In un mondo imperfetto c’è una cosa perfetta: la bellezza. La bellezza la si può trovare ovunque, basta saperla cercare. Io, eterna viaggiatrice (almeno col pensiero), l’ho trovata in tanti posti ed ora me la porto nel cuore. Ora che sto per lo più nel mio piccolo mondo quotidiano, ho imparato a cercarla e trovarla a due passi da me: nel mio giardino. E’ primavera e tutto si risveglia ed ecco che allora la bellezza mi appare in un gabbiano che vola proprio davanti al mio balcone; in una tortora che sta appollaiata su un ramo di un albero che s’innalza dalla scarpata; in uno scoiattolo che fugacemente salta da un albero all’altro; in un merlo, di un nero lucente, che si aggira tra i cespugli mostrando il suo becco giallo; in una gazza, ladra di oggetti luccicanti. Ma soprattutto la bellezza la trovo nei fiori: dalle timide margherite e violette, alle rose che fanno a gara con i glicini per essere ammirate.
“Conta i fiori del tuo giardino, mai le foglie che cadono.” Romano Battaglia
Mi è capitato di catturare bellissimi tramonti infuocati ma mai argentati!🤩
Sarà forse perché il sole faceva capolino tra le nuvole che il mare si è tinto d’argento regalandomi uno dei tramonti più belli ed emozionanti. Perché si, la bellezza suscita sempre delle emozioni che ti trascinano via, anche se solo per qualche istante.
Possiamo dire di aver trascorso una Pasqua argentata! Marina Dorica di Ancona
Buon giorno! Vi ricordate di me? Io sono Ruga, la tartaruga, 😊 🐢 e come sempre in questo periodo mi risveglio perché, nonostante il meteo bizzarro, io la primavera la sento nel cuore.
Qualche giorno fa appena uscita dal letargo ero ancora un po’ rinco😁
Oggi sono decisamente più sveglia e ho una gran voglia di correre…😳 ma per ora passeggio un po’ tra le margherite e, credetemi, è una sensazione meravigliosa. La primavera è il risveglio della vita e per me è proprio il caso di dirlo. Andare un po’ in letargo, soprattutto quando fa freddo, non è male ma poi la primavera ti esplode dentro e ti abbaglia con la nuova luce della vita che rinasce.
Per ora vado molto lentamente perché devo sgranchirmi le zampe! 🐾
Tengo la testa più fuori possibile per sentire il profumo dell’erba fresca e delle foglie secche che col vento se ne andranno via..🍂
Ci siamo, e’ il giorno della Candelora e qui da me è una giornata stupenda, con un bel sole e niente vento, anche la temperatura è nella norma. Insomma è una splendida giornata invernale.
Quindi, secondo la tradizione, avere una bella giornata alla Candelora vorrebbe dire che “dall’inverno semo fora!”
Ma sarà vero? Anche la marmotta ha i suoi dubbi 🤔 ed è previdente.😀
Ecco un’altra tradizione legata alla Candelora:
CANDELORA DEI PANETTIERI
La celebrazione di sant’Agata a Catania è strettamente legata alla tradizionale parata delle “candelore”, imponenti ceri adornati con decorazioni artigianali, putti in legno dorato, figure sante e scene di martirio, fiori e stendardi.
La candelora dei panettieri è la più pesante di tutte, adornata con grandi angeli e soprannominata la “mamma”.
Candelora dei Panettieri
Le candelore precedono il fercolo ( raffinata opera d’argenteria impiegata per portare in processione le sacre Reliquie della Martire) durante la processione, poiché in passato, quando mancava l’illuminazione elettrica, avevano il compito di illuminare il cammino dei partecipanti. Sono portate a spalla da un numero variabile di portatori, da 4 a 12 uomini a seconda del peso del cero. Durante il Trecento, i maestri orafi crearono il Busto di sant’Agata, un capolavoro d’arte sofisticato e pregiato.
Il fercolo
Tuttavia, la comunità, sempre vicina alla patrona, ha desiderato contribuire alla festa con proprie creazioni artigianali, rappresentando associazioni di diversi settori lavorativi.Ciascuna delle 11 candelore ha una sua identità distintiva. Sulle spalle dei portatori, prendono vita con elementi unici, come la forma del cero, l’andatura e il tipo di oscillazione, insieme alla scelta di una marcia come sottofondo musicale.
Le candelore sfilano sempre seguendo lo stesso ordine.
La processione inizia con il piccolo cero di monsignor Ventimiglia. Il primo grande cero rappresenta gli abitanti del quartiere di San Giuseppe La Rena e risale agli inizi dell’Ottocento.
Segue quello dei giardinieri e dei fiorai, realizzato in stile gotico-veneziano.
Il terzo nella parata è il cero dei pescivendoli, con stile tardo-barocco, decorato con figure sacre e piccoli pesci, guadagnandosi il soprannome di “bersagliera”.
