Mondiali di calcio 2010-Curiosità dagli spalti… (5)

Viene da qua…

Le Vuvuzelas si sono imposte per il loro ” tifo chiassoso “… :o, ma non saranno però l’unico oggetto che i tifosi utilizzeranno sugli spalti.

C’è il Makarapa… 🙂 una specie di elmetto di plastica con i colori della squadra del cuore.

Makarapa

Oltre ad essere più stravangante delle Vuvuzelas…ha anche un altro vantaggio non indifferente : è silenziosooo!!! 😀

Il Makarapa esiste sin dalla fine degli anni ’70 ed è nato dalla mente dello stravagante Alfred Lux Baloyi, da tutti considerato il padre della Makarapa.

Furono però i minatori del Sudafrica, che 30 anni fa trasformarono il loro casco per sostenere la loro squadra del cuore. Tutto è cominciato a Johannesburg, in seguito è diventata una tradizione.

(Fonte : videomondiale2010.com)

Makarapa – the Symbol of South Africana Football Fever

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makarapa e vuvuzela

E… “per favore, un pò di silenzio!!!”…sembra dire questa bella tifosa che ha già la testa un tantino…pesante 😀

Le partite si susseguono senza sosta…e tutti si lasciando prendere dall’entusiasmo quando la propria squadra fa un gol…e se chi esulta è anche una bellissima tifosa, si fa presto a diventare la “dea” del mondiale.. 😀

(Cliccare sulla miniatura sottostante per guardare la fotogalleria di Repubblica.it)

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Mondiali di calcio 2010-Curiosità dagli spalti…(3)

Viene da qua…

E che dire della colonna sonora di questo Mondiale…? 🙂

Un tifoso suona il vuvuzela (Photo/Rebecca Blackwell)

Le ormai famose “trombe mondiali” stanno avendo un gran successo…nervi a parte… 😀 e sono un importante elemento della tradizione africana imitando, dicono, il barrito degli elefanti… 😮 che nella foresta forse sarebbe più accettabile 🙂 e non arriverebbe fino ai 130 decibel del Si bemolle intonato all’unisono dalle vuvuzela della tifoseria.

Un tifoso nigeriano suona un vuvuzela. ( Photo/Rick Bowmer)

Ma a tutto c’è rimedio…e allora ecco il Vuvu-stop 😀 , un rimedio che è di un’ovvietà assoluta ma che è diventato il gadget più gettonato fuori dagli stadi : i tappi per le orecchie… 😮 per ridurre di una trentina di decibel il frastuono.

Un fan algerino suona un vuvuzela. (Photo/Martin Mejia)

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Ma naturalmente c’è anche a chi piace il frastuono e vorrebbe imparare a suonare la vuvuzela, 🙂 e allora :

“Ma come si suona una vera vuvuzela? La tecnica adeguata è descritta nel sito Boogieblast http://www.boogieblast.co.za/vuvuzela.htm dove il “maestro” spiega: http://www.boogieblast.co.za/howtoblow.htm «Introducete le labbra nell’imboccatura e provate a riprodurre il suono di una pernacchia ‘farting’,  . Rilassate le guance e fate vibrare le labbra nell’imboccatura. Non appena il suono comincia ad uscire, soffiate con maggior forza…»
E chi ha il fiato corto può accontentarsi di simulare l’effetto stadio cliccando sul pulsante “Blow me” (soffiami), sul sito Spitorswallow http://www.spitorswallow.co.za/blowme.php 😆

(da Virgilio.it)

La vuvuzela, chiamata anche lepatata in lingua tswana o tromba da stadio, è una trombetta ad aria della lunghezza approssimativa di un metro, comunemente usata in Sudafrica dai tifosi che assistono alle partite di calcio. Per questo essa è divenuta una sorta di simbolo del calcio stesso in quel paese.

L’origine del suo nome è controversa: potrebbe infatti essere un termine onomatopeico in lingua zulu che significa “fare vuvu“, in riferimento al suono emesso dallo strumento, oppure derivare da un termine gergale dei sobborghi che significa “doccia“, in riferimento alla sua forma.

(da Wikipedia)

Blow that Vuvuzela 😉

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Dioniso e Pan…grandi amici-Il mito di PAN

Dioniso era un dio dal carattere complesso e infatti, come abbiamo visto, lo ritroviamo pietoso e misericodioso ad esempio nei confronti di Arianna, anche se non l’ha fatto puramente per spirito di amicizia…mi sembra 😉 , cosa invece avvenuta con Pan.

E andiamo allora a vedere più da vicino il: MITO DI PAN.

Ci sono numerose le leggende  attorno alla figura del dio Pan. Alcuni affermano che fosse figlio di Zeus e di Callisto altri di Ermes e della ninfa Driope (o Penelope) che, subito dopo averlo messo al mondo, lo abbandonò tanto era rimasta inorridita dalla sua bruttezza. Era infatti Pan, più simile ad un animale che ad un uomo in quanto il corpo era coperto da ispido pelo; dalla bocca spuntavano delle zanne ingiallite; il mento era ricoperto da una folta barba; in fronte aveva due corna e al posto dei piedi aveva due zoccoli caprini.

