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Quello che conta tra amici non è ciò che si dice, ma quello che non occorre dire.
(Albert Camus)
Per stare insieme…e divertirsi…e imparare sempre cose nuove.
Pensieri, aforismi, citazioni, poesie.
Osa credere che c’è un canto nel tuo cuore.
Osa credere nei tuoi desideri!
Finchè hai il coraggio di credere, niente potrà impedirti di
giocare il ruolo che vuoi!
Troppe persone si tirano indietro
un momento prima di realizzare i propri sogni.
(Josei Tocla)
Volami nel cuore – Mina
Il monastero sulla sponda del fiume Piedra è circondato da una splendida vegetazione, è una vera oasi all’interno dei campi sterili di quella parte della Spagna. Là, il piccolo fiume diventa una magnifica corrente, e si divide in dozzine di cascate.
L’errante sta camminando nei dintorni, ascoltando la musica dell’acqua. Improvvisamente, una grotta – dietro una cascata – cattura la sua attenzione. Studia le rocce, consumate dal tempo, e guarda attentamente le amabili forme create pazientemente dalla natura. E trova un verso di R. Tagore scritto su una placca: “Non è stato un martello a rendere le rocce così perfette, ma l’acqua, con la sua dolcezza, la sua danza e il suo suono”. Dove la forza può solo distruggere, la gentilezza può scolpire.
(Paulo Coelho) da “I racconti del Maktub”
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Tutto ciò che racconta Paulo Coelho potete vederlo qua di seguito nello slide che ho fatto con foto prese nel web: il Monastero (el “Monasterio de Piedra” , perché prende il nome dal fiume che gli scorre vicino), il fiume Piedra e quel paradiso che crea al suo passaggio vicino al monastero, la grotta e la targa con le parole di Tagore…
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…Io sul fiume Piedra ci sono stata tantissimo tempo fa, ero una bambina, ma mi ha così tanto impressionato e mi è tanto piaciuto che ho un ricordo indelebile…. E’ stata fra l’altro la prima volta in vita mia che vedevo una cascata…e lì ce ne sono tante, ma la “Cola de Caballo” (così si chiama quella più alta) mi ha così affascinata che la ricordo come se la stessi vedendo ancora ora 🙂
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I monaci e il secchio
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Uno dei monaci del monastero di Sceta commise una grave mancanza, e così fu chiamato l’eremita più saggio perché potesse giudicarla.
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L’eremita si rifiutò, ma i monaci insistettero tanto che lui finì per andare. Prima, però, prese un secchio e lo forò in vari punti. Poi, lo riempì di sabbia e s’incamminò verso il convento. Il superiore, vedendolo entrare, gli domandò che cosa fosse.
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“Sono venuto a giudicare il mio prossimo – disse l’eremita -. I miei peccati stanno scorrendo dietro di me, come scorre la sabbia di questo secchio. Ma, siccome non mi guardo alle spalle e non mi rendo conto dei miei stessi peccati, sono stato chiamato a giudicare il mio prossimo!”
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I monaci allora rinunciarono alla punizione all’istante.
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Paulo Coelho, da “I racconti del Maktub”
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