Col terrore non si ottiene nulla da nessun animale qualunque sia il suo grado di sviluppo. L’ho sempre affermato, lo affermo e lo affermerò sempre. È inutile credere di poter fare qualcosa con il terrore.
(Michail Afanas’evic Bulgakov)
Per stare insieme…e divertirsi…e imparare sempre cose nuove.
Oggetti smarriti lungo il cammino della vita e… ciò che viviamo.
Il 17 marzo prossimo si celebrerà il 150°anniversario dell’Unità d’Italia e parlando del Risorgimento italiano ci ricordiamo soprattutto di figure maschili come Garibaldi, Mazzini, Cavour, i grandi protagonisti.
Camicie Rosse-Fiorella Mannoia
Ma di donne che hanno contribuito in prima persona, seppur in modi completamente diversi, al nostro Risorgimento ce ne sono, anche se nei libri di storia dell’800, scritti da uomini, non c’è quasi traccia di loro. Ma se ne capisce bene il motivo. Le donne allora non potevano votare, erano escluse dalla politica, esistevano solo come madri e mogli. Se ricche e colte potevano esprimersi nei salotti, unico luogo di aggregazione sociale che era concesso loro e in cui dominavano incontrastate, scegliendo ospiti e argomenti di conversazione.
Nei 150 anni di storia italiana sono molte le donne, di tutte le estrazioni sociali che hanno contribuito a creare il nostro Paese e la nostra identità nazionale. Alcune sono rimaste sconosciute ai più, sono delle eroine invisibili..ma per fortuna la letteratura più recente ce ne parla e ci fa conoscere le loro storie.

Almeno tre di loro sono rimaste nella storia del nostro Risorgimento a pieno titolo e al pari dei grandi uomini: Anita Garibaldi, moglie dell’eroe dei Due Mondi; la principessa Cristina Belgiojoso che ha guidato 200 patrioti napoletani sulle barricate delle Cinque giornate di Milano; la chiacchierata contessa di Castiglione, una bellissima ed intrigante Mata Hari dell’800, amante di Napoleone III. Tre donne completamente diverse che in modi altrettanto diversi hanno contribuito all’Unità d’Italia.
Di Anita Garibaldi sappiamo tutto fin dai banchi di scuola e anche se è considerata “l’eroina” per eccellenza, per me è forse la meno “trasgressiva” delle tre. Dedicò la sua vita alla libertà e all’indipendenza dei popoli ma, a ben vedere, lei combatte con e per il “suo uomo”. Come donna non è una figura di secondo piano rispetto al marito, pur sempre “l’eroe dei Due Mondi”, e per quei tempi non è una cosa da poco e se c’è una sua sottomissione come moglie, è solo “per amore”.

.
La principessa Cristina di Belgiojoso è stata una patriota italiana che partecipò attivamente al Risorgimento italiano. Fu editrice di giornali rivoluzionari, scrittrice e giornalista.
Durante la sua attività di patriota fu sempre molto vicina alle persone più coinvolte con i movimenti per la liberazione e fu sempre tenuta d’occhio dagli austriaci. Ma il credere fortemente nell’Unità d’Italia la fecero addirittura salire sulle barricate…che la consegnarono alla storia. Lei scelse certamente una via meno “soft” della nostra contessa di Castiglione.
.
.
La contessa di Castiglione è quella che pur avendo contribuito molto all’Unità d’Italia, ma non avendolo fatto o combattendo col marito o andando direttamente sulle barricate ma entrando nel letto di Napoleone III, preferendo usare la sua avvenenza che le apriva facilmente tutte le porte e poi la sua intelligenza da perfetta “spia”, è stata la più chiacchierata per questo suo comportamento “molto disinvolto” con gli uomini, soprattutto quelli di potere.
Ma è che la contessa era molto in anticipo sui tempi… 😀
.
.
Potete rendervene conto leggendo questa sua biografia cliccando sulla miniatura sottostante.
.
.
