Aspettando Natale – Pére Noèl

Beh…mentre aspettiamo che Sol finisca il suo racconto sul NATALE in SPAGNA ( Prima parteSeconda parte ), ho pensato di andare a vedere qualcosa sul NATALE di altri paesi.

Certo, non tutto è nuovo ma, come già sapete, a me piace leggere e rileggere e anche scrivere di tutto ciò che parla di leggende, di tradizioni, di fatti ed avvenimenti di tanto tempo fa…il cui significato si perde nella notte dei tempi… ma che oggi, con l’occhio attento del web…. 😀

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riusciamo di più a capire e a dare anche una risposta a qualche domanda che, almeno io, mi sono fatta da bambina… 🙂

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BABBO NATALE IN FRANCIA: Pére Noèl.

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In lingua francese Babbo Natale ha il nome di «Pére Noèl» ed è raffigurato come un dolce vecchietto dalla soffice barba bianca e dal sorriso dolce che se ne va in giro appoggiandosi a un bastone fatato con al termine una stella brillante.

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Le mamme in Francia raccontano questa storia ai loro bambini. Un tempo il crudele Erode mandò le sue truppe armate in giro per il regno col compito di uccidere tutti i bambini di età inferiore ai tré anni: tra questi ci sarebbe stato sicuramente anche il Bambin Gesù. Si racconta che Maria e Giuseppe, avvertiti dall’angelo Gabriele, si incamminarono verso l’Egitto a dorso del loro asinelio per fuggire a questo destino. Orbene, dopo una lunga giornata di cammino la cavalcatura era stanca e Maria scese al bordo della strada con in braccio il bambinello, mentre Giuseppe se ne andò a cercare una pozza d’acqua dove poter abbeverare l’animale. La Madonna stava allattando il piccolo Gesù quando da lontano cominciò a sentire fischi e grida e il suolo rimbombare degli zoccoli dei cavalli. «I soldati di Erode!» esclamò spaventata e subito si diede a cercare un posto dove nascondersi. Si avvicinò a un cespuglio di rose e disse: «Roseto, pianta di rose, ti prega una mamma addolorata che teme per il suo bambino, fiorisci tutto così che possiamo nasconderei tra i tuoi rami!». Ma la pianta di rose rispose: «Vai lontano da qui, che i soldati non ti vedano vicino a me e rovinino la mia bellezza!». Allora la Madonna si avvicinò alla pianta che produce chiodi di garofano e la pregò: «Pianta dei chiodi di garofano, ti prega una mamma spa ventata per il destino del suo bambino, fiorisci, così che possiamo nasconderei tra i tuoi rami!». Ma quella pianta non si curò di lei e disse: «Non vedi che ora sono impegnata: vai piuttosto da quel cespuglio di salvia che non ha altro da fare che carità!»

La Madonna allora si avvicinò alla pianta della salvia che senza nemmeno essere pregata, capendo l’incombenza del pericolo, fiorì tutta improvvisamente e infoltì i suoi rami con nuove foglie al punto che Maria e Gesù ne rimasero tutti coperti, invisibili a chiunque. Passarono infatti i soldati a cavallo senza scorgerli. Maria tremava però dalla paura che il Bambino si mettesse a piangere. Ma ancora una volta la pianta della salvia venne in loro soccorso: con le sue foglie e il suo profumo rassicurò Gesù addormentandolo. Dopo un po’ Giuseppe tornò dalla fonte e Maria rimontò in groppa al docile asinelio riprendendo tranquillamente il suo cammino.

Fu così che da quel giorno la pianta delle rose ebbe spine e quella che produce i chiodi di garofano fiori dal profumo sgradevole. La salvia invece fu benedetta dalla Madonna e per questo ha mille proprietà curative, tant’è che un vecchio proverbio francese recita «chi si dimentica della salvia, non ama la Madonna».

