Aspettando Pasqua…in Svezia

Altra tappa del nostro viaggio attorno alla…Pasqua 🙂

Anche questa volta è un viaggio virtuale, ma forse un pò meno… 😮

Naturalmente non sono andata in Svezia, Svezia 😀 … mi sono fermata all’ Ikea 😆

Avevo letto che nel pomeriggio ci sarebbe stata una dimostrazione su come preparare lo Smörgåsbord, il tradizionale buffet di Pasqua e poi i bambini (e non solo… :D) avrebbero potuto colorare le loro uova di Pasqua

Immersa nella tradizione svedese…vi auguro quindi 🙂

In Svezia l’uovo, simbolo di vita e resurrezione, è presente in tutti gli alimenti e nei giochi di Pasqua.
E la domenica di Pasqua, si festeggia con un grande pasto mattiniero con uova sode con il guscio colorato, pane,dolci e caffè.
Ogni famiglia partecipa a feste per la colorazione delle uova. I concorsi di decorazione dell’uovo di Pasqua sono l’attività preferita dei ragazzi e ragazze più giovani.

Ecco qui sotto alcune foto, scattate in questo mio viaggio svedese all’Ikea 🙂  , di uova colorate da bambini e mamme e papà…che si divertivano molto…

Ho anche gustato dei piatti svedesi tipici del buffet di Pasqua…buoni davverooo..!!!!! e complimenti al cuoco. 😀   

La maggior parte delle celebrazioni pasquali avvengono durante la settimana santa che precede la domenica di Pasqua.
Il Giovedì Santo (o in alcune regioni il sabato) le bambine si vestono da Streghe di Pasqua, con grembiuli e scialli scuri, labbra e guance rosse, (spesso portano con se una scopa che simboleggia “il mezzo di trasporto” per andare a BLÅKULLA, dove le streghe del Medioevo incontravano Satana!!!)  e vanno di porta in porta offrendo disegni fatti a mano, generalmente a scuola, in cambio di dolci. Questa tradizione risale al medioevo e deriva da una vecchia credenza svedese che narra come le streghe fossero più potenti e distruttive durante la settimana santa.

L’origine della tradizione risale all’epoca dei processi alle streghe, nel Medioevo.

La vigilia viene celebrata accendendo dei falò.

Si dice che l’origine della brace pasquale fosse di spaventare le streghe che andavano a “Blåkulla”.  Anche i fuochi d’artificio fanno parte della tradizione.

Durante il giorno delle Palme vengono benedetti i gattici, rami del pioppo bianco con le gemme che assomigliano alla coda di gatto.

 

Fonte per notizie e foto :

http://blog.mammenellarete.it/slider/la-pasqua-in-svezia/

http://pasqua.arimini.it/sve-dan.php

Aspettando Pasqua…in Gran Bretagna.

Oltre a divertirmi a preparare qualche nuova card che troverete nella nostra Gallery di Pasqua, ho gironzolato un pò sul web ed ho trovato notizie di tradizioni davvero interessanti che si tramandano a Pasqua in paesi più o meno vicini a noi.

Per ora mi sono fermata in Gran Bretagna e quindi… 🙂

Nel Regno Unito, una delle cerimonie più vive è quella del Giovedì Santo, giorno dedicato all’attività caritativa e si svolge secondo un rituale tradizionale.

A Londra, l’uso del Royal Maundy Gifts, è ricordato nell’abazia di Westminster dove vengono donate ai poveri borse di denaro. Le borse, vengono distribuite dal sovrano su di un vassoio d’argento, dopo la cerimonia religiosa.

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Per saperne di più… andate a questo link (in inglese)

http://www.yeomenoftheguard.com/maundy_service.htm

Il Venerdì Santo vive ancora l’usanza degli hot-cross buns dolci, di antichissima tradizione, che un tempo si usavano mangiare come protezione contro il fuoco. Nel pub di Londra chiamato “Il Figlio della Vedova” si conservano quasi duecento esemplari di questi dolci, secondo quanto descritto da una leggenda: “una vedova che attendeva il figlio marinaio disperso in mare non volle mai disperare e continuò ogni anno a cuocergli gli hot-cross buns.

