Ha festeggiato cent’anni dalla scoperta il Machu Picchu, il sito archeologico Inca del Perù, arroccato sulle Ande, simbolo della cultura precolombiana, che è anche Patrimonio dell’Unesco e una delle sette meraviglie del mondo.
Incastonata tra le montagne, a circa 2500m di altitudine, la città perduta fu individuata per caso dall’esploratore americano Hiram Bingham nel luglio del 1911. Non si sa ancora cosa fosse né a cosa servisse una città così sperduta, pare fosse un luogo di pellegrinaggio e, a seconda della stagione, i pellegrini visitavano una parte o l’altra della cittadella.
Fonte: Virgilio Viaggi
Come vorrei essere uno di quei pellegrini…ma non potendo, accontentiamoci di vederlo in video. 😀
Su “Linea Blu” di sabato 25 giugno, Diamante “La Città dei Murales” è stata la protagonista della puntata.
Questa cittadina della Calabria, oltre ai peperoncini ed ai cedri, è ormai famosa soprattutto per i suoi murales che sembrano ormai essere davvero tanti…sui 300. 😮
Vedendo quelle immagini stupende, avrei voluto davvero essere lì, a passeggiare tra i vicoli, ma non potendo ho pensato di documentarmi un pò cercando sul web e “sognando” così la mia vacanza estiva. 🙂
Fu la scrittrice Matilde Serao a coniare per Diamante la definizione di “perla del Tirreno”.
“Ancora oggi Diamante appare come un luogo dal fascino senza tempo, una gemma dalle infinite ricchezze paesaggistiche e naturali che offre al visitatore sempre nuove sensazioni. Dai profumi inebrianti di una natura incontaminata che sa di montagna ma si specchia nel mare, ai sapori decisi della cucina locale. E poi i colori, quelli vivaci dei “murales” che rivestono le pareti del centro storico ma soprattutto quelli che la natura ha donato generosa a questo lembo di Calabria, dal verde dei pregiatissimi cedri al rosso infuocato delle corone di peperoncino, appese come amuleti alle porte di tutte le case del paese, dalle mille sfumature del mare che qui si tinge d’azzurro e di viola fino al bianco argenteo delle lunghe spiagge di sabbia e ghiaia.
E proprio i murales sono diventati una delle caratteristiche principali di Diamante, tanto da procurarle l’appellativo di “Città più dipinta d’Italia”. Da oltre venti anni, infatti, Diamante si è trasformata in una suggestiva galleria d’arte a cielo aperto grazie ai murales che arricchiscono i diversi angoli del paese. La singolare iniziativa si deve al pittore e scultore Nani Razzetti che, volendo rivitalizzare il bellissimo centro storico della cittadina calabrese, pensò ad una nuova attrazione che da un lato desse ai turisti un motivo in più per visitare questa località e che dall’altro facesse rinascere nella gente del luogo il gusto della conservazione e della valorizzazione del proprio passato. Dal 1981, anno della prima edizione dell’Operazione Murales, ogni estate l’iniziativa richiama a Diamante centinaia di artisti provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo che arricchiscono di nuovi dipinti le mura del centro storico del paese e nello stesso tempo provvedono a sottoporre a minuziosi interventi di conservazione i murales preesistenti. Tutto questo fa di Diamante una città cantastorie, in cui i muri raccontano il secolare rapporto tra l’uomo ed il mare, leggende locali e storie vissute, scene sacre e vicende terrene, costringendo i turisti a passeggiare per vicoli e corti con il naso all’insù alla scoperta delle tradizioni di questa terra”.
Il commento del nostro amico Adriano al mio post “Carnevale e Quaresima” mi ha dato modo di approfondire l’argomento “ferratelle”. 🙂
Sono stata spesso in Abruzzo, soprattutto nella zona del Parco Nazionale che è stupenda e che io amo moltissimo. Ci sono andata per la prima volta con mio marito e mia figlia nell’ormai lontano 1982; ci siamo fermati in un campeggio a Pescasseroli, avevamo la roulotte.
Da quella prima volta ci siamo tornati poi per diversi anni di seguito anche in camper che ci ha dato modo di vivere il Parco nella maniera più splendida. E’ stato amore a prima vista.. 🙂
La Macchiarvana
Ci andavamo per le vacanze di Pasqua quando ancora c’era la neve e la Macchiarvana, e non solo, era un paradiso per noi che facevamo lo sci di Fondo.
Val Fondillo
La Val Fondillo, anche in estate, è un luogo di pace e serenità per chi ama fare escursioni nella natura e non ha nulla da invidiare ai pur stupendi sentieri e panorami delle Alpi.
