Per me non esiste un Natale senza le luci che mettono allegria e dico soprattutto le lucine con cui si addobbano le case, i balconi o i giardini.
Ora sempre di più tutte le città risplendono di luci ma io amo le mie lucine che ogni anno posiziono in punti un po’ diversi in casa e fuori perché mi piace variare la scenografia 🤔 o forse per via della memoria corta?🤭
Dopo aver finito di mettere tutti gli addobbi, penso già a come migliorare la scenografia per il prossimo anno 😁 perché non metto limiti al tempo!👍🌟
“Non hai superato l’esame della realtà. Benvenuto nel mondo della fantasia” mi dissero i folletti e gli gnomi. (Fabrizio Caramagna)
Piccole creature dal tipico berretto a cono, gli gnomi sono collegati all’elemento Terra e proprio per questo simboleggiano stabilità, radicata solidità, sicurezza e protezione. Secondo le leggende un tempo gli uomini erano in grado di comunicare con gli gnomi, che li proteggevano.
Piccolo, grazioso e colorato, in grado di intonare canti melodiosi, il pettirosso annuncia l’arrivo dell’inverno ed è il simbolo di speranza, ottimismo e della vita che resiste alle difficoltà.
Leggenda vuole che quando un pettirosso fa capolino alla finestra annunci l’arrivo della stagione fredda e della neve. Simbolo della vita che resiste all’inverno, di rinascita e di rinnovamento, il pettirosso porta con sé speranza, ottimismo, buoni auspici per l’anno nuovo. Nonostante il carattere aggressivo e per nulla timido, il pettirosso è spesso associato a calma, pace e tranquillità, ma nella tradizione celtica, il pettirosso sfoggia la sua indole combattiva e lotta dai rami di un agrifoglio contro uno scricciolo sistemato su una quercia, a simboleggiare il passaggio tra estate e inverno e dal vecchio anno a quello nuovo.
Per i popoli del nord il pettirosso era invece uno dei simboli di Thor, dio del tuono, portatore di nuvole, fulmini e tempeste. Le leggende cristiane si sono concentrate sulla colorazione del piumaggio del pettirosso, anziché sul suo carattere.
Secondo una di queste leggende, in principio questi uccellini erano completamente grigi, finché uno di loro cercò di liberare Gesùcrocefisso dalla corona di spine macchiandosi di sangue. Gesù, in segno di riconoscenza, decise di lasciare all’uccellino la particolare colorazione, così che tutti potessero conoscere la bontà e la generosità del pettirosso. A tentare di dare una spiegazione alla colorazione arancione del pettirosso, c’è poi la leggenda che associa il pettirosso al Natale. Anche secondo questa leggenda, i pettirosso erano tutti grigi. Durante la notte, uno di questi uccellini notò che il fuoco che riscaldava la stalla della Sacra Famiglia a Betlemme stava ormai per spegnersi, così iniziò a sbattere le ali per ravvivare il fuoco. Il mattino seguente all’anonimo uccellino venne regalato un petto rosso, per ringraziarlo dell’amore dimostrato verso il Bambin Gesù. L’immagine del pettirosso è stata spesso associata al Natale e utilizzata come simbolo d’amore sulle cartoline d’auguri. La tradizione è nata nel diciannovesimo secolo, quando gli inglesi notarono la presenza del pettirosso durante il mese di dicembre.
Scrittori, poeti e musicisti sono invece stati ispirati dal melodioso canto del pettirosso. Chopin, ad esempio, tentò di imitarlo nella Grande Polonaise brillante, motivo per cui il pettirosso ha guadagnato il soprannome di “Chopin dell’aria”, mentre Emily Dickinson, poetessa americana, ha dedicato a questo grazioso uccellino uno dei suoi versi più noti:
Se io potrò impedire a un cuore di spezzarsi non avrò vissuto in vano. Se allevierò il dolore di una vita o aiuterò un pettirosso caduto a rientrare nel nido non avrò vissuto invano.
La leggenda narra che molti secoli fà, il sole implorò la luna perché voleva lo aiutasse a lasciare il cielo ed essere libero.
La Luna, pigra, accettò e il 1 Giugno, quando il sole splendeva più intensamente, si avvicinò a lui e gradualmente lo coprì concretizzando il suo desiderio.
Il sole, che guardava la terra da milioni di anni, non ebbe dubbi e finalmente realizzò il suo desiderio di sentirsi completamente libero passando inosservato e si tramutò in un essere più discreto, veloce e affascinante: una gatta nera.
Dopo un pò, la luna si era stancata e, senza avvisare il sole, si allontanò lentamente.
Quando il sole si rese conto, si dovette affrettare, uscire dal corpo della gatta nera e salire in cielo. Lo fece così in fretta che lasciò i suoi raggi sul pelo dell’animale, e fù in questo modo che si mescolarono le pennellate del sole e i segni della luna. E fu così che nacquero le squamine!
Dicono che oltre alla loro origine solare questi gatti hanno proprietà magiche e portano fortuna ed energia positiva a chi li adotta.
Secondo la tradizione oggi 11 novembre (giorno del vescovo Martino di Tours), dovrebbe iniziare un periodo, della durata di circa tre giorni, caratterizzato da temperature più miti, che ricordano appunto il periodo estivo.