Ora la casa della vedova è un pub, appunto “The widow’s son”

e a Pasqua il proprietario prepara le focaccine e le vende ai clienti devolvendo parte del ricavato alla Società Britannica dei Marinai.

Questi dolcetti sono delle brioches fatte con la cannella e uvetta sulla cui superficie vi è una croce di glassa, a ricordare la passione di Cristo.

Si tratta di una ricetta antichissima a cui nei secoli sono state attribuite una serie di proprietà magico-terapeutiche (i buns sfornati di Venerdi Santo –che secondo la leggenda non ammuffivano- appesi al soffitto della cucina venivano conservati come porta-fortuna fino alla Pasqua seguente e ridotti in polvere venivano usati per curare ogni genere di malanno).

Rete appesa al soffito del pub con gli hot cross buns degli anni precedenti.

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INGREDIENTI (dosi per 12 buns)

* 180 ml latte
* 1 bustina da 7 g di lievito di birra secco (o 21 g di lievito fresco)
* Mezzo cucchiaio di zucchero

* 500 g di farina (possibilmente una farina di forza)
* 50 g zucchero di canna fino
* 1 cucchiaino di cannella in polvere
* Un pizzico di chiodi di garofano in polvere
* Un pizzico di noce moscata
* Mezzo cucchiaino di sale
* La scorza grattugiata di un limone
* 50 g burro ammorbidito a temperatura ambiente
* 2 uova
* Una manciata di uva sultanina

Per lucidare i buns:

* 1 uovo
* Un cucchiaio di latte

Per la glassa

* 60 g. di zucchero a velo
* 1 cucchiaio di latte

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Riscaldare il latte e quando è tiepido unire il lievito, il mezzo cucchiaio di zucchero e lasciar riposare per 10 minuti.

Nel frattempo in una ciotola mescolare farina, zucchero di canna, spezie sale e scorza di limone.

Trascorsi i dieci minuti aggiungere alla farina il latte lievitato. Aggiungere gradualmente le uova, lasciando incorporare bene ogni uovo all’impasto prima di aggiungere l’altro.
Infine unire il burro e lavorare bene il tutto fino ad avere un impasto liscio ed elastico. Per ultima unire l’uva sultanina.

Mettere l’impasto in una ciotola leggermente unta, coprire con della pellicola trasparente e lasciar lievitare in luogo tiepido per 1-2 ore o fin quando l’impasto raddoppia.

Trascorso questo tempo “sgonfiare” la pasta lievitata e dividerla in 12 pezzi uguali. Riporre i buns ben distanziati su di una teglia foderata di carta forno e lasciarli lievitare ancora per 30 minuti fino al raddoppio.

Pre-riscaldare il forno a 200?C.

Spennellare i buns con l’uovo sbattuto insieme al latte. Con un coltello leggermente imburrato incidere una croce sulla superficie di ogni bun ed infornare il tutto per circa 15-20 minuti (o fino a quando sono cotti e belli dorati).

Per la croce di glassa mescolare lo zucchero a velo col cucchiaio di latte fino ad avere una glassa consistente. Con la tasca da pasticcere disegnare una croce di glassa sul taglio di ogni bun, lasciar asciugare e servire.

Per la ricetta : http://www.cookaround.com/yabbse1/showthread.php?t=36872

Altre versioni degli Hot cross burns – (da Wikipedia)

Nel Stati Uniti, gli Hot cross buns a volte includono cedro candito in aggiunta all’ uvetta o ribes.

Sia in Australia che in Nuova Zelanda recentemente è diventata popolare una versione al cioccolato del panino. In genere contengono la stessa miscela di spezie, ma vengono utilizate le gocce di cioccolato al posto dei ribes. Ciò è dovuto alla stretta associazione tra Pasqua e cioccolato, o semplicemente per l’amore del cioccolato in generale.

