Racconto Zen

Ah si?

Il maestro Zen Hakuin era decantato dai vicini per la purezza della sua vita. Accanto a lui abitava una bella ragazza giapponese, i cui genitori avevano un negozio di alimentari.
Un giorno, come un fulmine a ciel sereno, i genitori scoprirono che era incinta. La cosa mando’ i genitori su tutte le furie.
La ragazza non voleva confessare chi fosse l’uomo, ma quando non ne pote’ piu’ di tutte quelle insistenze, fini col dire che era stato Hakuin.
I genitori furibondi andarono dal maestro, lo insultarono e gli imposero di mantenere la ragazza e il bambimo.
“Ah si?” disse lui come tutta risposta.
Quando il bambino nacque, lo portarono da Hakuin. Ormai si era preso la reputazione, cosa che lo lasciava indifferente, ma si occupo’ del bambino e della giovane con grande sollecitudine. Si procurava dai vicini il latte e tutto quello che occorreva al piccolo. Si mise inoltre a intrecciare un maggior numero di stuoie per poter mantenere i due nuovi venuti.
Dopo un anno la giovane – annoiata di vivere con Hakuin – non resitette piu’, si pentì e disse ai genitori la verita’: il vero padre del bambino era un giovanotto che lavorava al mercato del pesce.
La madre e il padre della ragazza, cosi come anche i vicini, andarono subito da Hakuin a chiedergli perdono, a fargli tutte le loro scuse e a riprendersi il bambino e la giovane.
Hakuin non fece obiezioni.
Nel cedere il bambino, tutto quello che disse fu: “Ah si?”.

Commento: In realtà Hakuin non si sentiva offeso da nessuno. Quella ragazza, i suoi genitori e i vicini erano solo parte del mondo vociante, passionale e confuso che costituisce la società “normale” di tutti i tempi e di tutti i paesi.
Sempre instabili, alla prima occasione colpiscono e alla prima occasione si pentono… e poi ricominciano tutto da capo.
Se non si prende coscienza dei propri condizionamenti millenari – e se non se ne prendono le distanze -, si ripeteranno sempre gli stessi comportamenti.
L’osservazione di sé è la base di ogni vera evoluzione.

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Oggetti Smarriti…il cuore.

Beh..sono ritornata agli “oggetti smarriti ” perchè pensavo di cercarmi un “cuore”, un bel cuore nuovo… 😮

Ma poi ho pensato che agli ” oggetti smarriti” di cuori nuovi non ce ne possono essere…e poi: chi potrebbe essere così sbadato da perdere il proprio cuore… e non andarlo subito a cercare e riprendere..?!

E infatti…non ho trovato nessun cuore…ma queste poche righe…su di un foglio…appoggiato ad uno scaffale..vuoto…

Dedicato a chi sente appesantirsi il cuore ogni volta di più e crede di non poter più affrontare la benchè minima delusione.

Ma, a ben pensarci, non è forse la perdita di qualche illusione che ci aiuta a diventare un pò più saggi…un pò più forti.?! smile.gif

Un cuore pieno di cicatrici…è pur sempre un bel cuore…anzi forse di più di un cuore che non sia stato mai ferito..!

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CUORE

C’era una volta un giovane in mezzo a una piazza gremita di persone: diceva di avere il cuore più bello del mondo, o quantomeno della vallata. Tutti quanti gliel’ammiravano: era davvero perfetto, senza alcun minimo difetto. Erano tutti concordi nell’ammettere che quello era proprio il cuore più bello che avessero mai visto in vita loro, e più lo dicevano, più il giovane s’insuperbiva e si vantava di quel suo cuore meraviglioso.

All’improvviso spuntò fuori dal nulla un vecchio, che emergendo dalla folla disse: “Beh, a dire il vero.. il tuo cuore è molto meno bello del mio. ” Quando lo mostrò, aveva puntàti addosso gli occhi di tutti: della folla, e del ragazzo. Certo, quel cuore batteva forte, ma era ricoperto di cicatrici. C’erano zone dove dalle quali erano stati asportati dei pezzi e rimpiazzati con altri, ma non combaciavano bene – così il cuore risultava tutto bitorzoluto. Per giunta, era pieno di grossi buchi dove mancavano interi pezzi. Così tutti quanti osservavano il vecchio, colmi di perplessità, domandandosi come potesse affermare che il suo cuore fosse bello.

Il giovane guardò com’era ridotto quel vecchio e scoppiò ridere: “Starai scherzando!”, disse. “Confronta il tuo cuore col mio: il mio è perfetto, mentre il tuo è un rattoppo di ferite e lacrime. ” “Vero. “, ammise il vecchio. “Il tuo ha un aspetto assolutamente perfetto, ma non farei mai a cambio col mio. Vedi, ciascuna ferita rappresenta una persona alla quale ho donato il mio amore: ho staccato un pezzo del mio cuore e gliel’ho dato, e spesso ne ho ricevuto in cambio un pezzo del loro cuore, a colmare il vuoto lasciato nel mio cuore. Ma, certo, ciò che dai non è mai esattamente uguale a ciò che ricevi – e così ho qualche bitorzolo, a cui sono affezionato, però, ciascuno mi ricorda l’amore che ho condiviso. Altre volte invece ho dato via pezzi del mio cuore a persone che non mi hanno corrisposto: questo ti spiega le voragini. Amare è rischioso, certo, ma per quanto dolorose siano queste voragini che rimangono aperte nel mio cuore, mi ricordano sempre l’amore che provo anche per queste persone.. e chissà? Forse un giorno ritorneranno, e magari colmeranno lo spazio che ho riservato per loro. Comprendi, adesso, che cosa sia la VERA bellezza? “

