L’autunno è una stagione che ci fa riflettere! La bellezza malinconica dei suoi colori che cambiano ci invita a lasciar andare ciò che non serve più. Come le foglie che cadono, anche noi dobbiamo fare spazio al nuovo ma con calma e pazienza.😊
Secondo la tradizione oggi 11 novembre (giorno del vescovo Martino di Tours), dovrebbe iniziare un periodo, della durata di circa tre giorni, caratterizzato da temperature più miti, che ricordano appunto il periodo estivo.
Ma quest’anno il detto popolare che recita “L’estate di San Martino dura tre giorni e un pochino”, non sarà rispettato. Secondo le previsioni meteo infatti, proprio a partire da oggi arriverà l’Inverno di San Martino che tra domani e mercoledì potrebbe portare pioggia e perfino la neve a quote abbastanza basse.
Ma, nonostante queste previsioni, oggi qui da me è una bella giornata con un piacevole sole anche se l’aria in ombra è un po’ frizzantina ma tutto lascia sperare che ancora una volta il detto popolare abbia la meglio seguendo anche la ben nota leggenda.
Secondo la leggenda, durante un giorno freddo e piovoso, Martino diTours (divenuto poi San Martino) vide per strada un mendicante seminudo e tremante, così, mosso da un sentimento di pietà, decise di donargli metà del suo mantello; improvvisamente il cielo si schiarì e il sole iniziò a scaldare come in estate.
San Martino divide il suo prezioso mantello con un povero, particolare della facciata del Duomo di Lucca dedicato al santo. L’estate di San Martino è contraddistinta dai colori accesi, tendenti al rosso, del paesaggio autunnale, evidenziati dalla luce del Sole.
Il nome di “estate di San Martino” è condiviso con le culture di lingua spagnola e francese, nei paesi anglosassoni il fenomeno viene chiamato Indian Summer (“estate indiana”), mentre in alcune lingue slave tra cui il russo, è chiamato Bab’e Leto.
Nella cultura di massa era proprio durante l’estate di San Martino che venivano rinnovati i contratti agricoli annuali; da qui deriva il detto “fare San Martino”,cioè traslocare. Tradizionalmente, durante questi giorni si aprono le botti per il primo assaggio del vino nuovo, che solitamente viene abbinato alle prime castagne.
Nella letteratura:
Questa tradizione è celebrata anche in una famosa poesia di Carducci, intitolata appunto San Martino.
Un’altra poesia dedicata all’estate di San Martino, ma incentrata sull’aspetto fugace e illusorio del suo improvviso incanto, è Novembre di Giovanni Pascoli.
Anche Cesare Pavese ha dedicato una poesia al periodo intitolata Estate di San Martino.
L’estate di San Martino (Nachsommer, 1857) è uno dei romanzi più celebri di Stifter.
In Italia il crisantemo è associato al fiore dei morti e in generale a contesti tristi ma nel resto del mondo è “ la margherita dai 16 petali” e viene regalato in occasioni di gioia e convivialità.
Il perché qui in Italia sia diventato il fiore dei morti sta semplicemente nella sua stagionalità, il crisantemo fiorisce a novembre, proprio in concomitanza con le celebrazioni della festa del Giorno dei Morti. Questa correlazione non esiste nelle altre culture dove il crisantemo acquista un significato completamente diverso e opposto a quello cattolico.
Crisantemo significa fiore dell’oro e ha diversi significati nel mondo. In Corea e in Cina ad esempio è il fiore dei festeggiamenti, in Giappone è il fiore nazionale. Non a caso il crisantemo viene raffigurato in dipinti e drappi o nominato nelle opere letterarie. Comunque, in Oriente in generale, i crisantemi vengono regalati in occasione di matrimoni, comunioni e addirittura compleanni. Nel Regno Unito, si regala per felicitarsi per una nascita, in Australia è il fiore donato per la festa della mamma, mentre negli Stati Uniti simboleggia la gioia e la positività.
Il crisantemo si trova in vari e bellissimi colori:
Bianco, crema, giallo in mille tonalità, rosa in altrettante varianti, rosso vivo o cupo, magenta e porpora, arancione e perfino marrone, con sfumature differenti sullo stesso “petalo”.
In Italia il crisantemo bianco significa dolore e lutto, mentre nei paesi orientali e quelli anglosassoni è simbolo di gioia, pace e vitalità. Viene regalato durante matrimoni e agli amici speciali.
Il crisantemo giallo si regala invece per farsi perdonare qualcosa, visto che simboleggia un amore trascurato, infine il crisantemo rosso a sorpresa indica proprio il classico ‘Ti amo’.
Anche il crisantemo ha la sua leggenda:
La leggenda del crisantemo
La leggenda narra che in un piccolo villaggio una bambina vegliava in lacrime sulla mamma moribonda, ma uno spirito impietosito, vedendo la bambina tanto disperata, le comparve vicino e le porse una margherita, dicendole di darla alla morte perché gli spiriti avevano concesso e lei e sua madre di continuare a restare insieme per tanti giorni quanti erano i petali del fiore.
Quando lo spirito scomparve, la bambina con molta cura e delicatezza, iniziò a ridurre i petali in striscioline sottilissime senza farli staccare e quando giunse la morte, che già era stata avvertita dallo spirito della concessione fatta alla bambina, vide il fiore dall’infinito un numero di petali.
Decise di non portar via la donna e disse alla bambina che anche lei, la morte, le avrebbe fatto un dono: concedere a lei e alla sua mamma di passare insieme tanti anni quanti erano i petali del fiore, e detto ciò se ne andò.
Da: greenme.it
Ho piantato dei crisantemi bianchi nel mio giardino sia perché sono legata alla tradizione italiana ma anche perché mi piace vedere in loro un simbolo di gioia, pace e vitalità.
Non una voce tra l’ospite, l’amico ed il crisantemo bianco. ( Haiku da: la luna in fiore)
“Ora, lasciatemi in pace. Ora, abituatevi alla mia assenza. Io chiuderò gli occhi e dirò solo cinque cose, cinque radici preferite.
Una è l’amore senza fine. La seconda è vedere l’autunno. Non posso vivere senza che le foglie volino e tornino alla terra.
La terza è il grave inverno, la pioggia che ho amato, la carezza del fuoco nel freddo silvestre.
La quarta cosa è l’estate rotonda come un’anguria.
La quinta sono i tuoi occhi. Non voglio dormire senza i tuoi occhi, non voglio esistere senza che tu mi guardi: io tramuto la primavera affinché tu continui a guardarmi.
Amici, questo è quanto voglio. E’ quasi nulla ed è quasi tutto.
Ora se volete andatevene. Ho vissuto tanto che un giorno dovrete per forza dimenticarmi, cancellarmi dalla lavagna: il mio cuore è stato interminabile. Ma perché chiedo silenzio non crediate che io muoia: mi accade tutto il contrario: succede che sto per vivere. Mai sentito così sonoro, mai avuto tanti baci. Ora, come sempre, è presto. La luce vola con le sue api.
Lasciatemi solo con il giorno. Chiedo il permesso di nascere”.
Amare l’autunno è amare la transitorietà, il mutamento, il cadere e il rinascere della vita.
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