Hot Cross cecoslovacco, chiamato Mazanec

Nel Repubblica Ceca, Mazanec è un dolce simile o pane dolce mangiato a Pasqua. E’ spesso segnato da una croce sulla parte superiore.

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C’è anche una filastrocca intitolata Hot Cross Buns che i bambini anglosassoni imparano a memoria nel periodo pasquale e durante la primavera che fa più o meno così:
Hot cross buns!
Hot cross buns!
One a penny,
Two a penny,
Hot cross buns!
If you have no daughters,
Give them to your sons;
One a penny,
Two a penny,
Hot cross buns!

In fine, un’altra usanza è quella di far rotolare le uova colorate su di un prato o lungo una strada, fino a quando tutti i gusci non siano stati spezzati.

Nel Regno Unito la tradizione di far rotolare le uova decorate giù per una collina erbosa risale a centinaia di anni fa ed è conosciuta come “pace- egging”, dall’inglese antico Pasch che significa Easter (Pasqua).

E nel Lancashire c’è una competizione annuale molto famosa delle “uova che rotolano” nel Avenham Park a Preston.

C’è una vecchia leggenda del Lancashire che dice che i gusci rotti delle uova devono essere schiacciati per benino dopo finita la corsa o essi saranno rubati ed usati come barche dalle streghe.

Ma la Egg rolling, o la Easter egg roll è una gioco tradizionale che si fa con le uova a Pasqua.  Nazioni differenti hanno differenti versioni del gioco, generalmente fatto con uova sode decorate.

Anche negli Stati Uniti, la Easter Egg Roll è un evento annuale, e si tiene sul  White House lawn ogni  Easter Monday per i bambini ed i loro genitori.

Dolley Madison, la moglie del  Presidente James Madison, diede inizio all’evento nel 1814 e centinaia di bambini portarono le loro uova decorate per unirsi al gioco.

Egg roll on the White House lawn, 1929

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The 2007 White House Easter Egg Roll.

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Washington 2009

Il Mito di Bacco e Arianna o dell’Amore che consola…

Tutto fugge…soprattutto la giovinezza e del domani non c’è certezza, quindi… “Carpe Diem” come ha detto Orazio… cogliamo le occasioni, le opportunità, le gioie che si presentano oggi, senza essere condizionati da incerte speranze o troppe ansie per il futuro e l’ amore, nonostante tutto, aiuta…  🙂

Al mito di Bacco e Arianna si sono ispirati poeti e pittori da tempi molto lontani da noi, a quelli più vicini…

Trionfo di Bacco e Arianna
(Quant’è bella giovinezza)

Quant’è bella giovinezza
che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.
Quest’è Bacco e Arianna
belli, e l’un dell’altro ardenti:
perché ‘l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.
Queste ninfe ed altre genti
sono allegre tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.
Questi lieti satiretti,
delle ninfe innamorati,
per caverne e per boschetti
han lor posto cento agguati;
or da Bacco riscaldati,
ballon, salton tuttavia.
Ch vuoi esser lieto, sia:
di   doman non c’è certezza.
Queste ninfe anche hanno caro
da lor esser ingannate:
non può fare a Amor riparo,
se non gente rozze e ingrate:
ora insieme mescolate
suonon, canton tuttavia.
Chi vuoi esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

(Lorenzo De’ Medici 15° secolo) poema

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Bacco e Arianna, Tiziano-National Gallery, Londra


Arianna sulla spiaggia di Naxos si aggira disperata per la partenza dell’amante Teseo, quando una variopinta processione le si fa incontro: un carro trainato da ghepardi avanza seguito da satiri, baccanti, animali e fauni: è il corteo trionfante di Bacco che, dal carro, balza incontro ad Arianna per difenderla dai suoi ghepardi. In cielo splende la costellazione della Corona.

Arianna è una figura della mitologia greca, figlia del re di Creta Minosse e di Pasifae.

