Racconti di Castelli e…Fantasmi


Ancora un castello ed il suo fantasmaaaa…ovvio ! 😮

Quando ho letto per la prima volta di questo castello e del suo fantasma…non sapevo ancora che Sol ed io, più tardi, ci saremmo incontrate per la prima volta proprio qui… 🙂 destino..? Non lo so…so solo che forse la suggestiva atmosfera che si respira visitando il castello ed ascoltandone la storia, ha reso il nostro primo incontro…ancora più indimenticabile..! Chi altri può vantare di essersi incontrati a casa di un…fantasma…?

Castello di Torrechiara

Il Castello di Torrechiara sorge a 18 Km dalla città di Parma, nel comune di Langhirano. Il castello compare per la prima volta nel 1259 su un documento del podestà di Parma che ne ordina la demolizione, due anni dopo il castello è nuovamente nominato in un atto che ne vieta la riedificazione. La struttura che si conserva oggi venne fatta costruire tra il 1448 e il 1460 dal conte Pier Maria Rossi con scopi difensivi, ma è ben più conosciuta come residenza signorile del conte e della sua amante Bianca Pellegrini da Arluno. La pianta del castello è rettangolare, i quattro torrioni sono collegati da mura merlate alla ghibellina, cioè con uno dei torrioni alto il doppio degli altri.

Le sale interne prendono fantasiosi nomi a seconda dei soggetti che vi sono affrescati: la Sala di Giove, la Sala del pergolato, la Sala dei paesaggi, la Sala del Velario, la Sala della Vittoria e la Sala dei Giocolieri sono decorate con opere pregiate del pittore Cesare Baglione che qui lavorò con i suoi collaboratori verso la fine XVI secolo. Le decorazioni naturalistiche che completano queste sale risalgono al XVIII secolo. Nella Sala degli Angeli e nella Sala degli Stemmi compaiono i simboli dei signori dell’ epoca, in particolare si ripetono i riferimenti all’arma degli Sforza di S. Fiora e gli stemmi nobiliari della famiglia Rossi. La decorazione della sala da pranzo è a tema geografico e probabilmente serviva da spunto per intavolare discussioni con gli ospiti del castello.
Nel visitare il Castello di Torrechiara si rimarrà sicuramente colpiti dalla decorazione della più famosa e leggendaria fra le sue stanze, la Camera d’Oro situata al secondo piano sotto la torre orientata ad est. Le decorazioni inneggianti all’amore e alla perdita dell’amato attestano la destinazione votiva ed erotica della stanza. La doviziosa cura di dettagli realistici ha permesso di riconoscere, in questo ciclo di affreschi attribuito a Benedetto Brembo, la giovane Bianca Pellegrini che vaga alla ricerca dell’amante per i feudi e i castelli di proprietà dello stesso Pier Maria Rossi.

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Al piano terreno del castello si trova l’Oratorio di S.Nicomede, dove venne rinvenuta una piccola tribuna lignea, trasferita in seguito al Museo del Castello Sforzesco di Milano. Nell’oratorio campeggiano due lastre di lapidi al di sotto delle quali sembra siano stati seppelliti il conte e la sua amante.
Anche i successivi abitanti del castello hanno lasciato qualche interessante traccia del loro passaggio, si sa di un cardinale che visse nel castello nel secolo successivo e a questo periodo risalgono le attrezzature da cucina definibili ingegnose ancor oggi. Più leggendaria è invece la vicenda di una coppia di duchi che abitarono il castello in epoca non specificata. Si racconta che il marito avesse fatto murare viva la duchessa in una parete del castello e che il fantasma della bellissima donna, con lunghi capelli neri e profondi occhi verdi, vaghi per le stanze del castello nelle notti di luna piena alla ricerca di un amore sincero a cui regalare baci appassionati.


La dolcezza del clima, il bellissimo panorama di vigneti verso valle e la città all’orizzonte, oltre alle romantiche storie che le mura del maniero conservano, sono state colte in tutto il loro fascino dal regista Richard Donner nel film fantasy Ladyhowke, interpretato da Michelle Pfeiffer, Matthew Broderick e Rutger Hauer.