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In Francia la notte di Natale è chiamata anche la «notte dei miracoli».
Si racconta infatti che alcuni minatori, decenni fa, assistettero per caso a uno spettacolo tremendo, mentre si attardavano a scavare una galleria durante la notte di Natale. Allo scoccare del dodicesimo rintocco, le rocce delle montagne, come gli scogli in fondo al mare, si aprirono d’un colpo, rivelando ai loro occhi immensi tesori nascosti al centro della terra. I minatori, invece di santificare la nascita del Bambin Gesù, si lasciarono ingannare dall’avidità e dalla cupidigia, tralasciando ogni preghiera e ogni atto di omaggio al figlio di Dio, e si addentrarono in quelle profondità. Subito le rocce si richiusero alle loro spalle, inghiottendoli per sempre.

C’è chi dice che ancor oggi, nelle notti di luna piena, quando il vento tace, si sentono quei minatori gemere alla ricerca di una via d’uscita da quelle oscure profondità.

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Si crede infine che, allo scoccare della mezzanotte della notte santa, gli animali della fattoria acquistino il fantastico dono della parola. Maiali, cavalli, buoi, pecore, tutti possono parlare tra loro la nostra lingua e così scambiarsi preziosi segreti sugli esseri umani e sui loro errori. Sarebbe proprio curioso ascoltare i loro discorsi, ma guai a chi si trova a origliare dietro le porte delle stalle o dei pollai! Può diventare sordo o addirittura morire.

Tratto da : http://www.ilnatale.org

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la Nochebuena se viene…la Nochebuena se va… (tradizioni ed usi del Natale spagnolo 2)

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(inizia qua…)

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Una tradizione natalizia che sta andando ormai in disuso è quella del “aguinaldo”(una specie di mancia) anche se era così usuale che persino “Arre borriquito” uno dei più popolari “villancico” ne parla.

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Il giorno della Vigilia, gruppi di bambini andavano per le case del vicinato e s’offrivano di cantare “villancicos” (le canzoni di Natale tradizionali spagnole) -accompagnati da “zambomba”(un membrafono… una specie di tamburo tipico con una canna che entra dentro dalla parte superiore e sfregandolo produce un suono sordo) e “pandereta” (specie di tamburello con sonagli)- vicino al presepe della casa in cambio dell’ “aguinaldo” : delle monete o dei dolci tipici (dei pezzi di torrone, un “polvoròn” o qualche figurina di marzapane).

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figurine di marzapane

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La bevanda preferita in questi giorni è il “cava”, lo spumante fatto con uve spagnole col tradizionale metodo champenois.

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Una delle cose più carateristiche del Natale in Spagna sono i “villancicos”, le nostre tanto particolari canzoni di Natale. Sono canzoni della tradizione popolare che nel medioevo incominciarono a nascere per celebrare le feste religiose, mentre il canto gregoriano rimaneva per le celebrazioni liturgiche.
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Questi “villancicos” sono un pò giullareschi, ilari, allegri, con musiche in generale molto ritmiche (anche flamenco) e raccontano scene della vita giornaliera più o meno pittoresche adattandole alle storie della nascita di Gesù, e del Natale. Ce ne sono tantissimi, noi tutti li conosciamo e li cantiamo davvero felici, (tanto in Spagna come in America latina) dato che in generale sono allegri e a volte anche un pochino demenziali nei testi ma veramente affettuosi verso Gesù e la sua nascita. E se ne continuano a scrivere dei nuovi ancora oggi…

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Assieme ovviamente cantiamo tutte le canzoni di Natale che si cantano nel mondo, ma noi non le sentiamo tanto come i nostri “villancicos”…. Solo una canzone natalizia diciamo d’importazione, Il tamburino, è così tanto piaciuta agli spagnoli da farla assumere alla categoria di villancico. Eccola qua in versione animata, data la quasi assoluta impossibilità di trovare “villancicos” cantati da ugole decenti in rete, non soggetti a copyright.

