Aspettando la “Festa della Mamma”.

La festa della mamma è una ricorrenza civile diffusa in tutto il mondo. Non esiste una data del calendario comune in grado di accomunare tutti gli Stati in cui l’evento è festeggiato.

Costituisce una festa molto antica, legata al culto delle divinità della fertilità degli antichi popoli politeisti, che veniva celebrato proprio nel periodo dell’anno in cui il passaggio della natura dal freddo e statico inverno al pieno dell’estate dei profumi e dei colori (e della prosperità nelle antiche civiltà contadine) era più evidente. Con l’andare del tempo questa festività dal tono religioso si è evoluta in una festa commerciale, talvolta anche in sagra.

Negli Stati Uniti nel maggio 1870, Julia Ward Howe, attivista pacifista e abolizionista (della schiavitù), propose di fatto l’istituzione del Mother’s Day (Giornata della madre), come momento di riflessione contro la guerra. Fu ufficializzata nel 1914 dal presidente Woodrow Wilson con la delibera del Congresso di festeggiarla la seconda domenica di maggio, come espressione pubblica di amore e gratitudine per le madri e speranza per la pace. La festa si è diffusa in molti Paesi del mondo, ma cambiano le date in cui è festeggiata.

In Italia fu celebrata per la prima volta nel 1957 da don Otello Migliosi ad Assisi, nel piccolo borgo di Tordibetto di cui era parroco. Migliosi la celebrò la seconda domenica di Maggio.

In molti Paesi la ricorrenza è stata imitata dalla civiltà occidentale: in Africa, ad esempio, alcuni Stati istituirono la festa della mamma ispirandosi al concetto britannico della stessa.

Da: Wikipedia

Pesce d’aprile

La tradizione del pesce d’aprile, seguita in diversi paesi del mondo, consiste in uno scherzo da mettere in atto il 1º aprile. Lo scherzo può essere anche molto sofisticato e ha lo scopo di creare imbarazzo nelle vittime, in altri casi è solo un sistema per divertirsi fra amici.

Storia

Le origini del pesce d’aprile non sono note, anche se sono state proposte diverse teorie. Si considera che sia collegato all’equinozio di primavera, che cade il 21 marzo. Prima dell’adozione del Calendario Gregoriano nel 1582, veniva osservato come Capodanno da diverse culture, distanti come l’antica Roma e l’India. Il Capodanno era in origine celebrato dal 25 marzo al 1º aprile, prima che la riforma gregoriana lo spostasse indietro al 1º gennaio.

In seguito a ciò, secondo una prima versione sull’origine di questa usanza, si creò in Francia la tradizione di consegnare dei pacchi regalo vuoti in corrispondenza del 1º di aprile. Il nome che venne dato alla strana usanza fu poisson d’Avril, per l’appunto pesce d’aprile.

Ma dato che l’usanza è un po’ comune a tutta l’Europa, alcuni studiosi sono andati un pochino più indietro nel tempo e hanno ipotizzato come origine del pesce d’aprile l’età classica, ed in particolare hanno intravisto sia nel mito di Proserpina che dopo essere stata rapita da Plutone, viene vanamente cercata dalla madre, ingannata da una ninfa, sia nella festa pagana di Venere Verticordia alcune possibili comunanze con l’usanza attuale.

Scherzi

Diversi mezzi di comunicazione di massa hanno deliberatamente o involontariamente diffuso in molti paesi diversi pesci d’aprile (per gli inglesi April fool’s day, per i tedeschi Aprilscherz). Persino giornali e televisioni considerate serie considerano il primo aprile un giorno in cui è lecito far passare per informazione corretta bufale anche notevoli. Ogni anno in questo giorno compaiono delle notizie vere che poi si rivelano false.

Talvolta, e paradossalmente, alcuni pesci d’aprile si sono rivelati una bufala anticipatrice (quindi con un fondamento di verità) di qualcosa che si sarebbe poi verificato. Degno di menzione è quello, d’ambito tecnologico, organizzato verso la fine degli anni ottanta da una televisione britannica che in una trasmissione per ragazzi presentò uno speciale tipo di walkman (il Chippy, che richiamava alla mente le fish and chips care agli inglesi) in grado di contenere centinaia di canzoni grazie ad un microchip (e il gioco di parole è facilmente comprensibile). Una decina d’anni dopo fu ideato un oggetto ormai di uso comune, specie tra i più giovani: il lettore MP3.

L’equivalente del pesce d’aprile in altri paesi.

In Spagna e in molti paesi dell’America Latina il giorno degli scherzi non è il 1º d’Aprile ma il 28 dicembre, giorno dedicato nella liturgia cattolica ai Santi Innocenti.

Da: Wikipedia

Aspettando Carnevale – Maschere del folklore sardo.

Altre maschere italiane

Aspettando un altro Carnevale, ho parlato delle maschere italiane a me familiari fin da bambina, aggiungendone alcune forse più tipicamente regionali. Ora vorrei parlare di altre maschere italiane che appartengono al folklore sardo ma che hanno ormai superato i confini della Sardegna.

Io devo dire che ne conoscevo bene soltanto una, forse la più nota: il Mamuthone.

Al Carnevale di Mamoiada, paese al centro della Barbagia, che è il carnevale sardo più noto anche fuori dalla Sardegna,i protagonisti assoluti sono però due maschere : le maschere dei Mamuthones e degli Issohadores che non sfilano mai separate.

 

Il Mamuthone

Queste figure indossano le famosissime maschere nere di legno, pelli ovine sul corpo e soprattutto pesanti campanacci sulla schiena, che agitano seguendo dei precisi passi di danza.