Il noto mito è raccontato in varie versioni. In una si narra che Arianna si innamorò di Teseo quando egli giunse a Creta per uccidere il Minotauro nel labirinto. Arianna diede a Teseo un gomitolo di lana per poter segnare la strada percorsa nel labirinto e quindi uscirne agevolmente. Arianna fuggì con lui e gli altri ateniesi verso Atene ma Teseo la fece addormentare per poi abbandonarla sull’isola di Nasso (chiamata anche Dia). In ogni modo, durante le loro passioni segrete, Arianna concepì dall’eroe alcuni figli, Demofoonte e Stafilo.

In un’altra versione, Arianna al risveglio vide la nave di Teseo allontanarsi ma il dolore dell’abbandono fu di breve durata poiché giunse Dioniso su un carro tirato da pantere che, conosciutala, volle sposarla. Secondo un’altra variante ancora fu il dio stesso a ordinare a Teseo di abbandonare Arianna per averla in sposa.
Dagli amori di Dioniso e Arianna nacquero Toante, Stafilo, Enopione e Pepareto.

Dioniso, per le nozze, fece dono ad Arianna di un diadema d’oro creato da Efesto che, lanciato in cielo, andò a formare la costellazione della Corona Boreale.

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Le varie versioni sono accomunate da un comportamento meschino da parte di Teseo che appare inspiegabile; quindi sembrerebbe che una parte del mito originario sia andata perduta.

(Wikipedia)

Babbo Natale…in Africa

Voglio continuare oggi il nostro “viaggio di Natale”, iniziato qualche anno fa,  con notizie e curiosità sul Natale in paesi molto diversi dal nostro. Mi sono sempre chiesta come celebrassero per esempio il Natale in Africa…al caldo ovvio 🙂  ma forse in maniera diversa dall’ Australia dove tranne  per il fatto che si va al mare 😮  il Natale è sentito più o meno come da noi.

Savana, deserto e presepi

Nigeria
Un paese dalle mille etnie e dalle tante religioni. In Nigeria alberi e presepi non fanno capolino se non nelle regioni a più alta concentrazione cristiana, e la tradizione più diffusa rimane quella del pranzo con la famiglia allargata.

Santa Claus in una scuola africana

Ghana

Chiese addobbate festosamente, musica, processioni e parate nelle strade: questo è il Natale in Ghana, non esattamente il centro del cristianesimo. Una festa che diventa anche un’occasione per andare a trovare parenti e amici che vivono in villaggi diversi e lontani. Il pranzo di Natale prevede riso, pollo, agnello e frutta di ogni tipo. Nelle famiglie cristiane viene fatto l’albero, ma ovviamente non si tratta né di un pino né tantomeno di un abete: il mango è quello più diffuso.

 

 

 

 

 

 

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Kenya

Le non moltissime chiese cristiane del Kenya vengono addobbate con fiori coloratissimi, gli stessi che decorano i locali alberi di Natale. Le famiglie si riuniscono per il pranzo, mentre gruppi di ragazzini girano di casa in casa chiedendo piccoli doni e dolcetti. Il piatto tradizionale è il nyama choma, un arrosto di capra.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Egitto

Un paese musulmano ma con una nutrita presenza cristiana, anche se di confessione copta. Il calendario in Egitto è diverso, e quindi Natale viene festeggiato il 7 di gennaio, ma le celebrazioni iniziano addirittura il 25 di novembre, quando da pranzi e cene spariscono per 40 giorni sia la carne che il latte. Il “digiuno” termina la sera del 6 gennaio. Il 7 gennaio si svolgono le celebrazioni religiose (a volte trasmesse anche dalla Tv di Stato), mentre il piatto tradizionale è il Fatta, ricetta a base di carne e riso. Da alcuni anni hanno fatto la loro comparsa anche gli alberi di Natale, rigorosamente artificiali.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Sudafrica

Un Natale molto particolare quello del Sudafrica, non fosse altro perchè cade nel bel mezzo delle vacanze estive. Così il 25 di dicembre diventa poco più di una scusa per fare una gita fuoriporta o per passare una giornata al mare.