Eliodoro (III-II sec. a.C.), Pan e Dafni, marmo, copia romana di un originale greco, Collezione Farnese, Museo archeologico nazionale, Napoli (Italia)

Ermes, impietosito da questo bambino al quale la natura non aveva certo fatto dono di alcuna grazia, decise di portarlo nell’Olimpo al cospetto degli altri dei, dove, nonostante il suo aspetto,  fu accolto con benevolenza. Pan infatti aveva un carattere gioviale e cortese e tutti gli dei si rallegravano alla sua presenza. In particolare Dioniso lo accolse con maggior entusiasmo tanto che divenne uno dei suoi compagni prediletti ed insieme facevano scorribande attraverso i boschi e le campagne rallegrandosi della reciproca compagnia.

Pan era fondamentalmente un dio silvestre che amava la natura,  amava ridere e giocare. Amò e sedusse molte donne tra le quali la ninfa Eco e Piti, la dea Artemide e Siringa, figlia della divinità fluviale Ladone, della quale si innamorò perdutamente.  La fanciulla però non solo non condivideva il suo amore ma quando lo vide fuggì inorridita, terrorizzata dal suo aspetto caprino. Corse e corse Siringa inseguita da Pan e resasi conto che non poteva sfuggirgli iniziò a pregare il proprio padre perchè le mutasse l’aspetto in modo che Pan non potesse riconoscerla. Ladone, straziato dalle preghiere della figlia, la trasformò in una canna nei pressi di una grande palude.

Pan, invano cercò di afferrarla ma la trasformazione avvenne sotto i suoi occhi. Afflitto, abbracciò le canne ma più nulla poteva fare per Siringa. A quel punto recise la canna, la tagliò in tanti pezzetti di lunghezza diversa e li legò assieme. Fabbricò così uno strumento musicale al quale diede il nome di “siringa” (che  è anche noto come il “flauto di pan”) dalla sventurata fanciulla che pur di non sottostare al suo amore, fu condannata a vivere per sempre come una canna.

Narra Ovidio (Metamorfosi): “Pan che, mentre tornava dal colle Liceo, la vide, col capo cinto d’aculei di pino, le disse queste parole…». E non restava che riferirle: come la ninfa, sorda alle preghiere, fuggisse per luoghi impervi, finché non giunse alle correnti tranquille del sabbioso Ladone; come qui, impedendole il fiume di correre oltre, invocasse le sorelle dell’acqua di mutarle forma; come Pan, quando credeva d’aver ghermito ormai Siringa, stringesse, in luogo del suo corpo, un ciuffo di canne palustri e si sciogliesse in sospiri: allora il vento, vibrando nelle canne, produsse un suono delicato, simile a un lamento e il dio incantato dalla dolcezza tutta nuova di quella musica: «Così, così continuerò a parlarti», disse e, saldate fra loro con la cera alcune canne diseguali, mantenne allo strumento il nome della sua fanciulla.”

 

Pan che suona il flauto, Affresco, Reggia di Caserta (Italia)

 

Da allora Pan tornò a vagare nei boschi correndo e danzando con le ninfe e a spaventare i viandanti che attraversavano le selve:  al dio infatti si attribuivano i sordi rumori che si udivano la notte (da qui il detto “timor panico” o semplicemente  “panico”).

Alcuni racconti ci dicono che lo stesso Pan venne visto fuggire per la paura da lui stesso provocata. 😦

Il nome Pan deriva dal greco paein, pascolare.
Ma letteralmente pan significa tutto perché secondo la mitologia greca Pan era lo spirito di tutte le creature naturali e questa accezione lo lega alla foresta, all’abisso, al profondo.

Nella mitologia latina, Pan è identificato con Fauno, divinità della natura, dio della campagna e dei boschi.

Pan non viveva sull’Olimpo: era un dio terrestre amante delle selve, dei prati e delle montagne. Preferiva vagare per i monti d’Arcadia, dove pascolava le greggi e allevava le api.
Legato in modo viscerale alla natura ed ai piaceri della carne, Pan è l’unico dio con un mito sulla sua morte.

Racconta Plutarco che sotto il regno di Tiberio, un vascello romano si trovò a passare nei paraggi di un’isola del mar Egeo, quando il vento cessò improvvisamente e nel silenzio si udì una voce gridare: “Il Grande Pan è morto”. A quella notizia da ogni parte dell’isola scoppiarono pianti, gemiti e singhiozzi di cui non si seppe mai la provenienza.

Come dio legato alla terra ed alla fertilità dei campi è legato alla Luna, ed alle forze della grande Madre.
Pan è un dio generoso e bonario, sempre pronto ad aiutare quanti chiedono il suo aiuto.

Al Fauno-Pan è dedicato il film “Il Labirinto del Fauno” di Guillermo del Toro

Alla figura di Pan è ispirato il personaggio dell’eterno bambino Peter Pan

(Fonti :www.elicriso.it – Wikipedia)

IL FLAUTO DI PAN (1923) Pablo Picasso (1881 - 1973) Pittore spagnolo Musée National Picasso Parigi

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Colors of theWind – Pan Flute