Racconto – La pagina bianca

La pagina bianca

Il tuo destino è una pagina bianca, scrivila con la mano del cuore. Getta via la pala con la quale ti stai scavando la fossa ed usa le tue mani per costruire le fondamenta del tuo domani.

Mostrami il domani disse una donna ad una zingara che stringeva al petto un piccolo gattino nero.

Apri pure la tua mano donna e ti dirò domani cosa vedranno i tuoi occhi.

La donna aprì la mano, sudaticcia per la tensione e la zingara senza farci caso la prese aprendola come si fa con un libro, e disse:

Donna di te posso dire che hai tanto sbagliato, ma se non smetterai di indugiare sui tuoi errori, il tuo domani sarà più buio dei tuoi passi pregressi.

Cosa vedi, dimmi, cosa vedi.

Disse la donna quasi in preda ad una crisi isterica.

Vedo che il tuo domani è nelle tue mani.

Appunto leggi dimmi cosa dicono.

Ma la zingara le richiuse la mano allontanandola da se e disse:

Ho visto quello che ti ho appena detto, il tuo futuro è nelle tue mani, ma finché camminerai sulla strada dell’errore il tuo domani sarà il risultato del tuo cammino, se semini pioggia raccogli tempesta, ricordalo, ma se …

…cambierai strada vedrai sorgere il sole della felicità. Sai come si dice chi ben comincia e a metà dell’opera, e la tua opera ultima sarà la tua vita.

Zingara che risposta è questa, avrei saputo darmela io stessa.

E la zingara:

Non sono un ipocrita tieniti pure i tuoi soldi, da te non voglio niente, ma sappi che una menzogna in questo momento della tua vita avrebbe aggiunto solo cenere sulla cenere, pertanto apri gli occhi e renditi conto, che la vita non sarà mai come tu la vorresti se non lavorerai in quel senso, nessun miracolo ti salverà dai tuoi errori.

Maledetta megera, sei falsa ed ipocrita, tieni pure questi quattro pidocchi, e muori delle tue malefiche parole.

La zingara passò sui pochi spiccioli che la donna le aveva gettato in faccia, e nell’andare via disse:

Il tuo destino è una pagina bianca, scrivila con la mano del cuore. Getta via la pala con la quale ti stai scavando la fossa, ed usa le tue mani per costruire le fondamenta del tuo domani.

Le parole della zingara l’avevano messa in allarme, si sa che le zingare sanno buttare il malocchio e quella notte la donna non dormì all’eco di quelle parole …

…e l’indomani più velenosa di una serpe raggiunse l’angolo di strada dove la zingara era solita chiedere la carità, non trovandola. Avrebbe voluto vendicarsi di quella infame strega. Chiese un po’ in giro della vecchia zingara che orbitava per quella via, e nessuno seppe dirle nulla, anzi le parve quasi di scorgere sorpresa sui volti dei commercianti che avevano i negozi proprio su quella strada.
La cosa la insospettì, voleva cantargliene di santa ragione, la doveva trovare per umiliarla, così come lei aveva fatto il giorno prima. Si fermò allora dalla signora Gina fioraia del quartiere da una vita, che a detta di tutti era ben informata su ogni cosa, e le chiese della vecchia zingara che chiedeva la carità all’angolo, e la signora Gina sorpresa disse:

Come fa a conoscere la vecchia zingara, è una storia di tanto tempo fa?

Come?

Disse la donna.

Di tanto tempo fa, se solo ieri pomeriggio mi ha letto la mano.

La fioraia la guardò con l’aria di chi è molto più che sorpresa ed incominciò a raccontare:

Si chiamava Andra aveva all’incirca una sessantina d’anni, quando è morta, ma questo accadeva più di venti anni fa. Ancora mi ricordo di lei, per pochi spiccioli leggeva la …

…mano a quell’angolo di strada, morì investita da una macchina per salvare un cucciolo di gatto.