A Pescasseroli abbiamo “scoperto” 😀 un sacco di dolcetti alle mandorle, buonissimi e ricordo anche di aver mangiato le “ferratelle” ma non sapevo come venissero fatte…fino ad ora, dopo aver letto il commento del nostro amico. 🙂
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Aggiungo altre mie foto anche se non di ottima qualità… 😦 il tempo lascia il segno…ma anche bei ricordi. 😉
La Macchiarvana
Val FondilloForca d'Acero
La CamosciaraOpiLago di Barrea
SuWikipediaho anche trovato queste notizie sulla tradizione delle Ferratelle :
. La ferratella o cancella o pizzella è un dolce tipico abruzzese creato con pasta da biscotto cotto tramite una doppia piastra arroventata sul fuoco, che stringendo la pasta sopra e sotto, dà al dolce la forma caratteristica di cialda percorsa da nervature. Tra le varie varianti di disegno, la trama a rombi, o cancello, dà origine al nome ferratelle. Preferibilmente di forma rettangolare, ma alla festa di San Valentino vengono preparate anche a forma di cuore.
In alcuni casi questo dolce viene arrotolato come un cannolo con ripieno di marmellata, tradizionalmente d’uva, ma anche con crema pasticcera o cioccolata. La variante con due cialde sovrapposte farcite prende il nome di coperchiola, dalla copertura della prima cialda con la seconda, il coperchio. Viene preparato perlopiù in inverno, a Pasqua e in occasione delle feste patronali, rivestendo un ruolo centrale nei palmentieri, particolare dono preparato in onore del santo patrono.
La piastrausata per cuocere questo dolce, detto “lu ferre”, veniva portato in dote dalla donna, infatti, nella parte centrale, recava incise le iniziali della futura sposa.
In Molise le ferratelle sono chiamate anche cancelle. Sono fatte risalire ad un dolce degli antichi Romani detto Crustulum. Anch’esse, come le ferratelle abruzzesi, sono prodotte mediante uno stampo di acciaio o ghisa che imprime la propria forma ai dolci, spesso con scalanature incrociate che ricordano certi cancelli, da cui il nome. Fino agli anni sessanta erano servite ai matrimoni.
Oggi che siamo più grandi.. 🙂 magari non cantiamo più la canzoncina…ma forse nel nostro immaginario resta sempre un castello delle fiabe, un castello dei nostri sogni…come questo. 🙂
Martedì 20 pomeriggio siamo tornati a Messer Tulipano… Era una stupenda giornata con una temperatura ideale per passeggiare nel parco del castello di Pralormo fra i più di 50.000 tulipani piantati , i narcisi, le violette ed altri fiori che in minor numero fanno da cornice agli splendidi tulipani.
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Quest’anno il tema è “il colore” e questo rende particolarmente suggestive le siepi di tulipani che diventano le macchie di colore nella bellissima tavolozza che è il parco… 🙂 Sono rimasta incantata dai colori e dalle tante diverse qualità di tulipani che quest’anno trovano spazio: dai piccoli tulipani con i petali tutti frastagliati, a quelli maculati, ai “queen of night” (tulipani “neri”) di tutti i colori e misure ai “bouquet da sposa” piantati sotto una siepe di tulipani… E’ uno spettacolo indescrivibile vedere le enormi macchie colorate sui prati verdi del parco!! 😮 Ovviamente i tulipani del mio giardino poverini, fanno una meschina figura se paragonati a questi 😆
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Una zona del parco è una illustrazione della leggenda dell’arcobaleno con contrapposti angoli fioriti dedicati a ciascun colore e poi… il “viale delle piante tintorie” , la serra con i suoi fiori profumatissimi e splendidi e… nell’Orangerie la magia del cinema con le prime lanterne magiche che proiettano le immagini nel muro e persino l’angolo dedicato al trucco e alla bellezza sono alcuni dei modi con cui si svolge questa ricerca del colore…
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C’era poca gente martedì e nel silenzio del parco le grandi macchie colorate erano uno spettacolo da togliere il fiato… Non ho resistito, quegli splendidi tulipani e quei colori non potevo lasciarli lì, dovevo in qualche modo portarmi via quella emozione e quello stupore che appena scorte le prime siepi di enormi tulipani rossi mi hanno avvolta e ho fatto l’unica cosa che potevo fare: tante fotografie… qualcuna è qua ad illustrare il testo, le altre le ho messe nel video al seguito 🙂
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