Fra le tante iniziative di quest’anno a Torino per il giorno della donna, particolarmente toccante è stata quella avvenuta ieri che ha coinvolto la Mole Antonelliana. “Ni una màs” (Non una di più) è lo slogan per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle migliaia di sparizioni ed omicidi, tutti irrisolti finora, di giovani donne avvenuti negli ultimi 15 anni a Ciudad Juarez, in Messico, al confine con gli Stati Uniti.
Davanti alla Mole, molte donne sdraidate a terra come se fossero prive di vita, sono rimaste immobil per alcuni lunghi minuti mentre una voce femminile leggeva ad alta voce alcuni nomi delle donne uccise nella città messicana. Poi è stata illuminata di rosa una facciata della Mole Anrtonelliana. Rosa perché il colore rosa è diventato il simbolo mondiale di questa battaglia dato che le madri di Ciudad Juarez quando ritrovano i resti delle figlie assassinate piantano a terra una croce rosa.
Sulla Mole è stato proiettato con un fascio luminoso bianco lo slogan della campagna “Ni una màs” affiancata alla traduzione in italiano “Non una di più”.
Potete vedere la gallery di foto della “Mole in rosa” cliccando sotto su:
Mi ero dimenticata di mettere nel mio Juke Box altre tre canzoni ascoltate a Sanremo ma, diciamo, fuori concorso.
La già citata “Rinascimento” cantata da Gianni Morandi e ” Il vento e le rose” ma qui nella versione che Patty avrebbe dovuto cantare con Morgan. Versione stupenda davvero, che riscatta in pieno l’esclusione di Patty dalla finale. 🙂
E poi il bellissimo pezzo “Sabiu n. 7” che ci ha fatto ascoltare il maestro Marco Sabiu in omaggio ai Sigur Ròs.
Ed eccoci al “giorno dopo”. A me piace guardare le varie trasmissioni televisive che ovviamente parlano delle canzoni e dei cantanti di Sanremo.
Primo perchè risentendo le canzoni si apprezzano meglio
e poi perchè sentire un pò di piacevole gossip attorno ai protagonisti che sono saliti sul palco dell’Ariston mi distende. 
Comunque è da dopo che è finito il festival che i giochi si fanno duri (vendere i dischi) e i duri..iniziano a giocare…ops, volevo dire…a vendere….
😀
La canzone vincitrice “Chiamami ancora amore” è bella e Vecchioni si è meritata la vittoria, ma la canzone che è arrivata seconda “Arriverà” cantata da Modà ed Emma e che a me è piaciuta moltissimo è già prima nelle vendite.
Riascoltando le canzoni, me ne sono piaciute diverse come “Il mare immenso” di Giusy Ferreri, ma le mie preferite restano quelle della…prima volta.
“Vivo sospesa” cantata da Nathalie è bellissima e lei ha una voce stupenda e nonostante le polemiche che si fanno sui Talent Show, se un cantante ha del talento non è importante da dove venga e lei ed Emma ne sono la prova.
Un’altra canzone che mi è subito piaciuta è “Fino in fondo” cantata da Barbarossa con Raquel Del Rosario bella e brava. Sentendola parlare italiano con accento spagnolo, è vero, mi ricorda tanto qualcuno… 😀
Purtroppo non ho potuto ascoltare attentamente i “giovani” ma, stando anche all’unanimità dei consensi, credo che Raphael Gualazzi con la sua canzone “Follia d’amore” si sia meritata la vittoria. Spero si faccia valere anche all’Eurosong.
Ma sono due le canzoni che mi ricorderanno sicuramente questo festival: la prima è “Tre colori”
di Tricarico, la seconda è “Yanez”
😀 di Davide Van De Sfross. Dicono che questa canzone forse poteva “dividere”… per via del dialetto e invece ci ha uniti proprio tutti negli applausi e più la si sente e più diventa la “colonna sonora” di questo festival che ha ben dimostrato che la buona musica non ha confini.
Chiamami ancora amore – R. Vecchioni
Fino in fondo – L.Barbarossa con Raquel Del Rosario
Il mare immenso – Giusy Ferreri
Devi effettuare l'accesso per postare un commento.