L’orchidea

Il nome Orchis, è stato dato nel IV secolo avanti Cristo dal greco Teofrasto, probabilmente ispirato dalla forma rotondeggiante dei due “tuberi” che compongono l’apparato radicale di alcune specie, simili ai testicoli dell’uomo.

Secondo la mitologia, Orchis era un giovane greco, bellissimo e assai focoso.

Figlio di una ninfa, pensava di potersi permettere tutto, utilizzando la sua bellezza per conquistare le giovanette più affascinanti e graziose.

E fu così che, durante un festino di Bacco, tentò persino di violentare una delle sacerdotesse del dio. Sacrilegio!

Orchis pensava di potersi sottrarre alla vendetta della potentissima Moira che puniva gli abusi causati dal desiderio di onnipotenza, ma non ebbe scampo e dunque fu sbranato da belve feroci.

Gli dei però non vollero permettere che del bellissimo Orchis si perdesse anche il ricordo e fecero si che dai suoi resti nascesse una pianticella che riproduceva nella sua parte sotterranea, nei due bulbi, proprio le appendici anatomiche maschili che erano state causa della disgrazia.

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Aspettando Halloween…

Beh…ci siamo quasi…a questa notte così…stregata, 😮 stiamo facendo giusto gli ultimi preparativi…! 😀 hall141.gif

Ma intanto eccovi un’altra storia :

LE ANTICHE ORIGINI DI HALLOWEEN
Il termine Halloween deriva dal fatto che il 31 di ottobre è la vigilia di Ognissanti, ovvero il giorno in cui la tradizione cristiana celebra tutti i santi, in blocco, nessuno escluso. Questa data, il 1° novembre, è denominata in inglese All Hallows’ Day. A questo punto occorre tenere presente che presso i popoli antichi (e pure per gli ebrei di oggi) il giorno non incomincia allo scoccare della mezzanotte, bensì qualche ora prima, al tramonto.

Ecco perchè, per esempio, si attribuisce tanta importanza alla vigilia di Natale: il 24 dicembre, infatti, non è solo il giorno prima, ma costituisce senza soluzione di continuità la prima parte del Natale stesso.
Ora, per analogia, la vigilia di Ognissanti è denominata All Hallow’ Eve (dove “eve” sta per “vigilia”), ma anche All Hallows’ Even (che costituisce il concetto di “vigilia” con quello di “sera”); è facile immaginare come quest’ultima definizione si sia contratta in Hallows’ Even, e da lì ad Halloween il passo è stato breve.

Le origini di questa festa risalgono all’epoca in cui le isole britanniche erano dominate dalla cultura celtica, prima che l’Europa cadesse sotto il dominio di Roma. L’anno nuovo, allora, cominciava con il 1° novembre, quando i lavori nei campi erano completamente conclusi, il raccolto era al sicuro, ed i contadini potevano finalmente rilassarsi e godersi i doni che gli dei avevano loro concesso. In tale data, quindi, tutte le divinità pagane venivano ricordate ed evocate a titolo di ringraziamento ed auspicio per l’anno entrante; le porte delle dimensioni ultraterrene erano considerate aperte, per quella notte, e tutti gli spiriti erano liberi di vagare sulla terra e di divertirsi insieme agli uomini.

L’aspetto di festa gioiosa, comunque, non dispiacque alla Chiesa, che in un certo qual modo si impadronì della ricorrenza per celebrare tutti i santi del cristianesimo: ecco allora nascere il nostro giorno di Ognissanti (che non a caso, ricordiamo, precede immediatamente il Giorno dei Morti, tanto per ribadire l’inscendibile legame che collega la dimensione terrena con quella ultraterrena, sia essa la sfera celeste o molto più genericamente l’aldilà).

Da allora, l’antica Halloween è divenuta sinonimo di notte stregata, popolata da tutti gli spiriti maligni che la fantasia potesse immaginare.

(Tratto da : http://www.halloweenight.it)

Mi raccomando allora…tutti svegli quella notteee..! 😀

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Se volete…cliccatelo 😀 chains.gif e…vi…trascinerà nel nostro Halloween..!

Aspettando Halloween..

Già…stiamo aspettando halloween-2.gif…tutti ormai l’aspettano… 🙂
Sembra una festa nuova…molto americana e invece no…vi posso assicurare che anche io l’ho sempre fatta questa festa…senza saperlo..! 😮 Si perchè quando ero piccola io, non si sapeva niente del…” dolcetto o scherzetto.. ” ma mettere una candela dentro ad una zucca con occhi, naso e bocca scavati dentro…questo si, questo si faceva. 🙂

A pensarci, ricordo ancora l’odore caratteristico della zucca vuota e della candela che ardeva dentro ed il bagliore giallognolo e quasi sinistro della fiamma della candela che creava ombre tremolanti sulle pareti della stanza e che piano, piano si faceva sempre più tenue e meno minaccioso…fino a spegnersi.
Si, perchè a me faceva un pò paura quella zucca quasi…umana…! 😦

Oggi è tutto diverso; ci sono zucche, streghe, fantasmi e scheletri fatti così bene..da sembrare veri… 😮
Ci sono i dolcetti fatti apposta per l’occasione e migliaia di altre cose, soprattutto sul web, che ci ricordano che la notte del 31 ottobre è una notte speciale, popolata da fantasmi…che per una volta sentiamo esserci quasi amici.. Oggi si sa tutto sulle origini di questa festa…ma forse, sapendo tutto, si perde un po’ di quel fascino che proprio il “non sapere” dava….