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Zimbabwe

A Kisimusi – questo la denominazione del Natale in Zimbabwe – gli adulti regalano dei doni ai bambini. Il centro delle celebrazioni è però il pranzo, che generalmente è “cumulativo”, vale a dire che raccoglie molte famiglie che partecipano attivamente alla sua preparazione. Porridge, arrosto (generalmente di capra, ma non è detto), verdure e dolci sono le portate.

 

 

 

 

da: sapere.it

Storie di Natale…aspettando Natale

Nevina e Fiordaprile

Quando il sughero pesava e la pietra era leggera
come il ricciolo dell’ava
c’era, allora, c’era… c’era…

fiabe … una principessa chiamata Nevina che viveva sola col padre Gennaio.
Lassù, nel candore perpetuo, abbagliante, inaccessibile agli uomini, il Re Gennaio preparava la neve con una chimica nota a lui solo; Nevina la modellava su piccole forme tolte dagli astri e dagli edelweiss, poi, quando la cornucopia era piena, la vuotava secondo il comando del padre ai quattro punti dell’orizzonte.
E la neve si diffondeva sul mondo.
Nevina era pallida e diafana, bella come le dee che non sono più: le sue chiome erano appena bionde, d’un biondo imitato dalla Stella Polare, il suo volto, le sue mani avevano il candore della neve non ancora caduta, l’occhio era cerulo come l’azzurro dei ghiacciai.fiocco
Nevina era triste.
Nelle ore di tregua, quando la notte era serena e stellata e il padre Gennaio sospendeva l’opera per dormire nell’immensa barba fluente, Nevina s’appoggiava ai balaustri di ghiaccio, chiudeva il mento tra le mani e fissava l’orizzonte lontano, sognando.
Una rondine ferita che valicava le montagne, per recarsi nelle terre del sole, era caduta nelle sue mani, che avevano tentato invano di confortarla; nei brividi dell’agonia la rondine aveva delirato, sospirando il mare, i fiori, i palmizi, la primavera senza fine. E Nevina da quel giorno sognava le terre non viste.
nature18Una notte decise di partire. Passò cauta sulla barba fluente di Gennaio, lasciò il ghiaccio e la neve eterna, prese la via della valle, si trovò fra gli abeti. Gli gnomi che la vedevano passare diafana, fosforescente nelle tenebre della foresta, interrompevano le danze, sostavano cavalcioni sui rami, fissandola con occhi curiosi e ridarelli.

– Nevina!
– Nevina! Dove vai?
– Nevina, danza con noi!
– Nevina, non ci lasciare!
E gli Spiritelli benigni le facevano ressa intorno, tentavano di arrestarle il passo abbracciandole con tutta forza la caviglia, cercavano di imprigionarle i piedi leggeri entro rami d’edera e di felce morta.
Nevina sorrideva, sorda ai richiami affettuosi, toglieva dalla cornucopia d’argento una falda di neve, la diffondeva intorno, liberandosi dei piccoli compagni di gioco. E proseguiva il cammino diafana, silenziosa, leggera come le dee che non sono più.
Giunse a valle, fu sulla grande strada.
L’aria si mitigava. Un senso d’affanno opprimeva il cuore di Nevina; per respirare toglieva dalla cornucopia una falda di neve, la diffondeva intorno, ritrovava le forze e il respiro nell’aria fatta gelida subitamente.
Proseguì rapida, percorse gran tratto di strada. Ad un crocevia sostò in estasi, con gli occhi abbagliati. Le si apriva dinnanzi uno spazio ignoto, una distesa azzurra e senza fine, come un altro cielo tolto alla volta celeste, disteso in terra, trattenuto, agitato ai lembi da mani invisibili.
Nevina proseguì sbigottita. La terra intorno mutava. Anemoni, garofani, mimose, violette, reseda, narcisi, giacinti, giunchiglie, gelsomini, tuberose, fin dove l’occhio giungeva, dal colle al mare, mal frenati dai muri e dalle siepi dei giardini, i fiori straripavano come un fiume di petali dove emergevano le case e gli alberi.nature27
Gli ulivi distendevano il loro velo d’argento, i palmizi svettavano diritti, eccelsi come dardi scagliati nell’azzurro.
Nevina volgeva gli occhi estasiati sulle cose mai viste, dimenticava di diffondere la neve; poi l’affanno la riprendeva, toglieva una falda, si formava intorno una zona di fiocchi candidi e d’aria gelida che le ridava il respiro. E i fiori, gli ulivi, le palme guardavano pur essi con meraviglia la giovinetta diafana che trasvolava in un turbine niveo e rabbrividivano al suo passaggio.

