IL SENSO DELLA REALTA’

di Mairi

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Ogni mattina era lì, con il suo vecchio cane sporco e il suo zaino altrettanto vecchio e lacero. Ora non so dire dove sia, in quali paesi o in quali mondi si sia trascinato col suo passo stanco, carico di storie ormai dimenticate.

Poco prima di entrare al lavoro passo ogni giorno davanti ad una scalinata scrostata, racchiusa tra due muri maleodoranti e coperti di rampicanti dalle foglie verde smeraldo e fiori di un intenso blu violaceo. Lui era sempre lì, tranquillo, seduto dietro un piattino di plastica pieno solo di qualche spicciolo. Spesso i passanti facevano tintinnare le monete sul fondo del piattino, allora lui ringraziava e augurava buona giornata mentre il cane alzava appena le orecchie al suono metallico.

Alle volte fumava una sigaretta con voluttuosità, intento ad osservare qualsiasi cosa i suoi occhi cogliessero nello spazio vuoto al centro del marciapiede. Quando passavo io pareva risvegliarsi dalla sua letargica tranquillità e con un brontolio mi indirizzava sempre lo stesso rimprovero: – Attenta alla soglia! -.

Le prime volte non capivo cosa dicesse, poi, con il passare dei giorni, riuscii a cogliere il senso di quelle tre parole borbottate tra i denti, o almeno credevo di averlo capito. Ho sempre pensato, a causa di quelle parole, che dovesse avere qualche rotella fuori posto, ma forse ero io, e con me tutti gli altri passanti, ad avere qualcosa fuori posto: il senso della realtà!

Quale soglia poi dovesse esserci al centro di uno sconnesso marciapiede, largo poco meno di quattro metri proprio non riuscivo ad immaginarlo. Non si vedevano tombini, ne’ griglie d’aerazione ad interrompere la superficie grigia dell’asfalto, ma lui, naturalmente, aveva ragione e quando un giorno inciampai su un tratto sconnesso del marciapiede e lui mi afferrò al volo gridando: – Attenta alla soglia!

– vidi ciò che lui, ogni giorno, vedeva; un rettangolo impossibile attraverso il quale un enorme prato verde ricopriva colline che si estendevano a perdita d’occhio, in uno spazio reale sovrapposto alla strada, alle macchine, alle case grigie della città. Nel breve lasso di tempo che lui impiegò per tirarmi indietro colsi con la coda dell’occhio lo scalpiccio di un enorme sorprendente cavallo alato.
Poi tutto scomparve.

Mentre ancora, scossa, cercavo con gli occhi e con le mani la soglia rettangolare ormai invisibile, lui con voce corrucciata mi disse: – Ti avevo avvertita di stare attenta alla soglia, non è poi così difficile inciampare in un mondo per ritrovarsi in un altro -.

Senza aggiungere altro raccolse il piattino, si caricò lo zaino in spalla, fischiò al cane, che impiegò un bel po’ di tempo per alzarsi, stiracchiarsi e porsi al suo fianco, e se ne andò via con passo lento.

Rimasi ad osservarlo, stordita, con un groppo alla gola, mentre accanto a me passavano, indifferenti, le persone normali di sempre.

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“L’immaginazione ci rende liberi
di essere ciò che vogliamo”

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My heart belongs to fantasy

My thoughts belong to dreams

My words belong to the North wind

and my name belongs to me…

Fine d’anno

Poesia

di Giuseppe Porto

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Grida e spari, all’atteso scoccare
dell’ora di mezzanotte,
e un fragore di pentole rotte
invita le genti a brindare:
tra allegre esplosioni di tappi
e tra calici tintinnanti
ricolmi di vecchi spumanti
si allontana come se scappi
scacciato da tanto rumore,
trascinandosi dietro le pene,
portandosi il male ed il bene
l’anno vecchio, l’anno che muore.

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…pensiero del giorno

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Un amico è colui a cui puoi rivelare

il contenuto del tuo cuore,

ogni grano e granello,

sapendo che le mani più gentili

li passeranno al setaccio

e che solo le cose di valore verranno conservate,

tutto il resto verrà scartato

con un soffio gentile.

(Proverbio arabo)

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NATALE, UN GIORNO

Perché
dappertutto ci sono cosi tanti recinti?
In fondo tutto il mondo è un grande recinto.

Perché
la gente parla lingue diverse?
In fondo tutti diciamo le stesse cose.

Perché
il colore della pelle non è indifferente?
In fondo siamo tutti diversi.

Perché
gli adulti fanno la guerra?
Dio certamente non lo vuole.

Perché
avvelenano la terra?
Abbiamo solo quella.

A Natale – un giorno – gli uomini andranno d’accordo in tutto il mondo.
Allora ci sarà un enorme albero di Natale con milioni di candele.
Ognuno ne terrà una in mano, e nessuno riuscirà a vedere l’enorme albero fino alla punta.

Allora tutti si diranno “Buon Natale!” a Natale, un giorno.

(Racconto di Natale di Hirokazu Ogura)

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