Per il testo : http://www.ricercahotel.com

Due per la strada…(viaggio virtuale) – Valencia (4)

…viene da qua

Ok Sol… allora vado con il secondo slide sulle “fallas” di Valencia. 🙂

Ehm… se proprio hai fame… c’è qualche “rosetta” da mettere sotto i denti…! 😀 breads-128x128.png

Ma dopo aver visto lo slide…riprenderai a descrivere luoghi e tradizioni, vero? Perchè, se ben ricordo, di flashback ne abbiamo ancora parecchi… 😉

Anche questa volta..upload lentissimoooo… post-1329-11664865741.gif ma se cliccate sull’ultima iconcina a destra (View on Slideshare)…forse vedete tutto meglio e anche a schermo… grandeee… ! 🙂

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Due per la strada…(viaggio virtuale)-Valencia (3)

…viene da qua

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Ma certo che arriva Luna, dai solo tempo che la finiscano x1pnwjjkhj3o_zrvy195vmz5hyqrfw5bxmq2skzipewqkh78mze0j50jljlb0fimofps1cmnjxhtpv_ptlzpci_ej9ojq5fhkpvy67hrkr1xqgu9xsawr1f3cgauiaadduaoh7gry2o7ti.jpg … la vorresti forse riscaldata per far prima ?! 😮

Come ben sai Valencia è anche famosa in tutto il mondo culinario per “la paella”. Ebbene sì, il più famoso piatto della cucina spagnola, la paella, è il piatto tipico di questa città. Mentre aspettiamo di mangiarla ti racconto un po’… squee.gif

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La paella è una preparazione a base di riso, zafferano e olio d’oliva. Il piatto prende il nome dal recipiente di metallo in cui viene cotto (detto in valenciano paella). Ne esistono numerose varianti che differiscono per gli ingredienti aggiuntivi, ma la ricetta tradizionale, che ha preso il nome di “paella alla valenciana”, è condita con carne e verdure.

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Qua cresce il riso, si allevano animali, si pesca e si coltiva ogni tipo di verdura.. perciò la paella non poteva nascere che qua. Si dice che i valenciani, per natura, non si mettano mai d’accordo su niente e anche con la paella non poteva essere diversamente. 😮 C’è chi dice sia un piatto popolare e quindi ognuno l’ha fatta con quello che aveva a disposizione. Per i puristi invece ci sono due tipi diversi di “paella”, la “paella di marisco” che si cucina con frutti di mare e la “paella mixta” dove si mischiano carne e pesce. Quest’ultima, la più conosciuta, viene considerata dei valenciani un’aberrazione.

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Comunque sia, fino al XIX secolo, il riso alla valenciana, rimase un piatto dei paesi poveri di provincia finchè, con l’arrivo della ferrovia e le macchine, la ricetta sbarca nel capoluogo di provincia, Valencia appunto. La paella raggiunge subito un grande succeso fino a diventare il piatto domenicale di ogni famiglia.

Ma piuttosto, parlando e parlando della paella mi si stà facendo infinita questa attesa 138-cazzarola.gif … che ne diresti di farmi vedere ancora un po’ di “fallas” per farmela passare più in fretta?… Sono così belle che non posso non pensare, come te, che sia un peccato che finiscano al rogo ma… si ricomincia dalle ceneri e la fantasia di questi artisti può ogni anno regalarci nuove sorprese…. rolleyes1.gif

Allora Luna, non hai altri slides da farmi vedere mentre aspettiamo? ti-prreegoo.gif

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Due per la strada…(viaggio virtuale) – Valencia (2)

…viene da qua

Ma si che ho fameee, Sol… 😮 .. soprattutto se penso alla…paellaaaa…!!! paella_marisco.gif

Ma ora guardiamoci insieme altre bellissime figure di cartapesta… le “Falles” appunto, cartel_fallas_2008.jpg di cui mi sono innamorata… 😮 dopo che tu me ne hai parlato, forse perchè in un certo qual modo richiamano i nostri carri di Carnevale…anche se, tranne alcuni Ninot che vengono risparmiati, fanno davvero una brutta fine…con la Cremà…!!! 😦 E per fortuna che le abbiamo fissate qui… 🙂

Ok…allora sediamoci e guardiamoci questo primo slide….ma mi raccomandooo con calmaaa…(l’ upload è lentooo..) post-1329-11664865741.gif ma se cliccate sull’ultima iconcina a destra (Wiew on Slideshare)… potete vedere anche a…schermo grande… 😉

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Soool…alloraaa…arrivaaaa sta paellaaa…??!! hmm.gif

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Due per la strada…(viaggio virtuale)-Valencia

….viene da qua

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Ovvio che ricordo, Luna, quel giro per la città… come dimenticare questa bellissima città e le sostanziose “paellas”? gnam-gnam-finale.gif …. Sicuramente ricordi che….