Un giovane bellissimo, dal giustacuore verde e violetto, apparve innanzi a Nevina, fissandola con occhi inquieti, vietandole il passo:
– Chi sei?
– Nevina sono. Figlia di Gennaio.
– Ma non sai, dunque, che questo non è il regno di tuo padre? Io sono Fiordaprile, e non t’è lecito avanzare sulle mie terre. Ritorna al tuo ghiacciaio, pel bene tuo e pel mio!
Nevina fissava il principe con occhi tanto supplici e dolci che Fiordaprile si sentì commosso.
nature26– Fiordaprile, lasciami avanzare! Mi fermerò poco. Voglio toccare quella neve azzurra, verde, rossa, violetta che chiamate fiori, voglio immergere le mie dita in quel cielo capovolto che è il mare!
Fiordaprile la guardò sorridendo; assentì col capo:
– Andiamo, dunque. Ti farò vedere tutto il mio regno.

Proseguirono insieme, tenendosi per mano, fissandosi negli occhi, estasiati e felici. Ma via via che Nevina avanzava, una zona bigia offuscava l’azzurro del cielo, un turbine di fiocchi candidi copriva i giardini meravigliosi.
Passarono in un villaggio festante; contadini e contadine danzavano sotto i mandorli in fiore. Nevina volle che Fiordaprile la facesse danzare: entrarono in ballo; ma la brigata si disperse con un brivido, i suoni cessarono, l’aria si fece di gelo; e dal cielo fatto bigio cominciarono a scendere, con la neve odorosa dei mandorli, i petali gelidi della neve, la vera neve che Nevina diffondeva al suo passaggio. flake
I due dovettero fuggire tra le querele irose della brigata.
Giunti poco lungi, volsero il capo e videro il paese di nuovo festante sotto il cielo rifatto sereno…
– Nevina, ti voglio sposare!
– I tuoi sudditi non vorranno una regina che diffonde il gelo.
– Non importa. La mia volontà sarà fatta.
Avanzarono ancora, tenendosi per mano, fissandosi negli occhi, immemori e felici… Ma ad un tratto Nevina s ‘arrestò coprendosi di un pallore più diafano.
– Fiordaprile! Fiordaprile! … Non ho più neve!
E tentava con le dita – invano – il fondo della cornucopia.
– Fiordaprile! … Mi sento morire! .. . Portami al confine… Fiordaprile!… Non reggo più!…
Nevina si piegava, veniva meno. Fiordaprile tentò di sorreggerla, la prese fra le braccia, la portò di peso, correndo verso la valle.
– Nevina! Nevina! Nevina non rispondeva. Si faceva diafana più ancora. Il suo volto prendeva la trasparenza iridata della bolla che sta per dileguare. – Nevina! Rispondi!
Fiordaprile la coprì col mantello di seta per difenderla dal sole ardente, proseguì correndo, arrivò nella valle, per affidarla al vento di tramontana.
nonno geloMa quando sollevò il mantello Nevina non c’era più.
Fiordaprile si guardò intorno smarrito, pallido, tremante. Dov’era? L’aveva perduta per via? Alzò le mani al volto, in atto disperato; poi il suo sguardo s’illuminò.
Vide Nevina dall’altra parte della valle che salutava con la mano protesa in un addio sorridente.
Un suo vecchio precettore, il vento di tramontana, la sospingeva pei sentieri nevosi, verso il ghiaccio eterno, verso il regno inaccessibile del padre Gennaio.

di Guido Gozzano

Da: http://www.pinu.it