Ho però trovato qualcuno dei nostri villancicos tradizionali assieme a qualcuno latinoamericano nuovo e qualche canzone di natale cantate da bambini. Se volete sentirli basta cliccare nei titoli a seguito, scendere nella pagina fino a trovare il player e cliccarci : Arre borriquito , La marimorena, Fum, fum, fum, Los peces en el río, Ay del chiquirritín, Campana sobre campana e Dime Niño de quien eres

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luci natalizie a Madrid (l’orso ed il corbezzolo nel centro, sono il simbolo di Madrid)
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La notte della Vigilia si celebra la “Messa di mezzanotte” da noi chiamata messa del “gallo” perché secondo la tradizione, questo animale fu il primo ad essere presente ed annunciò al mondo la nascita di Gesù.

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Fra Natale e la fine dell’anno c’è una tipica ricorrenza spagnola: il giorno degli Innocenti (28 di dicembre), che ricorda il massacro di bambini che il re Erode comandò in Giudea. In Spagna, con lo sconcerto totale di ogni straniero, in questo giorno le fontane della città possono vedersi piene di schiuma di sapone, si vedono banconote per terra che quando si vogliono raccogliere prendono il volo con grande rumore ed i giornali possono pubblicare notizie completamente impossibili. E’ il giorno degli scherzi e delle burle generalizzate come qua è il pesce d’aprile. (Devo dire che non conosciamo il motivo per cui un evento così triste abbia dato origine a questo giorno dedicato agli scherzi).

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(Continua qua….)