Piuttosto mi dica non si sarà mica confusa, con la strada.

La donna in quel momento era più che confusa, non sapeva proprio che pensare, aveva parlato con una zingara morta più di venti anni prima.
Passarono giorni e giorni e la donna non riuscì a riprendersi da quella sgradevole sensazione di paura. Erano le tre del pomeriggio, un ora tranquilla in cui la gente era chiusa in casa, quando fece di nuovo capolino a quell’angolo di strada, e sorpresa delle sorprese rivide la vecchia zingara, seduta in terra con il suo piccolo gatto nero sulle ginocchia.
La donna si guardò intorno e vide che la strada era deserta, si avvicinò alla zingara inginocchiandosi e le chiese:

Chi sei, sto impazzendo!

Non stai impazzendo, non ci è dato di capire proprio tutto, questo devi accettarlo, sono qui per te, qualcuno ti vuole dare un’altra opportunità.

Chi!!

Chiese la donna in lacrime.

Qualcuno che vede nel tuo cuore e che non ha perso la speranza di vederti felice. Cambia via, fa che questo piccolo miracolo rivoluzioni il tuo cuore afflitto.

La donna prese a piangere commossa e la …

…zingara l’abbraccio con tanto calore, e quando riaprì gli occhi si ritrovò sola.
Da quel giorno la vita della donna cambiò, incominciò a costruire il suo domani, senza attendere che avvenissero miracoli, aveva capito che l’unico miracolo in grado di cambiare una vita doveva avvenire nel cuore.

Miracoli? Vi chiederete, pensando di non averne mai visti?

I miracoli avvengono ogni giorno, ma finché li cercheremo attraverso gli occhi del mondo, non li troveremo. Proviamo invece a cercarli attraverso gli occhi del cuore e vedremo cambiare la nostra vita, e cambiando il nostro modo di vedere le cose, si modificherà anche il mondo che ci circonda. Quello sarà l’unico e solo miracolo che riusciremo a scorgere attraverso gli occhi del mondo.

Autore: Cleonice Parisi

760071551_ba960217d8.jpg

Published
Categorized as Racconti

Leggenda italiana – Il golfo degli angeli

Il Golfo degli angeli
( Sardegna)

Gli Angeli, nei tempi lontani, chiesero a Dio un dono. Dio rispose che avrebbe dato loro in dono una terra dove gli uomini si amavano, si rispettavano, vivevano felici. ” So che esiste questa terra; cercatela, trovatela e sarà vostra ” aveva detto loro. Gli Angeli obbedirono; scesero dal cielo e si sparsero sulla Terra. Ma ovunque trovarono cattiverie, guerre odi. Stavano per ritornare, tristi, da Dio Padre, quando il loro sguardo cadde su una grande isola verde circondata da un mare tranquillo. Gli Angeli si avvicinarono rapidamente: non rumore di guerre e di distruzioni, non colonne di fumo si alzavano dalle colline fonte ove brucavano grandi greggi. E gli uomini aravano i campi non chiusi da segni di proprietà.

Quei primi abitatori della Sardegna, ignari delle ricchezze della loro terra, discendenti da eroi che avevano fuggito la tirannide e 1’ingiustizia, trascorrevano la loro vita in semplicità, contenti della pace e della bellezza dei luoghi. Gli Angeli salirono felici in Cielo. Riferirono al Signore ciò che avevano visto e Iddio mantenne la promessa. Gli Angeli, quindi, ridiscesero ancora sull’isola, e rimasero specialmente incantati davanti al grande golfo che si apriva, come un immenso fiore turchese, all’estremo limite meridionale della loro terra. Decisero, dunque. di stabilirsi lì: in quell’arco di mare così azzurro e bello che ricordava il Paradiso. Presto, però, Lucifero, invidioso di quegli Angeli felici, cercò di seminare, fra di essi, lotte e discordie, e siccome non vi riuscì tento di scacciare gli Angeli da quel loro secondo Paradiso.

