Una storia ancora…e poi buonanotte

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Questo era il libro di favole più ricercato del blog 😮 ma grazie a Beatrice e alla sua tenacia…lo abbiamo finalmente stanato… 😀
E’ passato un po’ di tempo 🙂 ma spero che il lavoro fatto da Beatrice possa ancora essere utile a chi era interessato a questo libro e alle sue favole.

beatrice Dice:

ottobre 16, 2013 at 8:55 pm e
Vorrei scrivere in commento a Valentina e Ilaria, perchè anche io, come loro, cercavo disperatamente questo libro e l’ho trovato in una biblioteca dopo molte ricerche. Ora lo scannerizzerò e anche se sono passati un po’ di anni da questo post, se sono ancora interessate possono contattarmi e posso mandar loro le fotocopie. il mio indirizzo è beolina@gmail.com
Beatrice

qui alcune storie…

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Aspettando Natale, parliamo di… Babbo Natale.

BABBO NATALE

Nell’antica Roma imperiale, fra gli anni 243 e 366 dopo Cristo, amici e parenti si scambiarono le prime “stranae” per festeggiare il “dies natalis” in una fredda notte d’inverno.

Agli auguri si accompagnarono cesti di frutta, dolciumi e doni di ogni tipo perché la nascita di Gesù e l’anniversario dell’ascesa al trono dell’imperatore divenissero il simbolo di una prosperità che avrebbe dovuto protrarsi per l’intero anno.

Intorno al 1800 il rito trovò la sua personificazione in un forte vecchio rubicondo dalla barba bianca, residente al Polo Nord, che aiutato da numerosi gnomi, costruirebbe giocattoli da distribuire come doni la notte di Natale, con l’ausilio di una slitta trainata da renne volanti e passando attraverso i camini delle case.

Nella storia, esiste realmente un personaggio con queste caratteristiche. Si tratta di San Nicola. Nato a Patara, in Turchia, da una ricca famiglia, nel IV secolo divenne vescovo di Myra e partecipò al Concilio di Nicea nel 325. Quando morì le sue spoglie furono deposte a Myra, fino a che nel 1087 vennero trafugate da un gruppo di cavalieri italiani travestiti da mercanti e portate a Bari dove sono tutt’ora conservate.

Una tra le più famose leggende, confermata da Dante nel Purgatorio (XX, 31-33) racconta che San Nicola, commosso dalle preghiere di un nobiluomo impossibilitato a sposare le sue tre figlie perché caduto in miseria, decise di lanciare per tre notti consecutive, attraverso una finestra sempre aperta del castello, i tre sacchi di monete che avrebbero costituito la dote delle ragazze. La prima e la seconda notte le cose andarono come stabilito, tuttavia la terza notte San Nicola trovò la finestra chiusa. Deciso a mantenere comunque fede al suo proposito, il vecchio dalla lunga barba bianca si arrampicò così sui tetti e gettò il sacchetto di monete attraverso il camino, dov’erano appese le calze ad asciugare, facendo la felicità del nobiluomo e delle sue tre figlie.

In versioni posteriori semplificate per i bambini, San Nicola regalava cibo alle famiglie meno abbienti calandoglielo anonimamente attraverso i camini o le loro finestre. Secondo altre leggende, questo santo sarebbe entrato in possesso di un oggetto mitico, il Sacro Graal, che, oltre ad essere responsabile della sua capacità di regalare in abbondanza, fu anche causa del trafugamento delle sue spoglie per volere di papa Gregorio VII. In ogni caso San Nicola divenne nella fantasia popolare “portatore di doni”, compito eseguito grazie ad un asinello nella notte del 6 dicembre (San Nicola, appunto) o addirittura nella notte di Natale.

DA SANTA NICOLA A BABBO NATALE

Nel sedicesimo secolo, dopo la Riforma, i santi non erano in auge in Europa. Era perciò necessario che qualcuno prendesse il posto di San Nicola e distribuisse i doni a Natale.

In Inghilterra un allegro vecchio personaggio dei giochi dei bambini, noto come Babbo Natale, ne assunse il compito.

Anche la Francia scelse il suo Babbo Natale, mentre in Germania il buon Gesù, o Gesù Bambino, distribuiva i doni.

Negli Stati Uniti il suo nome divenne Kris Kringle, ma i pionieri olandesi portarono in America San Nicola (Sinter Klass) e lo chiamarono Santa Class, che in inglese divenne ben presto Santa Claus.

Gli scrittori e gli artisti trasformarono il vescovo col suo manto e la mitra in una figura con la barba bianca, il manto e il cappuccio.

Nessuno sa come il cavallo bianco di San Nicola si sia trasformato in un gregge di renne, però un libro del XIX secolo mostra una illustrazione in cui egli compare con una sola renna. Nel 1882 il Dr. Clement Clarke Moore scrisse una poesia per i suoi figli su Santa Claus in cui descrisse ben otto renne nominandole tutte. In Svezia,invece, è ancora rappresentato circondato da caprioli. Il Babbo Natale inglese assunse aspetti simili alla sua controfigura americana, ed oggi Babbo Natale e Santa Claus sono diventati la stessa persona.

