Montecarlo: fuochi per una principessa..

I monegaschi ce l’hanno davvero messa tutta per dimostrare la loro gioia per questo matrimonio e anche il loro affetto per la neo principessa.

Tutto è stato bellissimo e i fuochi artificiali hanno chiuso superbamente una cerimonia davvero da favola.

Montecarlo-Fuochi artificiali matrimonio

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Ma sarà una vita da favola quella che aspetta alla bellissima Charlene? Noi vogliamo crederci e le auguriamo di conquistare davvero il cuore del suo principe e di essere felice con lui.

Tutto si può mettere a tacere per la “Ragion di Stato” tranne la tristezza che si legge negli occhi.

Da che mi ricordo, altre due principesse hanno avuto quella tristezza negli occhi per tutta la loro vita, lunga o breve che sia stata.

La principessa Soraya, ripudiata da Reza Pahlavi, l’ultimo Shah di Persia perchè non riuscì a dargli un erede.

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Lady Diana, per le ben note vicissitudini.

Murales a Diamante

Su “Linea Blu” di sabato 25 giugno, Diamante  “La Città dei Murales” è stata la protagonista della puntata.

Questa cittadina della Calabria, oltre ai peperoncini ed ai cedri, è ormai famosa soprattutto per i suoi murales che sembrano ormai essere davvero tanti…sui 300. 😮

Vedendo quelle immagini stupende, avrei voluto davvero essere lì, a passeggiare tra i vicoli, ma non potendo ho pensato di documentarmi un pò cercando sul web e “sognando” così la mia vacanza estiva. 🙂

Fu la scrittrice Matilde Serao a coniare per Diamante la definizione di “perla del Tirreno”.

“Ancora oggi Diamante appare come un luogo dal fascino senza tempo, una gemma dalle infinite ricchezze paesaggistiche e naturali che offre al visitatore sempre nuove sensazioni. Dai profumi inebrianti di una natura incontaminata che sa di montagna ma si specchia nel mare, ai sapori decisi della cucina locale.  E poi i colori, quelli vivaci dei “murales” che rivestono le pareti del centro storico ma soprattutto quelli che la natura ha donato generosa a questo lembo di Calabria, dal verde dei pregiatissimi cedri al rosso infuocato delle corone di peperoncino, appese come amuleti alle porte di tutte le case del paese, dalle mille sfumature del mare che qui si tinge d’azzurro e di viola fino al bianco argenteo delle lunghe spiagge di sabbia e ghiaia.

E proprio i murales sono diventati una delle caratteristiche principali di Diamante, tanto da procurarle l’appellativo di “Città più dipinta d’Italia”. Da oltre venti anni, infatti, Diamante si è trasformata in una suggestiva galleria d’arte a cielo aperto grazie ai murales che arricchiscono i diversi angoli del paese. La singolare iniziativa si deve al pittore e scultore Nani Razzetti che, volendo rivitalizzare il bellissimo centro storico della cittadina calabrese, pensò ad una nuova attrazione che da un lato desse ai turisti un motivo in più per visitare questa località e che dall’altro facesse rinascere nella gente del luogo il gusto della conservazione e della valorizzazione del proprio passato. Dal 1981, anno della prima edizione dell’Operazione Murales, ogni estate l’iniziativa richiama a Diamante centinaia di artisti provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo che arricchiscono di nuovi dipinti le mura del centro storico del paese e nello stesso tempo provvedono a sottoporre a minuziosi interventi di conservazione i murales preesistenti. Tutto questo fa di Diamante una città cantastorie, in cui i muri raccontano il secolare rapporto tra l’uomo ed il mare, leggende locali e storie vissute, scene sacre e vicende terrene, costringendo i turisti a passeggiare per vicoli e corti con il naso all’insù alla scoperta delle tradizioni di questa terra”.