Ma quest’anno il detto popolare che recita “L’estate di San Martino dura tre giorni e un pochino”, non sarà rispettato. Secondo le previsioni meteo infatti, proprio a partire da oggi arriverà l’Inverno di San Martino che tra domani e mercoledì potrebbe portare pioggia e perfino la neve a quote abbastanza basse.
Ma, nonostante queste previsioni, oggi qui da me è una bella giornata con un piacevole sole anche se l’aria in ombra è un po’ frizzantina ma tutto lascia sperare che ancora una volta il detto popolare abbia la meglio seguendo anche la ben nota leggenda.
Secondo la leggenda, durante un giorno freddo e piovoso, Martino diTours (divenuto poi San Martino) vide per strada un mendicante seminudo e tremante, così, mosso da un sentimento di pietà, decise di donargli metà del suo mantello; improvvisamente il cielo si schiarì e il sole iniziò a scaldare come in estate.
San Martino divide il suo prezioso mantello con un povero, particolare della facciata del Duomo di Lucca dedicato al santo. L’estate di San Martino è contraddistinta dai colori accesi, tendenti al rosso, del paesaggio autunnale, evidenziati dalla luce del Sole.
Il nome di “estate di San Martino” è condiviso con le culture di lingua spagnola e francese, nei paesi anglosassoni il fenomeno viene chiamato Indian Summer (“estate indiana”), mentre in alcune lingue slave tra cui il russo, è chiamato Bab’e Leto.
Nella cultura di massa era proprio durante l’estate di San Martino che venivano rinnovati i contratti agricoli annuali; da qui deriva il detto “fare San Martino”,cioè traslocare. Tradizionalmente, durante questi giorni si aprono le botti per il primo assaggio del vino nuovo, che solitamente viene abbinato alle prime castagne.
Nella letteratura:
Questa tradizione è celebrata anche in una famosa poesia di Carducci, intitolata appunto San Martino.
Un’altra poesia dedicata all’estate di San Martino, ma incentrata sull’aspetto fugace e illusorio del suo improvviso incanto, è Novembre di Giovanni Pascoli.
Anche Cesare Pavese ha dedicato una poesia al periodo intitolata Estate di San Martino.
L’estate di San Martino (Nachsommer, 1857) è uno dei romanzi più celebri di Stifter.
In Italia il crisantemo è associato al fiore dei morti e in generale a contesti tristi ma nel resto del mondo è “ la margherita dai 16 petali” e viene regalato in occasioni di gioia e convivialità.
Il perché qui in Italia sia diventato il fiore dei morti sta semplicemente nella sua stagionalità, il crisantemo fiorisce a novembre, proprio in concomitanza con le celebrazioni della festa del Giorno dei Morti. Questa correlazione non esiste nelle altre culture dove il crisantemo acquista un significato completamente diverso e opposto a quello cattolico.
Crisantemo significa fiore dell’oro e ha diversi significati nel mondo. In Corea e in Cina ad esempio è il fiore dei festeggiamenti, in Giappone è il fiore nazionale. Non a caso il crisantemo viene raffigurato in dipinti e drappi o nominato nelle opere letterarie. Comunque, in Oriente in generale, i crisantemi vengono regalati in occasione di matrimoni, comunioni e addirittura compleanni. Nel Regno Unito, si regala per felicitarsi per una nascita, in Australia è il fiore donato per la festa della mamma, mentre negli Stati Uniti simboleggia la gioia e la positività.
Il crisantemo si trova in vari e bellissimi colori:
Bianco, crema, giallo in mille tonalità, rosa in altrettante varianti, rosso vivo o cupo, magenta e porpora, arancione e perfino marrone, con sfumature differenti sullo stesso “petalo”.
In Italia il crisantemo bianco significa dolore e lutto, mentre nei paesi orientali e quelli anglosassoni è simbolo di gioia, pace e vitalità. Viene regalato durante matrimoni e agli amici speciali.
Il crisantemo giallo si regala invece per farsi perdonare qualcosa, visto che simboleggia un amore trascurato, infine il crisantemo rosso a sorpresa indica proprio il classico ‘Ti amo’.
Anche il crisantemo ha la sua leggenda:
La leggenda del crisantemo
La leggenda narra che in un piccolo villaggio una bambina vegliava in lacrime sulla mamma moribonda, ma uno spirito impietosito, vedendo la bambina tanto disperata, le comparve vicino e le porse una margherita, dicendole di darla alla morte perché gli spiriti avevano concesso e lei e sua madre di continuare a restare insieme per tanti giorni quanti erano i petali del fiore.
Quando lo spirito scomparve, la bambina con molta cura e delicatezza, iniziò a ridurre i petali in striscioline sottilissime senza farli staccare e quando giunse la morte, che già era stata avvertita dallo spirito della concessione fatta alla bambina, vide il fiore dall’infinito un numero di petali.
Decise di non portar via la donna e disse alla bambina che anche lei, la morte, le avrebbe fatto un dono: concedere a lei e alla sua mamma di passare insieme tanti anni quanti erano i petali del fiore, e detto ciò se ne andò.
Da: greenme.it
Ho piantato dei crisantemi bianchi nel mio giardino sia perché sono legata alla tradizione italiana ma anche perché mi piace vedere in loro un simbolo di gioia, pace e vitalità.
Non una voce tra l’ospite, l’amico ed il crisantemo bianco. ( Haiku da: la luna in fiore)
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