E, a proposito della zucca, eccovi una leggenda :
CHI E’ JACK-O-LANTERN? hall065.gif

La tradizione di Jack deriva molto probabilmente dalla tradizione irlandese.
La leggenda dice che un certo Jack, noto come baro, delinquente dedoti al bere, riuscì ad ingannare Satana in persona. Una sera Jack invitò il Diavolo a bere con lui ed il Diavolo accettò. Jack propose una scommessa a Satana: gli disse che non sarebbe più riuscito a scendere da un albero. Satana rise a squarciagola credendo che Jack fosse pazzo: sicuro di vincere la scommessa accettò. Mentre Satana saliva sull’albero, Jack incise sulla corteccia una croce che impediva al Diavolo di scendere giù. Jack vide che Satana era perduto e quindi avanzò la sua proposta: avrebbe cancellato la croce se lui si fosse impegnato a non tentarlo più.
Satana accettò e Jack cancellò la croce come concordato.
Alla sua morte Jack non fu accettato in Paradiso a causa dei suoi numerosi peccati,; non fu però accettato neanche all’Inferno in memoria dello scherzo giocato al Diavolo. Nonostante questo, il Diavolo donò a Jack un tizzone che gli illuminasse la strada. Per far durare la luce del tizzone per il maggior tempo possibile, Jack lo infilò all’interno di una cipolla. Da allora si narra che vaghi durante la notte di Halloween facendosi luce col tizzone a lui donato da Satana.
Da allora Jack fu soprannominato Jack O’Lantern e quando gli irlandese migrarono in America, avendo a disposizione delle grosse zucche, le sostituirono alla cipolla.

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Se volete entrare nel mondo di halloween-2.gif…visto da noi, cliccate la…zucaaaa..!! 😀 hall085.gif

Gengis Khan ed il suo falco.

Leggenda.

Gengis Khan ed il suo falco.

Una mattina, il grande condottiero mongolo Gengis Khan e la sua corte partirono per una battuta di caccia.
I compagni portarono archi e frecce; lui, invece, teneva sul braccio il suo falco preferito – migliore e più preciso di qualsiasi dardo, giacchè poteva levarsi alto nel cielo e scorgere tutto ciò che un essere umano non avrebbe mai potuto vedere.
Ma, nonostante l’entusiasmo che animava il gruppo, non riuscirono a catturare nemmeno una preda. Mentre facevano ritorno all’accampamento, Gengis Khan – deluso – si separò dalla comitiva, scegliendo di procedere da solo, per non scaricare la propria frustazione sui compagni.

Si erano trattenuti nella foresta più di quanto avessero previsto, e il grande condottiero era terribilmente stanco ed assetato. A causa della calura estiva, i torrenti erano in secca, e questo gli rendeva impossibile dissetarsi. Finalmente, gli apparve una sorta di miracolo: un filo d’acqua che scendeva da una roccia proprio di fronte a lui.

Subito allontanò il falco dal braccio, prese il piccolo calice d’argento che portava sempre con se e lo riempì lentamente. Quando stava per portarlo alle labbra, il falco spiccò il volo e glielo strappò dalle mani, facendolo rotolare lontano.

Gensis Khan s’infuriò, ma quello era il suo animale preferito, e forse aveva una gran sete pure lui. Così raccolse il calice, lo ripulì dal terriccio e lo riempì di nuovo. Quando fu mezzo pieno, il falco scagliò un altro attacco, facendo rovesciare il liquido.

Gengis Khan adorava quell’animale, ma sapeva di non poter permettere che gli mancasse di rispetto, in nessuna circostanza: qualcuno avrebbe potuto assistere a quella scena da lontano, una persona che in seguito si sarebbe magari presa la briga di raccontare ai suoi guerrieri che il grande conquistatore non era in grado di domare neppure un uccello.

Allora sguainò la spada che portava alla cintura, afferrò il calice e ricominciò a riempirlo, con un occhio alla fonte e l’altro al falco. Quando l’acqua raggiunse quasi l’orlo del bicchiere, mentre si accingeva a bere, il falco si levò in volo e si diresse verso di lui. Con un colpo secco, Gensis Khan gli trafisse il petto.

Adesso il filo d’acqua si era prosciugato. Deciso a placare la sua sete, il grande condottiero si arrampicò sulla roccia in cerca della fonte. Con grande sorpresa, scoprì una pozza d’acqua, ma dentro di essa vide un serpente morto, uno dei più velenosi di quella zona. Se avesse bevuto, in quel momento non sarebbe più stato nel mondo dei vivi.