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Valencia è la terza città della Spagna per numero di abitanti, dopo Madrid e Barcellona. È il capoluogo della Comunità Valenciana ed è un importante porto sul Mar Mediterraneo.

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Fondata dai romani. è una bellissima città con un centro storico, risalente per la maggior parte al 400, che conserva monumenti dei suoi quasi 2000 anni di storia come le due torri del Serrano o la Plaza de la Virgen e la Cattedrale per fare solo qualche esempio.

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Ma è anche una città proiettata nel futuro che negli ultimi anni si è quasi completamente trasformata facendo convivere nel centro storico avanguardia e tradizione con numerosi restauri avveniristici come l’Istituto Valenciano de Arte Moderna ed il Centro del Carmen, splendido esempio di restauro di un monastero rinascimentale ora consacrato all’arte moderna. Ma l’opera che più di tutte ha contribuito al rilancio di Valencia è la Ciudad de las Artes y las Ciencias 🙂 opera dell’architetto valenciano Santiago Calatrava che già aveva realizzato nel 1995 sul letto prosciugato del fiume Turia uno dei più eleganti ponti europei ed una stazione del metrò che sembra un’opera d’arte. rolleyes.gif

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Ma nonostante la sua proiezione nel futuro ed il suo dinamismo Valencia non rinuncia alle sue tradizioni e così ogni giovedì a mezzogiorno in punto davanti alla Puerta de los Apóstoles della cattedrale si riunisce il Tribunal de las Aguas i cui giudici (antichi contadini avvolti in camicioni neri) ascoltano le ragioni dei contendenti (generalmente in materia di irrigazione) e poi, pur non avendo nessuna autorità giuridica, emettono una sentenza che è inappellabile. unsure.gif

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Forma parte anche delle tradizioni la festa di San Juan (il 24 giugno) con decine di migliaia di persone che passano la notte nella Playa de la Malvarrosa attorno ad un falò e Las Fallas (dal 12 al 19 di marzo) in onore di San José. rolleyes.gif

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Las Fallas sono enormi statue di cartapesta realizzate da artisti locali. Ogni quartiere costruisce la propria e le più alte arrivano anche ai 28 metri (come quella vincitrice dell’edizione appena finita). 😮 La notte del 19 queste enormi opere, simili ai carri di carnevale, vengono tutte bruciate (la cremá). Una enorme pira illuminerà a giorno la città. blink.gif

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Quasi in ogni via della città c’è un Casal Faller, che durante tutto l’anno cerca soldi per poter pagare le feste ed il proprio monumento. Ognuna di queste associazioni ha una commissione infantile, formata da soli bambini, che fa anche la sua falla. 🙂 Las fallas infantili misurano, come masssimo, 3 metri di diametro.

Dal 1 di marzo si fanno mascletàs, spettacoli di botti e fuochi artificiali, che danno luogo a composizioni musicali col frastuono della polvere pirica. Le vie, illuminate a festa, partecipano ad un concorso che decreterà la più bella illuminazione. C’è la scelta della fallera mayor, i dolci ed i “bunuelos”, i costumi tipici e…..

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La settimana “fallera” si dipana così… S’inizia il 15 con “la plantà”, cioè, vengono eretti questi “monumenti” che saranno poi giudicati per il conferimento dei premi secondo le categorie a cui appartengono.

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Il 17 si svolge la “ofrenda a la Virgen de los Desamparados” (offerta di fiori alla patrona della città) che inizia nel pomeriggio e va avanti durante la notte ed anche al giorno successivo.

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Il 18 è la “Nit del Foc” ed ha luogo il più importante spettacolo pirotecnico.

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Il 19 con la “cremà”, preceduta della “cavalgata del fuego” (sfilata con spettacolare finale pirotecnico) finiscono “las fallas” ed iniziano già i preparativi per quelle dell’anno successivo.

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Il totale di queste “fallas” (772 in quelle appena finite) 😮 si dividono in categorie a seconda di quanto sono costate e per ogni categoria s’organizza un concorso per scegliere la migliore. Si sceglie anche il miglior personaggio (ninot indultat) che si salverà dal rogo. 🙂

Ci sarebbero altre cose da dire ma ora ho una fame tremenda per cui rimandiamo alla prossima… Luna, ma tu non hai mai fame? gnam-gnam-finale.gif

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(foto Flickr)

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