Il giovane era rimasto senza parole… Così prese un pezzo del proprio cuore, andò incontro al vecchio, e gliel’offrì con le mani che tremavano. Il vecchio lo accettò, lo mise nel suo cuore, poi prese un pezzo del suo vecchio cuore rattoppato e con esso colmò la ferita rimasta aperta nel cuore del giovane. Ci entrava, ma non combaciava perfettamente, faceva un piccolo bitorzolo. Il giovane guardò il suo cuore, che non era più “il cuore più bello del mondo”, eppure lo trovava più meraviglioso che mai perché l’amore del vecchio ora scorreva dentro di lui.
~ Renge ~

una leggenda spagnola…

LA NASCITA DELLE FARFALLE
La fata dei fiori, Laría, aveva un’amica molto gentile e graziosa: la piccola Veda.

Veda trascorreva gran parte del suo tempo nel magnifico giardino di Laría. Passeggiava negli splendidi viali, si fermava davanti all’acqua cristallina della fontana, contemplava le aiuole, ascoltava le interessantissime parole della fata…

Laría raccontava storie piene di poesia: parlava delle nuvole e degli usignoli, dei fili d’erba e delle gocce d’acqua. Una volta, mentre raccontava la storia del ragno verde che di notte, fra i rami del tiglio, tesse i vestiti dei bambini felici, Veda lanciò un grido!

Aveva visto, proprio davanti ai suoi piedi, tra i sassolini di mille colori, un bruco orribile. Guardandosi intorno, vide che moltissimi altri bruchi arrivavano da tutte le parti. Rovinavano, con la loro presenza, la bellezza del giardino e cacciavano via tutta la sua gioia e la sua allegria. La bimba, essendo una bimba gentile, voleva sorridere sempre, voleva avere sempre intorno cose belle e così chiese alla fata dei fiori di fare qualcosa per cacciare via gli orribili bruchi.

Laría staccò tanti petali dai fiori che aveva intorno: rose rosse, bianchi gigli, primule gialle, azzurri nontiscordardime… e gettò tutti questi petali addosso ai bruchi.

“Animaletti bruttissimi, prendete le ali che vi regalo. Avrete così la bellezza dei fiori e non cancellerete la magia del mio giardino, anzi, la farete crescere.”

Mille farfalle si alzarono allora in volo sull’acqua argentea della fontana, sulle aiuole fiorite, sui sentieri di sassolini colorati. Giocarono coi raggi del sole e coi rami carichi di frutti, fecero un girotondo intorno all’arcobaleno e volarono nel cielo limpido. Così, Veda dimenticò gli orribili bruchi e pensò che nel mondo tutto è meraviglioso!

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racconto della notte…

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La luna e la farfalla
Serata di maggio: l’aria e’ dolce, non c’e’ luce nel prato . Una piccola farfalla ha smarrito la strada di casa. E’ stanca, sfiduciata, e piange nel suo volo a vuoto. Da una nuvola fa capolino la luna: “Ho smarrito la strada di casa”. La luna commossa le dice: “Posati su quel fiore ancora aperto e chiudi gli occhi”. La farfalla si posa e dalla stanchezza si assopisce. La luna chiama il vento e le affida la piccola farfalla. Il vento dolcemente la porta fino a casa; la farfalla e’ felice e vorrebbe ringraziare la luna. Ecco perche’ quando una piccola farfalla entra in una casa sbatte contro la lampada accesa: sta cercando la luna per dirle grazie.

Blarney Stone

La leggenda che investe questa pietra (Blarney Stone) portata in Europa dai Crociati, ebbe inizio da una rimostranza della regina Elisabetta I, ad uno dei proprietari del castello, Cormac Teige MacCarthy, il quale avrebbe tenuto testa così bene alla sovrana inglese, mascherando la menzogna tramite l’eloquenza, che costei avrebbe detto, ricevendo una delle sue lettere “This is all Blarney, he never means what he says, he never does what he promises” (“E’ tipico di Blarney: non pensa mai ciò che dice, non fa mai ciò che promette”).
Il termine blarney, ha cosi’ preso il significato di “lusingare”, ed e’ entrato nel modo comune di parlare tanto che la frase: “He could talk the leg off an iron pot, He has kissed the Blarney stone” e’ diventato un modo per indicare un adulatore dotato di parlantina.

Il castello di Blarney è l’attrazione più famosa dei dintorni di Cork. Fu fatto costruire nel 1446 circa da Dermot Laidir MacCarthy, su uno sperone roccioso che domina il corso del Martin. Ed e’ tutt’oggi mantenuto in ottime condizioni.

Oggi turisti di tutto il mondo salgono i 1200 gradini che portano alla pietra, e, seguendo la leggenda, la baciano sdraiati sulla schiena rimando sospesi con la testa nel vuoto a 40 metri d’altezza!

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