Aspettando Natale

COMINCIA A NEVICARE

di Grazia Deledda

-Siamo tutti in casa? – domandò mio padre, rientrando una sera sul tardi, tutto intabarrato e col suo fazzoletto di seta nera al collo. E dopo un rapido sguardo intorno si volse a chiudere la porta col paletto e con la stanga, quasi fuori s’avanzasse una torma di ladri o di lupi. Noi bambine gli si saltò intorno curiose e spaurite.
– Che c’è, che c’è?
– C’è che comincia a nevicare e ne avremo per tutta la notte e parecchi giorni ancora: il cielo sembra il petto di un colombo.
– Bene – disse la piccola nonna soddisfatta. – Così crederete a quello che raccontavo poco fa.
Poco fa la piccola nonna, che per la sua statura e il suo viso roseo rassomigliava a noi bambine, ed era più innocente e buona di noi, raccontava per la millesima volta che un anno, quando anche lei era davvero bambina (nel mille, diceva il fratellino studente, già scettico e poco rispettoso della santa vecchiaia), una lunga nevicata aveva sepolto e quasi distrutto il paese.
– Quattordici giorni e quattordici notti nevicò di continuo, senza un attimo d’interruzione. Nei primi giorni i giovani e anche le donne più audaci uscivano di casa a cavallo e calpestavano la neve nelle strade; e i servi praticavano qualche viottolo in mezzo a quelle montagne bianche ch’erano diventati gli orti ed i prati. Ma poi ci si rinchiuse tutti in casa, più che per la neve, per l’impressione che si trattasse di un avvenimento misterioso; un castigo divino. Si cominciò a credere che la nevicata durasse in eterno, e ci seppellisse tutti, entro le nostre case delle quali da un momento all’altro si aspettava il crollo. Peccati da scontare ne avevamo tutti, anche i bambini che non rispettavano i vecchi (questa è per te, signorino studente); e tutti si aveva anche paura di morire di fame.
– Potevate mangiare i teneri bambini, come nel mille – insiste lo studentello sfacciato.
– Va via, ti compatisco perché sei nell’età ingrata, – dice il babbo, che trova sempre una scusa per perdonare, – ma con queste cose qui non si scherza. Vedrai che fior di nevicata avremo adesso. Eppoi senti senti…
D’improvviso saliva dalla valle un muggito di vento che riempiva l’aria di terrore: e noi bambine ci raccogliemmo intorno al babbo come per nasconderci sotto le ali del suo tabarro.
– Ho dimenticato una cosa: bisogna che vada fuori un momento – egli dice frugandosi in tasca.
– Vado io, babbo – grida imperterrito il ragazzo; ma la mamma, bianca in viso, ferma tutti con un gesto.
– No, no, per carità, adesso!
– Eppure è necessario – insiste il babbo preoccupato. – Ho dimenticato di comprare il tabacco.
Allora la mamma si rischiara in viso e va a cercare qualche cosa nell’armadio.
– Domani è Sant’Antonio; è la tua festa, ed io avevo pensato di regalarti…
Gli presenta una borsa piena di tabacco, ed egli s’inchina, ringrazia, dice che la gradisce come se fosse piena d’oro; intanto si lascia togliere dalle spalle il tabarro e siede a tavola per cenare.
La cena non è come al solito, movimentata e turbata da incidenti quasi sempre provocati dall’irrequietudine dei commensali più piccoli; tutti si sta fermi, quieti, intenti alle voci di fuori.
– Ma quando c’è questo gran vento, – dice la nonna – la nevicata non può essere lunga. Quella volta…
Ed ecco che ricomincia a raccontare; ed i particolari terribili di quella volta aumentano la nostra ansia, che in fondo però ha qualche cosa di piacevole. Pare di ascoltare una fiaba che da un momento all’altro può mutarsi in realtà.
Quello che sopratutto ci preoccupa è di sapere se abbiamo abbastanza per vivere, nei giorni di clausura che si preparano.
– Il peggio è per il latte: con questo tempo non è facile averlo.
Ma la mamma dice che ha una grossa scatola di cacao: e la notizia fa sghignazzare di gioia il ragazzo, che odia il latte. Gli altri bambini non osano imitarlo; ma non si afferma che la notizia sia sgradita. Anche perché si sa che oltre il cacao esiste una misteriosa riserva di cioccolata e, in caso di estrema necessità, c’è anche un vaso di miele.
Delle altre cose necessarie alla vita non c’è da preoccuparsi. Di olio e vino, formaggio e farina, salumi e patate, e altre provviste, la cantina e la dispensa sono rigurgitanti. E carbone e legna non mancano. Eravamo ricchi, allora, e non lo sapevamo.
– E adesso – dice nostro padre, alzandosi da tavola per prendere il suo posto accanto al fuoco – vi voglio raccontare la storia di Giaffà.
Allora vi fu una vera battaglia per accaparrarsi il posto più vicino a lui: e persino la voce del vento si tacque, per lasciarci ascoltare meglio. Ma la nonnina, allarmata dal silenzio di fuori, andò a guardare dalla finestra di cucina, e disse con inquietudine e piacere:
– Questa volta mi pare che sia proprio come quell’altra.

Tutta la notte nevicò, e il mondo, come una grande nave che fa acqua, parve sommergersi piano piano in questo mare bianco. A noi pareva di essere entro la grande nave: si andava giù, nei brutti sogni, sepolti a poco a poco, pieni di paura ma pure cullati dalla speranza in Dio.
E la mattina dopo, il buon Dio fece splendere un meraviglioso sole d’inverno sulla terra candida, ove i fusti dei pioppi parevano davvero gli alberi di una nave pavesata di bianco.

Da : letturegiovani.it

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la Nochebuena se viene…la Nochebuena se va… (tradizioni ed usi del Natale spagnolo 1)

Ormai manca meno di un mese a Natale ed è inevitabile incominciare a pensarci… C’è chi non vedrà l’ora, chi è felice e torna bambino godendo di luci, musiche e atmosfera, chi non vede l’ora di vacanze, regali e shopping, chi lo vive come una serie d’impegni famigliari barbosi, chi diventa triste e malinconico, chi ricorda posti lontani…

Io divento malinconica e triste, e cercando di scacciare questi pensieri, sono tornata indietro nel tempo e pensato a quei Natali nel mio paese tanti anni fa e quei pochi poi, più recenti, da ormai cittadina italiana…

Frutto di questi ricordi è stato una specie di riassunto sulle particolarità e curiosità del Natale spagnolo che inserii in un corso di spagnolo per spiegare appunto le diversità dei costumi di popoli così vicini… Anche lì in Spagna come qua, certe cose sono cambiate, si perdono tradizioni che ci avevano accompagnato sempre e si acquistano “modi” d’importazione come l’albero, Papá Noel (è così che noi chiamiamo Babbo Natale) ed altre….