Lottarono a lungo le forze del Bene e quelle del Male sulle scatenate acque del golfo. Ed ecco che alla fine, tra il lampeggiare delle folgori del demonio si levò in alto la spada scintillante dell’Arcangelo Gabriele. Fu il segno decisivo della vittoria Lucifero stesso fu sbalzato dal suo cavallo nero,dalle narici di fuoco. Allora prese la sella e, in un impeto di collera violenta, la lanciò nel Golfo, formando un promontorio che poi venne chiamato ” La Sella del Diavolo”. Sotto di esso, trovarono dapprima rifugio le pacifiche navi fenicie, poi quelle di guerra dei Cartaginesi. Poi quelle dei Romani, dei Vandali e dei Bizantini. In seguito quelle dei Pisani, dei Genovesi e degli Spagnoli. Ed infine, quelle degli Inglesi, dei Francesi e degli Americani. Così, oggi, gli Angeli se ne sono andati dal loro golfo incantato e lo guardano dall’alto, discendendovi, talvolta, lievi e silenziosi, all’oll’ora del tramonto, quando il cielo si colora d’oro e di porpora.

b100963-big.jpg

Published
Categorized as Racconti

La leggenda dell’Aurora

La leggenda dell’aurora

Molto tempo fa in questo paese era buio fitto. Gli abitanti, tennero un’assemblea e decisero che occorreva una persona che fosse veloce a correre.: Scelsero Ghiandaia Azzurra.
Esso, si mise subito in moto in direzione di levante e finalmente giunse in una capanna di terra in un villaggio molto abitato a giudicare dalla quantità di capanne, ma nessuno in realtà era li, perché se ne erano andati ad una festa non molto distante. Entrato nella capanna trovò un bambino.. Ghiandaia Azzurra chiese al bambino:
“Dove sono andati?'”.
Il ragazzo rispose:
“Sono andati via”:
Nella capanna c’erano delle ceste di provviste contro la parete: Ghiandaia Azzurra indicò la prima cesta che vide li vicino e chiese:
“Che c’è in quella cesta?”.
Il bambino rispose:
“Prima sera”.
Poi indicò la cesta accanto dicendo:
“Che c’è in quella cesta?”.
E il ragazzo rispose:
“Appena buio”.
Le domande alternate dalle risposte si susseguirono, fino all’ ultima::
“Che c’è in quella cesta?”.
Il fanciullo rispose:
“Aurora”.
Allora Ghiandaia Azzurra afferrò lesto la cesta e se ne scappò di corsa!
Il bambino cominciò a gridare:
“Ci hanno rubato l’Aurora!”.
La gente non fece caso alle urla del bambino poco distante, e continuarono a danzare.. Finalmente l’ attenzione di un abitante cadde sulle urla e disse:
“Il ragazzo grida che hanno rubato l’Aurora”.
Tutti accorsero allora alla capanna e, spiegato l’ accaduto si misero presto ad inseguire Ghiandaia Azzurra verso ponente.
Egli andava verso ponente, sempre verso ponente.
Vicino alla Grande Valle lo raggiunsero.
Stavano per prenderlo; eran proprio sul punto di farcela, quando egli aprì la cesta e la luce volò fuori.

Aquila Grigia

indiani007.jpg

Published
Categorized as Racconti

La leggenda della Luna Piena

“Una leggenda è un racconto di avvenimenti straordinari riguardanti cose, persone, posti o eventi che si ritengono storicamente veri o verosimili.Poiché la leggenda è sempre collegata e fa sempre riferimento alla storia, essa è diversa dalla fiaba e dalla favola i cui personaggi o avvenimenti sono costantemente immersi in una dimensione solo fantastica.

La leggenda presuppone necessariamente l’esistenza di fatti storici da cui partire e su cui lavorare anche con la fantasia.

Ogni popolo, ogni cultura ha le sue leggende, piccoli frammenti di storia dai contorni magici.”