Fonte : http://www.ilportaledelsud.org/diamante.htm

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Diamante murales

Notte prima degli esami…

A tutti voi ragazzi che domani andrete incontro alla vostra vita futura…e a tutti quei ragazzi di un tempo che vorrebbero volentieri tornare indietro e rivivere ancora la loro notte prima degli esami.. 🙂

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Notte prima degli esami

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Una buonissima estate…

a tutti :D, anche se io mi auguro non proprio caldissima…

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La lunga estate caldissima- 883

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Oggi, 21 giugno, solstizio d’estate (la festa del Sole )

La parola solstizio viene dal latino “Solis statio”: fermata, arresto del Sole. Solstizio identifica il giorno in cui il sole raggiunge la massima distanza dall’equatore.

Questo fenomeno avviene due volte all’anno: il 21 giugno, inizio dell’estate, quando il sole determina il giorno più lungo, e il 21 dicembre, quando inizia l’inverno e la notte è la più lunga dell’anno rispetto alle ore di luce.

Il Sole e il suo simbolo, il fuoco, sono al centro di tutte le religioni delle antiche civiltà e rappresentano le divinità positive, contrapposte a quelle tenebrose e malvagie. Astronomi e sacerdoti, quindi, all’alba della civiltà, si identificano. Altari e osservatori astronomici si confondono e in ogni tempo e luogo il giorno del Solstizio viene celebrato con feste, falò, rituali magici e religiosi.

In Gran Bretagna, a Stonehenge, sopravvivono gli imponenti ruderi di un tempio druidico: due cerchi concentrici di monoliti che raggiungono le 50 tonnellate. L’asse del monumento è orientato astronomicamente, con un viale di accesso al cui centro si erge un macigno detto “pietra del calcagno” (Heel Stone).

Al solstizio d’estate il Sole si leva al di sopra della Heel Stone. Pare che alcune combinazioni tra i macigni permettessero di prevedere le maree e le eclissi di Luna e di Sole secondo un ciclo di 56 anni.

Tracce di culti solari si incontrano in tutto il mondo, dalla Polinesia all’Africa alle Americhe, e giungono fino ai nostri giorni: per gli eschimesi il Sole è la Vita mentre la Luna la Morte, in Indonesia il Sole si identifica con un uccello e con il potere del volo, tra le popolazioni africane primitive la pioggia è il seme fecondatore del dio Amma, il Sole, creatore della Terra.

Intihuatana stone

Per gli Inca,  la divinità Inti è il Sole, sovrano della Terra, figlio di Viracocha, il creatore, e padre della sua personificazione umana, l’imperatore. Attorno a Cuzco, capitale dell’impero, sorgono i “Mojones”, torri usate come “mire” per stabilire i giorni degli equinozi e dei solstizi. A Macchu Picchu, luogo sacro degli Inca, si può ancora vedere il “Torreon”, una pietra semicircolare incisa per osservazioni astronomiche, e l'”Intihuatana”, un orologio solare ricavato nella roccia.

Per i Maya è il supremo regolatore delle attività umane, sulla base di un calendario nel quale confluiscono credenze religiose e osservazioni astronomiche per quell’epoca notevolmente precise.

Tra gli indiani d’America il Sole è simbolo della potenza e della provvidenza divine. Presso gli Aztechi è assimilato a un giovane guerriero che muore ogni sera e ogni mattina risorge, sconfiggendo la Luna e le stelle: per nutrirlo il popolo azteco gli sacrificava vittime umane.

Gli Inuit (eschimesi) ritenevano fino a poco tempo fa che il Sole durante la notte rotolasse sotto l’orizzonte verso nord e di qui diffondesse la pallida luce delle aurore boreali.

RA

Tutto il culto degli antichi Egizi è dominato dal Sole, chiamato Horus o Kheper al mattino quando si leva, Ra quando è nel fulgore del meriggio e Atum quando tramonta. Eliopoli, la città del Sole, era il luogo sacro all’astro del giorno, il tempio di Abu Simbel, fatto costruire da Ramses II nel tredicesimo secolo avanti Cristo, era dedicato al culto del Sole.