Ovviamente allora lo scrissi in spagnolo e “dimenticai” di tradurlo, oggi vi racconto in italiano ma, come allora, spero che se sarà noioso almeno vi faccia conciliare sonni bellissimi 🙂

Ah! dimenticavo…il titolo è il primo verso di una delle nostre tipiche canzoni di Natale…. un Villancico….

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Dall’ 8 dicembre inizia ad avvertirsi in Spagna l’ambiente natalizio . In questa data si festeggia l’Immacolata Concezione di speciale significato a Siviglia, dove ha luogo la cerimonia del “ballo degli Seises” nella cattedrale. Questo gruppo di bambini, vestiti alla moda del XVI secolo, fa un ballo ritmato e semplice, accompagnato da musica e canti . In certi momenti del ballo, gli “Seises” suonano le nacchere. Interpretano tre balli: il primo in onore della Vergine, il secondo in onore del vescovo ed il terzo in onore delle autorità e del popolo . Questo ballo si fa anche il giorno di Corpus Domini ed in quella occasione gli “Seises” sono vestiti in rosso e bianco.

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Il 22 di dicembre ha luogo un evento che determina per noi l’inizio del Natale: l’estrazione straordinaria della lotteria di Natale.

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Per cinque ore, la televisione e la radio trasmettono il sorteggio . I bar, le fabbriche e gli uffici funzionano tutti a ritmo lento perché milioni di persone cercano di sentire i bambini del Collegio di San Ildefonso de Madrid cantare i numeri vincenti. Il primo premio, chiamato “Il grasso”, da 2.000.000 di euro (dati dell’anno scorso) e può cambiare la vita di molti spagnoli . La Lotteria spagnola fu creata dal re Carlo III nel 1763 e le sue estrazioni non si sono mai fermate da allora . Nemmeno la guerra civile riuscì a sospendere l’ estrazione del “Gordo”, anzi, in quegli anni ci furono due estrazioni, una per ogni fronte.

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Bambini che hanno estratto e “cantato” “el gordo” dell’anno scorso, la bambina il numero ed il bambino il premio
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Bisogna che vi spieghi che le estrazioni settimanali della lotteria nazionale spagnola avvengono pressa poco come in ogni paese, cioè si estraggono, uno per volta, dei numeri che andranno a comporre i numeri che verranno premiati e si estraggono, sempre uno ad uno, altri numeri che formeranno il premio che ognuno dei numeri premiati avrà. I numeri vengono letti a voce alta, confermati e scritti. Invece, l’ estrazione di Natale si fa col sistema “tradizionale”, cioè ogni numero completo è scritto su una sola pallina che gira assieme a tutte le altre con tutti i numeri che sono stati venduti. Lo stesso succede con le cifre dei premi, ogni cifra è scritta completa in una sola pallina.

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Così, una coppia di bambini estrae rispettivamente numero e premio che vengono cantati con una nenia particolare che a tutti noi è familiare dalla nascita. Una volta tutte le estrazioni avvenivano in queste modo e le vacanze di Natale, che iniziano proprio questo giorno, facevano si che tutti noi fin da piccoli ci svegliassimo quel giorno sentendo cantare alla radio i bambini di San Ildefonso per l’estrazione della Lotteria di Natale.