(By Soraya)

Ecco, io sono sempre stata più affascinata dalle leggende che dalle fiabe e amo le tradizioni, i miti e tutto ciò che è la leggenda di un popolo.

Le leggende degli Indiani d’America hanno sempre avuto per me un fascino particolare…! 🙂

La leggenda della Luna Piena

In una calda notte di luglio di tanto tempo fa un lupo, seduto sulla cima di un monte, ululava a più non posso.

In cielo splendeva una sottile falce di luna che ogni tanto giocava a nascondersi dietro soffici trine di nuvole, o danzava tra esse, armoniosa e lieve.

Gli ululati del lupo erano lunghi, ripetuti, disperati. In breve arrivarono fino all’argentea regina della notte che, alquanto infastidita da tutto quel baccano, gli chiese:

– Cos’hai da urlare tanto? Perché non la smetti almeno per un po’?-

– Ho perso uno dei miei figli, il lupacchiotto più piccolo della mia cucciolata. Sono disperato… aiutami! – rispose il lupo.

La luna, allora, cominciò lentamente a gonfiarsi. E si gonfio, si gonfiò, si gonfiò, fino a diventare una grossa, luminosissima palla.

– Guarda se riesci ora a ritrovare il tuo lupacchiotto – disse, dolcemente partecipe, al lupo in pena.

Il piccolo fu trovato, tremante di freddo e di paura, sull’orlo di un precipizio. Con un gran balzo il padre afferrò il figlio, lo strinse forte forte a sé e, felice ed emozionato, ma non senza aver mille e mille volte ringraziato la luna. Poi sparì tra il folto della vegetazione.

Per premiare la bontà della luna, le fate dei boschi le fecero un bellissimo regalo: ogni trenta giorni può ridiventare tonda, grossa, luminosa, e i cuccioli del mondo intero, alzando nella notte gli occhi al cielo, possono ammirarla in tutto il suo splendore.

I lupi lo sanno… E ululano festosi alla luna piena.
indiani030.jpg

 

Published
Categorized as Racconti

Pensieri, aforismi, citazioni…come vengono.

CIAO

il mio nome è Felicità.
Faccio parte della vita, di quelli che credono nella forza dell’amore,che credono che ad una bella storia non possa esserci mai fine.
Sono sposata,lo sapevate?
Sono sposata con il Tempo.
Lui è il responsabile della risoluzione di tutti i problemi.
Lui costruisce cuori, lui medica quelli feriti, lui vince la tristezza….
Io e il Tempo, assieme, abbiamo avuto 3 figli:
Amicizia,Saggezza,Amore...
Amicizia è la figlia più grande, una ragazza bellissima, sincera e allegra.Lei unisce le persone, non ha l”intento di ferire,ma di consolare.
Poi c’è Saggezza, colta, con principi morali…lei è quella più attaccata a suo padre, Tempo.
E’ come se Saggezza e Tempo camminassero insieme!
L’ultimo è Amore! Ah, quanto mi fa lavorare lui!
E’ ostinato, a volte vuole abitare solo in un certo posto..
E a volte dice che è stato concepito per abitare in 2 cuori e non in uno soltanto.
Eh si, mio figlio Amore è molto complesso.
Quando comincia a far danni, devo chiamare subito suo padre,Tempo,affinchè chiuda le ferite procurate dal figlio!
Una persona un giorno mi ha detto:”alla fine tutto si sistema sempre…in un modo o nell’altro…
se le cose ancora non si sono sistemate è perchè non siamo
ancora giunti alla fine”
Per questo ti dico di avere fiducia nella mia famiglia.
Credi in mio marito Tempo, nei miei figli Amicizia,Saggezza e soprattutto credi in mio figlio Amore.
Se avrai fiducia in loro, stai certo che allora io, Felicità, un giorno batterò alla tua porta!!

E non dimenticare mai di sorridere….

(racconto trovato sul web)

b101742-big.jpg