BABBO NATALE A NAPOLI

Babbo Natale napoletano ha un nome e un cognome: Armando Narciso. Si tratta di un ferroviere in pensione che è in grado di bloccare chiunque si serva della figura di Santa Claus per scopi economici.

L’uomo, che abita a Quarto, un paese della periferia di Napoli, è riuscito a “brevettare” il popolare Santa Claus e nel 1992 è diventato legalmente il Babbo Natale italiano.

fonte: http://www.liceoberchet.it/ricerche/geo5d_06/poli/testi/babbo_natale.htm

La nascita degli elfi-Fiaba di origine islandese

Secondo un recente sondaggio dell’Università di Reykjavík, l’80% della popolazione islandese non esita a credere nell’esistenza di spiriti che si celano al modo umano e uno degli ultimi censimenti dice che in Islanda c’è un elfo ogni 500 abitanti, tant’è che qui fate ed elfi vivono in casette costruite apposta per loro.  Molti islandesi si pongono la domanda se gli elfi esistano seriamente o no, per molti è una sensazione naturale la loro esistenza, non hanno bisogno di prove visive. Le statistiche indicano chiaramente che la maggioranza della popolazione crede negli elfi ,generalmente descritti come creature dell’aspetto umano che proteggono i loro habitat nella roccia, o comunque non sono disposti a negare la loro esistenza. La cantante islandese Bjork, sostiene che i produttori delle case discografiche, quando cercano nuovi volti, preferenziano gli artisti che credono nelle creature invisibili e spesso scritturano solo quelli. Ella sostiene che la natura sia più forte dell’uomo ed è fortemente convinta che esista una relazione tra l’uomo e certi spiriti.

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Eccovi un’altra fiaba islandese sulla nascita di queste creature fatate.

LA NASCITA DEGLI ELFI

Un giorno il buon Dio, travestito da viandante, bussò alla porta di una piccola casa e chiese ospitalità. Venne accolto e gli venne offerto persino il letto, l’unico che possedevano. Si trattava di una famiglia numerosa e i genitori erano così poveri che non avevano di che vestire i figli. Padre e madre si vergognavano di ciò e presentarono allo straniero solo la metà dei loro figli. Dio li trovò amabili e chiese alla madre se ne avesse altri oltre a quelli. La donna rispose di no. Naturalmente il buon Dio sapeva benissimo che aveva altri figli e domandò ancora: “Mia buona donna, mi hai davvero presentato tutti i vostri figli?”. “Certamente – mentì la donna sorridendo –Non sono forse abbastanza?”. Dio si accontentò di questa risposta e si sedette a tavola per la cena con i genitori e la metà dei loro figli. Notò che quella famiglia era molto pia e ringraziava il Signore per il cibo e, nonostante fosse appena sufficiente per loro, lo condivisero con lo straniero. Dio notò con approvazione che tutti i bambini si misero in tasca un po’ di pane secco da portare ai loro fratelli e sorelle nascosti. Il giorno seguente prima di andarsene, Dio disse alla famiglia tanto ospitale: “Ciò che è stato nascosto a me verrà nascosto anche agli occhi degli estranei”. Da quel momento, i bambini nudi diventarono invisibili; i genitori li percepivano e gli altri uomini potevano vederli soltanto quando lo desideravano i bimbi stessi. Dio diede ai bambini dei fiori, con i quali poterono vestirsi, e da allora non patirono più il freddo. Essendo invisibili, dovevano fare attenzione a non essere calpestati, e, per questo, Dio diede loro le ali, affinché potessero spiccare il volo in fretta al minimo pericolo. Quei bambini gli erano molto affezionati e Dio fece loro molti altri doni, che gli uomini comuni non possedevano. Potevano parlare con i fiori e gli animali e trovavano sempre cibo per saziarsi e vivere in buona salute. I bambini invisibili crebbero ed ebbero dei figli, che a loro volta ebbero altri figli. Facevano del bene agli uomini senza farsi vedere, anche se talvolta si divertivano a far loro qualche scherzo. Vivevano nelle grotte, negli alberi, in riva ai fiumi, i più piccoli riuscivano persino ad abitare sulle corolle dei fiori. Gli uomini visibili li battezzarono Elfi. Mentre gli uomini sfruttavano la terra, gli Elfi diventarono gli spiriti della natura e talvolta intervenivano per contrastare le azioni degli uomini irrispettosi verso la natura. Gli elfi si manifestano di rado: non hanno molto spazio sulla terra per eseguire le loro danze e per celebrare i loro riti. Sono sempre in grado di vedere gli uomini; per contro, noi possiamo vedere gli elfi soltanto quando loro stessi lo desiderano. Se un giorno tu dovessi incontrare un elfo, comportati gentilmente con lui e mi raccomando: ricordati di non contrariarlo. Potrebbe anche farti qualche scherzo…

Un racconto islandese.

