri che tuttora l’avvolgono…
E’ Pasqua…e sarebbe bello essere proprio sull’Isola di Pasqua 😀 ma non potendo nella realtà…ci andiamo leggendo di “teste di pietra”, di “orecchie lunghe”, di “orecchie corte”…addentrandoci nei misteri dell’ “ombelico del mondo”. 😉
In molti mappamondi e atlanti geografici l’Isola di Pasqua, Rapa Nui, appartenente al Cile, nemmeno appare. Eppure, questa isoletta insignificante di appena 162 kmq è uno dei luoghi più famosi del mondo in materia di misteri. Fu scoperta nel 1686, ma solo nel giorno di Pasqua del 1722, l’ammiraglio olandese Jacob Roggeveen, ebbe il coraggio di sfidare i bellicosi indigeni con un’esplorazione vera e propria; sull’isola c’erano enormi teste in pietra, i “MOAI”, considerati dagli indigeni con grande disprezzo.
Attualmente ve ne sono circa 600. Più della metà, al momento della scoperta, erano stati rovesciati, altri giacevano incompiuti nelle cave. Si ritiene che un gran numero di MOAI siano stati gettati in mare o distrutti dagli indigeni e in tempi recenti altri siano stati rubati. Quel che oggi rimane in piedi della schiera di MOAI, nella loro posizione originaria, si erge con le spalle al mare e guarda verso l’interno dell’isola. Le sculture più grandi, alte 20 metri, sono rimaste incompiute e giacciono nelle cave del vulcano Rano Kao, tuttora circondate dagli utensili necessari alla loro realizzazione. Riproducono quasi ossessivamente lo stesso modello (forse un antenato divinizzato) e originariamente erano dotati di un copricapo rosso. L’isola stessa è un mistero impenetrabile: come hanno fatto gli indigeni a raggiungere un luogo così lontano con strumenti di navigazione tanto primitivi?
La popolazione del luogo considerava l’isola “TE PITO TE HENUA”(l’ombelico del mondo) in quanto ritenevano di essere tutto ciò che restava al mondo in termini di sopravvissuti e di terre emerse, dopo il diluvio e la distruzione universale.
Sperduta nell’Oceano Pacifico, l’Isola di Pasqua nasconde, un grande numero di misteri e forse molti non sarebbero tali se, nel 1862, i trafficanti di schiavi peruviani non avessero deportato gran parte dei suoi già scarsissimi abitanti.
Quando infatti si cominciò a studiare l’isola da un punto di vista antropologico e storico, la sua struttura sociale era completamente distrutta e l’origine della sua scrittura dimenticata insieme a quella degli affascinanti “MOAI”, i grandi volti di pietra.
Tutte le informazioni che ora possediamo sull’isola giungono da una tradizione ormai confusa e contraddittoria. Secondo gli isolani superstiti, nell’isola abitavano due differenti razze: le “Orecchie Lunghe”, che provenivano dall’est, e le “Orecchie Corte”, che venivano dall’ovest.
Le Orecchie Corte erano sottoposte alle Orecchie Lunghe, finché, in una data situabile tra il 1680 e il 1774, le Orecchie Corte si ribellarono, massacrarono le Orecchie Lunghe e abbatterono gran parte dei MOAI.
L’isola dei misteri
Chi erano le Orecchie Lunghe e le Orecchie Corte? Con ogni probabilità provenivano da aree diverse del Pacifico e appartenevano a ceppi etnici differenti; ma perché si erano rifugiati proprio in quella piccola isola e come mai erano rimasti così in pochi? Chi aveva edificato i MOAI, a che scopo e con che mezzi?
La scultura dell’isola di Pasqua può essere divisa in tre periodi di cui il primo, forse, inizia intorno al 300 d.C. Allora l’architettura era caratterizzata da statue di media grandezza e osservatori solari.
I “testoni” (secondo periodo) cominciarono ad apparire intorno al 1100; erano, e sono tuttora, appoggiati su piattaforme chiamate “AHUS”, spesso costruite con pietre ricavate abbattendo gli osservatori (il terzo periodo è associato con il culto di un dio uccello, rappresentato in diverse piccole sculture di legno e di pietra).
Il MOAI più grande è alto venti metri e pesa circa 82 tonnellate: come poteva un popolo assai poco sviluppato tecnologicamente costruire simili colossi? Per quanto riguarda la scrittura (chiamata Rongo – Rongo, costituita da simboli e mai decifrata), perché presenta sconcertanti analogie con i segni che compaiono su certi antichi sigilli ritrovati in Pakistan?
Inutile dire che questi misteri hanno scatenato la fantasia di molti.
Per alcuni l’Isola di Pasqua avrebbe fatto parte del continente MU, e sarebbe stata collegata ad Asia e Americhe da immense GALLERIE. Dopo che MU si inabissò nelle acque del Pacifico, i sopravvissuti (appartenenti, appunto, a vari ceppi etnici) vi sarebbero rimasti isolati. E la loro scrittura sarebbe proprio la stessa usata nella valle dell’Indo, in quanto MU costituiva una specie di ponte sul Pacifico, come ATLANTIDE lo costituiva sull’Atlantico.
In realtà qualche enigma dell’isola di Pasqua è stato svelato: nel 1955 l’esploratore Thor Heyerdahl riuscì a mettere in piedi un MOAI in diciotto giorni, con l’aiuto di dodici nativi e, come unici strumenti, tronchi e pietre.
E’ dimostrato, dunque (ma non è detto che sia successo realmente), che anche la modesta tecnologia locale avrebbe potuto realizzare quelle opera imponenti
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