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Ogni estrazione della Lotteria viene fatta da questi bambini orfani ed era consuetudine (spero lo sia anche ora) che chi vinceva contribuisse in proporzione al premio vinto ad aiutare economicamente i bambini che avevano estratto e cantato il numero ed il premio corrispondenti.

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La sera del 24 dicembre è nota in Spagna col nome di “Nochebuena” (Nottebuona). E’ un momento di riunioni famigliari attorno ad una gran cena e ai presepi presenti in molte case ed ora anche al bello ma importato, come tradizione, albero di Natale . Come sicuramente saprete, la tradizione del presepe ebbe inizio nel XIII secolo, quando San Francesco di Assisi ne installò uno dentro una grotta, mettendo un’immagine del bambin Gesù ed un bue ed una mula vivi assieme ad essa . Lì fece la messa di Mezzanotte nel 1223. Il successo di questa umile rappresentazione fu tale che rapidamente si estese in tutta Italia. In Spagna la tradizione arrivò portata dal monarca Carlo III chi l’importò da Napoli nel XVIII secolo.

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(Continua qua….)

Aurora boreale

Beh…si avvicina il Natale e a me piace ricordare un pò tutto quello che ci collega a questo periodo dell’anno… e l’Aurora Boreale è appunto un fenomeno che io collego inevitabilmente a Babbo Natale… 🙂

Andando in giro per la rete si trovano cose molto interessanti… 😮

Fonte : http://www.santatelevision.com

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Le aurore boreali sono fenomeni tipici delle regioni artiche ed antartiche che si manifestano nel cielo nelle notti invernali. Esse mantengono un certo mistero sulla loro esistenza, cosi´ come molte spiegazioni scientifiche.

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Filmato sull’Aurora Boreale

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Le Aurore Boreali rosse

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Fuochi d’artificio naturali

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Ma la parte più bella per me è sempre la leggenda… 🙂

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LE TEMUTE E RISPETTATE AURORE BOREALI

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Nelle generazioni, le popolazioni del nord hanno tramandato la leggenda di come le aurore boreali ebbero origine. Tanto tempo fa, una volpe dalla rossa pelliccia correva sopra creste rocciose in un posto lontano del nord. A forza di correre si era stancata, perchè gli enormi cumuli di neve la facevano affondare. La volpe dovette far riposare la sua coda perché era troppo debole per tenerla coraggiosamente in alto. In seguito, poiché la volpe stava correndo sulle croste rocciose, la sua coda colpí la neve, formando cosí, migliaglia di piccoli bagliori che fluttuarono nel cielo notturno e che portarono ad un uno spettacolo di forme e colori.

Le leggende sulle aurore boreali sono molte. Le aurore boreali sono sempre stata rispettate e temute. In Finlandia la gente credeva che fosse pericoloso pronunciare il loro nome in finlandese “revontuli”, a voce alta. Secondo una vecchia credenza, ridere mentre avveniva questo fenomeno notturno poteva essere persino mortale!

É risaputo che le renne si radunano in grandi gruppi quando appaiono le aurore boreali e persino i lupi si spaventano e diventano quieti sotto il loro incantesimo. Per i cacciatori, il barlume dell´aurora boreale era la promessa di una vitta bella e ricca. Si diceva persino alle loro mogli di non parlare e di restare a casa, perché non si sapeva cosa poteva accadere se qualcuno diceva la cosa sbagliata quando si manifestavano le aurore boreali.

Nonostante il timoroso rispetto che il popolo finlandese nutriva per l´aurora boreale, il popolo Sámi, gli abitanti originari della Lapponia, credevano di avere una sorta di potere su queste. Si credeva che se qualcuno fischiava durante le aurore boreali, tale suono le portava verso di se. E se c´era bisogno di previsioni del tempo, eventi importanti, fortuna nella caccia o in guerra, le risposte erano leggibili in quella mostra ricca di colore. In qualunque luogo nel mondo nel quale sono visibili le aurore boreali, possiamo trovare tipologie simili di leggende che le riguardano.