Secondo la cosmologia egizia il Nilo era il tratto meridionale di un grande fiume che circondava la Terra e che, verso nord, scorreva nella valle di Dait, immersa nell’eterna notte. “Il fiume – scrive Dreyer nella sua classica “Storia dell’astronomia da Talete a Keplero – trasportava una imbarcazione su cui era un disco di fuoco, il Sole, un dio vivente chiamato Ra, che nasceva ogni mattino, cresceva e acquistava vigore fino a mezzogiorno, quindi passava su un’altra barca che lo portava fino all’ingresso per Dait; di qui altre barche lo portavano durante la notte sino alla porta dell’oriente. In tempi più tardi il libro “Am Duat” o “Libro dell’oltremondo”, racconta accuratamente il viaggio del dio Sole durante le dodici ore notturne, quando egli illumina successivamente dodici separate località dell’oltremondo. A volte, durante le ore diurne, la barca è assalita da un enorme serpente: allora il Sole si eclissa per breve tempo.

Si devono agli Egizi alcune delle prime precise osservazioni astronomiche solari, in base alle quali i sacerdoti del faraone prevedevano le piene del Nilo e programmavano i lavori agricoli. Le piramidi sono disposte secondo orientamenti astronomici, stellari e solari. Gli obelischi erano essenzialmente degli gnomoni, che con la loro ombra scandivano le ore e le stagioni. Gli orologi solari erano ben noti e ne esistevano diversi tipi, alcuni dei quali portatili, a forma di T o di L, chiamati “merket”: il faraone Thutmosis III, vissuto dal 1501 al 1448 avanti Cristo, viaggiava sempre con la sua piccola meridiana, come noi con il nostro orologio da polso.

shamash

Per i Sumeri, l’antica popolazione agricola della Mesopotamia, il Sole, chiamato Shamash, è il figlio di Sin, la Luna.

Sin dai tempi più remoti il cambio di direzione che il sole compie, tra il 21 e il 22 giugno, è visto come un momento particolare e magico.

Il “sole che rotola via” è associato, in un certo senso, alla testa del San Giovanni decapitato, che nella memoria religiosa si sovrappone al sole che cambia direzione..

Masaccio-martirio di san giovanni Battista

La religione cattolica divenne ben presto conscia dell’importanza di questo periodo e dei festeggiamenti a esso associati, e ai riti pagani sovrastò le proprie celebrazioni. Da qui il solstizio d’estate è diventato la festa di San Giovanni il Battista, che sarebbe nato esattamente sei mesi prima di Cristo.

In molte zone d’Italia ancora oggi si svolgono riti e feste di origine pagana, che la Chiesa ha cercato di cancellare, non riuscendoci completamente, perché tali credenze sono radicate nelle usanze popolari. Così oggi, nella festa di San Giovanni, si svolgono delle celebrazioni con questa strana mescolanza di elementi sacri e profani.

Nella notte tra il 23 e il 24 giugno si usa bruciare le vecchie erbe nei falò e andare alla raccolta delle nuove oltre che mettere in atto diversi tipi di pratiche per conoscere il futuro perchè, come dice il detto, ” San Giovanni non vuole inganni”.

Fonte : www.tanogabo.it/solstizio_estate.

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Jovanotti vince il Premio Mogol 2011 con ‘Le tasche piene di sassi’

“Un ricordo rivissuto al presente, un uomo che si rivede bambino davanti alla scuola in attesa della mamma che non potrà più venire a prenderlo, ancora con le sue tasche piene di sassi e con il cuore pieno di smarrimento. Una serie di immagini che è facile veder tremare dietro le lacrime. In questo testo ritroviamo il miglior Jovanotti, vero artista che raggiunge spesso i suoi acuti nei ricordi familiari, che sa trasferire a tutti così come li ha vissuti”.

Con questa motivazione, Jovanotti con il testo Le tasche piene di sassi, si è aggiudicato l’edizione 2011 del Premio Mogol Valle d’Aosta, dopo essere stato già decretato miglior autore nel 2008 con il brano Fango, in occasione della prima edizione dell’evento intitolato non a caso al più noto paroliere del nostro paese.

Da : Virgilio musica

Lorenzo “Jovanotti” Cherubini – Le Tasche Piene Di Sassi