Il cero successivo appartiene ai fruttivendoli, con un passo elegante, chiamato affettuosamente la “signorina”. Quello dei macellai è una torre a quattro ordini.La candelora dei pastai è un semplice candeliere settecentesco senza scenografie. La candelora dei pizzicagnoli e dei bettolieri è in stile liberty, poi c’è quella imponente dei panettieri.
Chiude la processione la candelora del circolo cittadino di sant’Agata, introdotta dal cardinale Dusmet. In passato, le candelore erano ancora più numerose, rappresentando anche calzolai, confettieri e muratori, fino a raggiungere in alcuni periodi il numero di 28.
Come già scritto nel precedente post ci sono tante tradizioni e curiosità attorno al giorno della Candelora che si celebra il 2 febbraio.
Madonna della Candelaria, patrona delle Canarie
La Vergine della Candelaria, ossia della Candelora, è l’appellativo con cui i cattolici venerano Maria in seguito alla scoperta di una statua, ritenuta miracolosa, trovata in riva al mare nelle Isole Canarie (Spagna) nel 1392. La statua della Vergine ricorda la presentazione al Tempio di Gasu’ ed è patrona delle Isole Canarie.
Secondo la tradizione l’immagine della Vergine fu trovata da due pastori guanci di Tenerife su una roccia in riva al mare, alcuni decenni prima della conquista delle isole da parte degli spagnoli: gli aborigeni, credendo che fosse uno spirito maligno, cercarono di danneggiare l’immagine, rimanendo invece feriti; ritenendo allora di avere a che fare con un segno divino, cominciarono a venerarla.
Prima della conquista di Tenerife, gli aborigeni guanci celebravano una festa intorno all’immagine della Vergine durante il festival dei Beñesmen nel mese di agosto. Questa è stata la festa del raccolto, che ha segnato l’inizio dell’anno. Oggi, la festa della Vergine della Candelaria nelle isole Canarie si celebra sia il 2 febbraio che il 15 agosto giorno della Assunzione della Vergine Maria nel calendario cattolico. Per alcuni storici, festeggiamenti celebrati in onore della Vergine durante il mese di agosto sono una reminiscenza sincretica delle vecchie feste dei Beñesmen.
Nel 1599 Papa Clemente VIII dichiarò la Madonna della Candelaria patrona delle Canarie. La Vergine della Candelaria è stata ampiamente utilizzata nelle preghiere, durante epidemie, pestilenze, siccità ed eruzioni vulcaniche del Teide e altri vulcani. Queste ultime preghiere erano molto simili a quelle di Napoli a san Gennaro per fermare le eruzioni del Vesuvio, e a quelle a sant’Agata di Catania per fermare le eruzioni del vulcano Etna in Sicilia.
La Vergine è venerata oggi nella basilica della Nostra Signora della Candelaria, che riceve milioni di pellegrini ogni anno. La statua della Candelaria è una Madonna nera.
La statua porta Gesu’ Bambino sul braccio destro e una candela nella mano sinistra.
Basilica di Nostra Signora della Candelaria
Da : Wikipedia
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Un’altra storia che si riferisce in un certo senso alla Candelora e’ quella del borgo avvolto nell’ombra. E’ un borgo che si trova in una piccola frazione incastonata o forse sarebbe più corretto dire nascosta tra le Alpi Piemontesi. Si chiama Viganella e si trova in provincia di Verbano Cusio Ossola.
Il borgo avvolto nell’ombra
Il motivo della sua particolarità è la sua particolare posizione, ovvero in una valle della catena montuosa. Impossibile dunque per lui essere raggiunto anche da un solo piccolo spiraglio di luce. Un fenomeno naturale non da poco e decisamente unico. E che si protrae per ben 83 giorni l’anno, precisamente nel periodo che va da novembre a febbraio.
Eppure un modo per ovviare a questa mancanza di luce esiste ed è frutto dell’ingegno dei suoi abitanti.
Lo Specchio Di Viganella
Il sole di Viganella
A pensare ad una soluzione è stato nel 2006 quello che allora era il sindaco, Franco Midali, che con grande entusiasmo e con la collaborazione dell’amico architetto Giacomo Bonzani, ha messo appunto una idea davvero rivoluzionaria per portare il sole al suo paese. Ovvero un enorme specchio.
Lo specchio si trova su una montagna davanti al paese e riflette la luce del sole proiettandola verso la pizza principale e la chiesa. Dunque come avere un gigantesco proiettore cinematografico naturale.
Gli abitanti lo chiamano semplicemente il Sole di Viganella. A controllare il suo funzionamento ci pensa un sistema computerizzato che regola il suo orientamento per tutta la giornata.
Ed è in funzione fino al 2 febbraio. Per tutti noi è il giorno della Candelora, per gli abitanti di Viganella è una vera festa, perché coincide col ritorno della luce naturale nel borgo.
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