Gensis Khan tornò all’accampamento con il falco morto tra le braccia. Ordinò una scultura in oro dell’uccello e, su una delle ali, fece incidere queste parole:

” Anche quando un amico fa qualche cosa che non ti piace, continua ad essergli amico.”

Sull’altra, dispose che fosse scritto:

” Qualsiasi azione motivata dalla furia è un’azione votata al fallimento.”

Da: ” Sono come il fiume che scorre” di P. Coelho


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IL VASO DI PANDORA- Mito greco

Beh…oggi leggiamoci un MITO

I Miti, soprattutto greci, sono molto conosciuti ma credo che ci permettano sempre di fare dei voli nel passato che, a seperli ben sfruttare, ci insegnano a migliorare un pò il nostro presente. 😀

IL VASO DI PANDORA
Erano troppo cattivi e superbi gli uomini da qualche tempo. Giove, il possente nume che governava il Cielo e la Terra ne era proprio stanco.”Bisogna punirli” si disse. E, chiamato presso il suo trono il fabbro Vulcano gli comandò di fabbricargli una donna. “Fabbricare una donna!!! Ma non é la stessa cosa che cesellare lo scudo di Minerva o sbalzare l’armatura di Marte!” gli disse. “Obbedisci!!” ripeté Giove, severo. “Ho bisogno di castigare gli uomini che stanno diventando veramente malvagi!” E Vulcano obbediente se ne tornò alle sue fucine e cominciò a costruire la donna.

Con le braccia vigorose, la modellò in argilla dal capo alle piante, la fece disseccare, le plasmò con dita sapienti un volto soave, la colorò di tenero rosa e le diede come anima una scintilla del fuoco divino che ardeva nei forni immensi dell’Olimpo. Allora la donna aprì gli occhi, sorrise e le sue membra si mossero con grazia; era in tutto simile alle bellissime Dee.

Accorse Minerva ad ammirarla e le donò una cintura di perle e un abito ricchissimo di porpora e gemme; le Grazie le adornarono il petto e le braccia di gioielli scintillanti; Venere, la dolce dea dal sorriso adorabile, sparse sulla testa della fortunata ragazza tutte le più squisite grazie femminili, mentre le Ore dalle lunghe trecce dorate inghirlandavano la donna appena creata con serti di rose vellutate e profumate.

Anche Giove volle offrire il suo dono alla bellissima mortale, prima di mandarla fra gli uomini.”Io ti metto nome Pandora ” disse Giove. “E il tuo nome vuol dire la donna “di tutti i doni” e a quelli che hai ricevuto ora, aggiungo il mio. Eccolo, tu porterai questo vaso con te, quando andrai sulla terra. Esso contiene tutti i mali che possono far piangere, soffrire, rovinare gli uomini. Guardati dunque dall’aprirlo, essi sfuggirebbero tutti per il mondo; mentre invece chiusi lì dentro, rimarranno imprigionati in eterno e non potranno nuocere a nessuno”.

La donna accolse grata il dono del nume e su di un cocchio a forma di cigno, scese sulla Terra ove il Fato aveva stabilito che dovesse diventare la sposa di un re. Ma la curiosità, a poco a poco, prese a roderle il pensiero: che cosa dunque conteneva il prezioso vaso intarsiato donatole da Giove? Tutti i mali aveva detto il nume? Ma come erano fatti? Quali erano? E se avesse aperto appena un pochino il coperchio e avesse curiosato con precauzione da uno spiraglio?

Piano piano la donna sollevò il coperchio, ficcò il viso nella breve fessura, ma dovette staccarsene subito inorridita. Un fumo denso, nero e acre usciva a folate enormi dal vaso e mille fantasmi orribili si delineavano in quelle tenebre paurose che invadevano il mondo e oscuravano il sole. C’erano tutte le malattie e tutti i dolori e tutte le brutture e tutti i vizi. E, tutti rapidi, inafferrabili, violenti, uscivano dal vaso irrompendo nelle case tranquille degli uomini.

Invano Pandora, cercava affannosamente di chiudere il vaso, di trattenere i Mali e di rimediare al disastro. Il Fato inesorabile si compiva e da quel giorno la vita degli uomini fu desolata da tutte le sventure scatenate da Giove. Quando tutto il fumo denso fu svaporato nell’aria e il vaso parve vuoto, Pandora guardò nell’interno: c’era ancora un grazioso uccellino azzurro; era la Speranza, l’unico bene rimasto ai mortali a conforto delle loro sventure.

Giove aveva punito gli uomini con la curiosità rovinosa di Pandora, aveva voluto che i Mali fossero liberi di causar loro infiniti castighi, ma aveva anche donato alla vita travagliata che egli stesso aveva imposto all’umanità, un dolce azzurro conforto:la Speranza che non abbandona nessuno.