Nella processione del tipico carnevale i Mamuthones procedono affaticati e in silenzio, come degli schiavi in catene.

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L’Issohadore

L’Issohadore rappresenta un ruolo di dominanza rispetto al mamuthone.

Nella processione del carnevale, sfilano davanti, dietro e ai lati e scortando i mamuthones usando la loro So’a (fune) per catturare le giovani donne in segno di buon auspicio per una buona salute e fertilità, o gli amici scelti tra il pubblico e in particolare le autorità, per augurare loro un buon lavoro per il bene di tutti.

Il capo issohadore, che si può definire come un grande sacerdote nuragico, impartisce gli ordini ai mamuthones e dà il ritmo alla danza.

Il suo abbigliamento è diverso da quello del Mamuthone e viene indicato dai vecchi di Mamoiada come veste’e turcu (vestito da turco).

Comprende: sul capo la nera Sa Berritta sarda legata al mento da un fazzoletto variamente colorato, maschera bianca, larghi pantaloni e camicia di tela bianchi, sopraccalze di lana nera “cartzas”, il corpetto rosso del costume tradizionale maschile “curittu”; a tracolla porta una cinghia in pelle e stoffa dove sono appuntati piccoli sonagli “sonajolos”; legato alla vita con la parte variopinta che scende lungo la gamba sinistra uno scialle, o ampio fazzoletto con bellissimi ricami, e la fune (So’a) da cui deriva il nome dell’issohadore.

Gli Issohadores hanno un aspetto più umano.I due gruppi portano avanti una vera e propria cerimonia, tanto affascinante quanto misteriosa,che affonda le sue radici nella lontana cultura sarda agro-pastorale e nei riti legati ai culti dionisiaci.

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Un altro carnevale tipico della Sardegna è quello di Ottana.
Il carnevale, fin dal passato, è una delle ricorrenze più attese dagli Ottanesi. 
In questa circostanza anche alle vedove, in quanto irriconoscibili, era permesso mascherarsi, quindi trasgredir al quotidiano comportamento, caratterizzato dalla massima compostezza e discrezione.
Il Carnevale di Ottana è caratterizzato da “Sos Merdules” e “Sos Boes”, ovvero “Carazzas” (maschere) tipiche di secolare tradizione.
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Sos Boes


“Sos Boes” indossano pelli di pecora bianche integre, e portano sul viso “Sas Carazzas” (maschere in legno), che raffigurano animali, più precisamente bovini. Esse sono fornite di corna più o meno lunghe lavorate a intaglio.
Sulla parte frontale portano una stella e due foglie lungo gli zigomi.
Indossano, inoltre, a mo´ di bandoliere circa quaranta, chilogrammi di campanacci, detti “Sonazzas”, agganciati su una cinghia in cuoio posta su una spalla.”Sos Boes”, saltando, correndo e agitandosi, rumoreggiano per tutta la durata dell´esibizione.

L’altra maschera caratteristica è “Sos Merdules”.


Essi rappresentano l´uomo e indossano pelli bianche come “Sos Boes”, talvolta anche nere. Portano anch´essi maschere tipiche in legno aventi sembianze umane, generalmente deformate, a significare la fatica del vivere quotidiano. Hanno in spalla “Sa Taschedda”, simile ad uno zaino in cuoio. Questo oggetto ci ricorda che in un passato non molto remoto, i contadini e agli allevatori avevano bisogno di trasportare viveri da consumare in campagna durante il lavoro.
“Sos Merdules”, attraverso il loro rituale, rappresentano di fatto la continua lotta tra l´uomo e l´animale, ai fini della sopravvivenza, per stabilire il predominio del primo sul secondo.
E´ infatti noto che “Sos Boes” (i buoi) erano “strumento di produzione”, utilizzati per la lavorazione della terra.

 Fonti : Wikipedia – http://www.mariocossu.it

 

 

Un Natale diverso…

Ci sono persone che non amano particolarmente il Natale, o almeno il tradizionale modo di trascorrerlo fra mangiate e famiglia, e che approfittano invece della festività per far le prove di qualche nuova sfida o avventura, come i due esploratori francesi di cui ci racconta il Natale Yahoo news…  😮  che però sono tornati alla normalità proprio per “scaldare” il cuore, e non solo, il giorno di Natale

Natale chiusi dentro una cella frigorifera

Come si prepara una lunga spedizione scientifica al Polo Nord? Un paio di esploratori francesi, per acclimatarsi con la rigidità del clima Artico, hanno deciso di trascorrere i giorni prima di questa importante missione, dentro una grande cella frigorifera.

Per essere in grado di programmare tutto, Julien Cabon e Alan Le Tressoler hanno scelto un periodo molto particolare per questa strana avventura: la settimana prima di Natale. Proprio il 25 dicembre è stata la data scelta per rientrare nel mondo, in tempo per abbandonare i cibi liofilizzati di cui sono nutriti per una settimana, e rientrare in contatto con il cibo vero.

Cabon e Le Tressoler partiranno per il loro viaggio nella primavera del 2012, il loro viaggio durerà sei settimane, lo scopo è seguire le variazioni del polo geografico. I due viaggeranno a piedi, via sci e anche a nuoto per seguirne gli spostamenti.

L’obiettivo è di restare in asse con la rotazione della Terra. Questa prima immersione nel gelo è anche servita a testarne la resistenza fisica, oltre che fare una prima messa a punto delle attrezzature.

La cella frigorifera è stata messa a disposizione da un privato, Plouédern Finisterian Argel, a Brest, in Bretagna. La temperatura è stata stabilmente tenuta a -25 gradi.

 

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