L’elfo e la pastorella

Un contadino e sua moglie avevano due figlie; la prima, Margherita, ogni estate saliva in montagna per lavorare come pastorella all’alpeggio. Una sera, mentre stava mungendo le mucche, entrò un piccolo elfo e le chiese un po’ di latte. Margherita lo cacciò dopo averlo schiaffeggiato. Il bambino fuggì e raccontò a sua madre cosa gli era successo. L’elfa si incollerì e maledisse la giovane: “Fallirai in tutto ciò che farai!”.

Ben presto tutti notarono come Margherita fosse diventata inetta, tanto che i suoi genitori le ordinarono di lasciare l’alpeggio e mandarono al suo posto la seconda figlia, Elena. Anche lei ricevette la visita dell’elfo. Elena gli diede volentieri il latte e gli permise di berne un po’, invitandolo a tornare ogni volta che l’avesse desiderato. La madre dell’elfo benedisse Elena: “Porterai a termine con successo tutto ciò che intraprenderai!”

Passarono diversi anni. Elena aspettava un bambino. Il giorno in cui nacque il bambino successe un fatto strano: la ragazza che aiutava Elena, entrando nella camera da letto della padrona, trovò due elfi, un uomo e una donna anziana. La vecchia madre elfa fasciò il neonato e lo porse all’uomo, poi, salutata Elena, se ne andarono con il bambino.

Per diverso tempo, ogni giorno l’elfo venne ad occuparsi con amore di Elena.

I genitori della ragazza, saputo del bambino, non volevano accettare un elfo come genero. Così, costrinsero Elena a sposare un giovane contadino. Prima del matrimonio, la madre di lei sognò che un elfo, travestito da viaggiatore, avrebbe rapito la figlia. Disse allora al fidanzato di Elena: “Promettimi di non ospitare mai sconosciuti senza parlarmene prima, altrimenti perderai tua moglie!”

Il giovane promise. Tutto prosperava nelle mani di Elena e grazie a lei suo marito viveva nell’agiatezza. Elena però diventava sempre più malinconica e introversa. Passarono alcuni anni. Un giorno d’autunno, un uomo con un bambino si presentò a casa del contadino chiedendo ospitalità. Ma il contadino gli rispose che doveva prima chiedere il permesso a sua suocera.

“Che femminuccia! – disse lo straniero ridendo – E’ assurdo che non abbiate il coraggio di accogliere un ospite senza il permesso di vostra suocera!”

Il contadino si sentì molto umiliato e alloggiò i viaggiatori nella stalla. Poi corse dalla suocera. Lei disse tristemente: “Perché non hai mantenuto la promessa? Adesso tua moglie ti lascerà di certo!”

Il contadino si pentì, ma non osò ritrattare la parola data e lasciò che gli stranieri rimanessero nella stalla. Trascorse un breve periodo molto sereno ed Elena non sapeva degli ospiti nella stalla. Una domenica, mentre la coppia si recava in chiesa, il marito cadde e si ruppe un braccio. Elena corse nella stalla per prendere dei legni e steccare l’arto fratturato e scoprì i due stranieri. Il marito attese a lungo il suo ritorno; infine si trascinò sino al granaio. Sentì la voce di Elena che diceva: “E’ la bevanda più dolce che io abbia mai bevuto!”

Un attimo di silenzio.. e il contadino spalancò la porta: grazie alla pozione, sua moglie era diventata un elfo. Un raggio di luce penetrò dalla finestra: Elena si volse verso lo straniero e il bambino, loro figlio, elfi non più sotto mentite spoglie, e tutti e tre, leggeri come libellule, volarono via.

Aspettando Pasqua…raccontiamo.

La leggenda del pettirosso

Gesù era sulla Croce. Le spine della corona che stringeva la fronte si conficcavano nelle sue bianche carni facendo uscir grosse gocce di sangue.

Un uccellino, che volava poco distante, vedendo la sofferenza di Gesù, sentì tanta pietà per Lui. Gli si avvicinò con un leggero pispiglio.

Cosa, disse l’uccellino? Forse rimproverò gli uomini di essere stati cattivi, forse, rivolse a Gesù tenere parole di consolazione. Poi tentò di portargli aiuto e, col becco tolse alcune di quelle spine che lo torturavano. Le piume dell’uccellino caritatevole si macchiarono di rosso.

L’uccellino conservò, come prova di amore, quelle gocce di sangue sul suo cuoricino. Gli uomini vedendolo lo chiamarono «pettirosso». Ancora oggi tutti gli uccellini che appartengono alla famiglia dei pettirossi hanno sul petto qualche piumetta sanguigna.

Da: http://www.ircamminarecon.altervista.org/racconti_pasqua.html