Senza parole…

musica0162.gif Rondò – Tempo di Minuetto – Mozart

from : Mirna Zoff

.

L’arte di tacere

Molte volte basta uno sguardo.

Sostenere uno sguardo.

I tuoi occhi negli occhi di un altro.

Indovinare il significato dei “luccichii”

Leggere il futuro immediato oltre le pupille

Vuoi dire molte cose ma trattieni la voglia.

Stringi le labbra.

Permetti che le idee circolino senza uscire all’esterno

Allunga lo spazio fra le domande e le risposte.

Lascia che i muscoli si disegnino nel volto.

Attendi un segnale di allerta.

Trattieni il respiro.

Pensa che anche l’altro pensa.

Analizza. Attendi.

L’economia delle parole:

una virtù che non è esclusiva delle monache di clausura.

Un gioco che praticano quelli che sanno fare i pazzi.

Coloro che capiscono che non tutti gli interrogativi hanno bisogno di una risposta.

Che la soluzione non sempre arriva dall’aprire la bocca.

Perché dire tutto?

Perché non conservare dentro un poco di ciò che si pensa?

Perché non lasciare segrete alcune idee che appaiono all’improvviso almeno con l’illusione che il tempo le maturi e le trasformi in idee più durature?

Perché non capire, una volta per tutte, che la parola non sarà mai veloce quanto il cervello?

E che non tutto ciò che ci viene in mente può trasformarsi in parole?

Capire che si può anche parlare coi gesti.

Che… il silenzio a volte urla

Si sta in silenzio negli ospedali, nelle veglie funebri, nei momenti solenni…

Si fa silenzio per pudore, per rispetto, per dolore…

Si fa silenzio per il dolore che è incapace di convertirsi in pianto.

Silenzio quando il pianto sfinisce e sfinisce chi piange…

Bisognerebbe imparare a tacere senza altro motivo se non la volontà di farlo.

Tacere per ascoltare.

Tacere per guardare.

Tacere per imparare.

Tacere per tacere.

Tacere, per convertire il silenzio in un complice.

Per sapere se l’eco esiste.

Tacere, perché non tutto ciò che ci conviene ascoltare ce lo dicono all’orecchio, con l’intimità di una confessione, col volume di un grido, con l’accento delle grandi rivelazioni

Tacere, per capire che il silenzio è la maschera che copre i suoni più belli…..

Gestire il silenzio è più difficile che gestire la parola (Clemenceau)

Traduz. di Sol

pillole di spagnolo (8)

(viene da qui…)

hola-de-nuevo.gif

Oggi parliamo di una “leonesa“, ma non temete questa non è così gatto3.gif e non fa paura, o almeno… blink1.gif non dovrebbe, perchè anche se forse non l’avete mai sentita nominare c’è in Spagna una bellissima città che si chiama Leòn (leone appunto) e contrariamente ad ogni logica “leonesa” non è la femmina del leone in spagnolo ma soltanto l’abitante femmina di questa città e la leonessa in spagnolo si chiama “pantera“…. smile.gif

E parlando di Leon, come non fare un acenno alla sua meravigliosa cattedrale gotica con le incredibili vetrate?… Impossibile non dirvi che meritano proprio la pena di essere viste come la Casa de Botines di Gaudì e…..ops, ma scusate…quasi per caso mi trovo qua un collage appena sfornato blink1.gif laugh.gif… lo volete vedere? smile.gif

leon-1.jpg

.

Ed ora vediamo le nostre parole di oggi….

.

leonesa ( leonésa ) …………… donna di León (città spagnola)
(leonessa = pantera (pantéra )

.

posada (posáda ) …………… locanda
(posata = cubierto (cubiérto )

.

puño (púgno ) ………………. polsino
(pugno = puñetazo (pugnetázo )

.

fecha ( fécia ) ………………… data
(feccia = hez (ez )

.

corte (kórte ) …………………. taglio
(corte = corral, palacio real (korrál, palázio reál )

.

aburrir (aburrír ) = annoiare
(aborrire = aborrecer (aborrezér )
.

Guardando le foto di Leon ho fatto tardi, ora devo correre…. Alla prossima!…

hasta-pronto.jpg

(continua qua…)

Racconto sull’autunno

Racconto di Grazia Deledda

Autunno nella tanca


L’autunno era straordinariamente mite e dolce nella tanca. Il cielo s’era rasserenato, assumendo quella dolcezza tenera, inesprimibile, del cielo dell’autunno sardo.
Negli orizzonti lontani, negli sfondi un po’ lattiginosi, pareva ci fosse il mare; in certe sere l’orizzonte diventava tutto d’un roseo latteo madreperlaceo, con qualche nuvola d’un azzurro pallido che sembrava una vela navigante. Sulle chiarità del cielo il bosco si disegnava con una tinta cupa e umida: le foglie non cadevano che dai cespugli, ma qualche quercia, smarrita nella vastità della tanca, cominciava ad indorarsi, e l’erba tenera e fitta cresceva ricoprendo le stoppie brune; qualche fiore selvatico, specialmente vicino all’acqua, apriva i melanconici petali violetti.
E il sole spandeva tepori grati in ogni cantuccio, sulle macchie, sui muri, sulle rocce; e in quella dolcezza di sole, sotto il tenero cielo, con i suoi prati d’erba breve e fina, la tanca sembrava sempre più vasta, sconfinata, con i limiti perduti in riva ai placidi mari dell’orizzonte.

Da : www.reportonline.it

1490421245_f532400fce.jpg

Foto Flickr