Categoria: Arte
Mucche a Las Vegas
Certo che Roma ne ha avute di invasioni… 😮 a cominciare da quelle barbariche, 🙂
ma credo che a quella di una “mandria” di mucche coloratissime che sta arrivando in questi giorni nella Città Eterna, quasi nessuno fosse preparato.. 😀 
CowParade (perchè è di questo avvenimento che si tratta) è la grande mostra a tema di arte contemporanea che dal 1998, da un’idea del famoso scultore svizzero
Pascal Knapp, invade tutti gli anni le vie delle metropoli del mondo portando la creatività degli artisti in mezzo
alla gente. Fino ad oggi CowParade è stata in scena in oltre 40 città (New York, Chicago, Sidney, Londra, Parigi,
San Paolo, Tokyo, Istanbul, Rio de Janeiro, Milano, Madrid, ecc.) coinvolgendo centinaia di creativi, attirando in media per ciascuna edizione oltre un milione di visitatori.. 🙂
Per saperne di più sulla Cow Parade di Roma ecco un link :
http://www.cowparaderoma.com/nextpage.aspx?codice=20&titolo=L’evento
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Nell’attesa che tutte le mucche si mettano al loro posto, sono andata a vedere altre mucche “pazze”, le mucche della Cow Parade che sono sfilate a Las Vegas… 😆
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Mucche a Las Vegas
Voglia di…leggerezza
Si, ho proprio voglia di leggerezza :), non leggerezza fisica
(che comunque mi farebbe anche bene)…ma quella leggerezza nell’affrontare la vita che una volta mi apparteneva e che ora sembra sfuggirmi…
Quella leggerezza di pensiero, quella leggerezza di cuore che mi faceva vedere tutto dal lato più allegro e più bello.
Così mi sono ricordata che abbiamo un meraviglioso mezzo a nostra disposizione che ci aiuta a superare anche i momenti più pesanti: è la nostra fantasia. Basta solo aprirle un piccolo spiraglio…che essa subito si sente libera e noi torniamo a volare con essa e a guardare la vita di tutti i giorni da una prospettiva migliore.
Eccovi un mio video a dimostrazione che la fantasia può rendere “leggero” anche un…elefante ! 😀
Parata in…leggerezza
Naturalmente qui si parla di Arte con l’Elephant Parade,
una mostra benefica per la salvaguardia degli elefanti dell’Asia che si svolge in varie città del mondo.
Proprio ora si sta svolgendo a Londra e , per saperne di più, andate al link qui sotto :
http://viaggi.myblog.it/archive/2010/05/04/londra-elephant-parade.html
il Castello della Manta
Domenica 28, giornata del Fai, siamo andati a vedere per la prima volta lo splendido castello della Manta a Manta in provincia di Cuneo. La temperatura ed il sole splendido invitavano a stare fuori e si poteva se avanzava tempo fare un giretto per Saluzzo.
Per strada il sole é scomparso lasciando il posto alle nuvole ed abbiamo incominciato a temere che la nostra gita finisse sotto la pioggia. Ma per fortuna, appena trovato il parcheggio, cosa quasi irrealizzabile in una Manta affollatissima, le nuvole hanno lasciato di nuovo, poco a poco, il posto ad un bellissimo sole.
Il parcheggio lo avevamo trovato ormai quasi fuori Manta e così la strada da percorrere era assai lunga. Ci siamo avviati decisi, ma arrivati alla ripida salita della collina dove sorge il castello il fiato si faceva corto, le gambe venivano meno e, complice la temperatura, ci scioglievamo nel sudore… Non è stato tanto facile arrivare in cima soprattutto grazie ai postumi di un trasloco che si facevano sentire…
Arrivati al castello, stanchi, sudati e senza fiato, ci siamo informati subito se bisognava prenotare la visita al castello. Purtroppo non c’era posto fino alle 18,30. Fatto il biglietto ci siamo guardati attorno cercando un posto dove poter riprendere fiato.
Un bel prato verde alberato, dove avevano allestito un bar con tavolini e sedie dove poter riposarsi, ci attendeva. Un piattino di affettati e pizzette, la stanchezza accumulata, la temperatura, il sole e lo splendido panorama con la bianche montagne che ci guardavano ha fatto diventare l’attesa gradevolissima. Ci siamo alzati giusto per la visita del castello. 😆
Il Castello, donato al Fai da Elisabetta De Rege Provana nel 1984, ha subito molte modifiche nei tempi e la fortezza del XIII secolo costruita sulla roccia é diventata un maniero signorile con splendidi affreschi nel suo interno come gli eroi ed eroine che assieme alla “Fontana della giovinezza” decorano la stanza baronale o gli affreschi che si alternano agli stucchi nella Sala delle Grottesche. Anche l’adiacente chiesa castellana presenta nel suo interno bellissimi affreschi nell’abside ed affreschi e stucchi, come nel castello, nella cappella funeraria di Michelantonio.
Il pozzo, nell’interno della cucina, che garantiva l’acqua corrente al castello è una delle cose che più hanno richiamato la mia attenzione.
Finita la visita pian pianino ci siamo avventurati sulla lunga discesa e strada per raggiungere la nostra macchina e ci abbiamo impiegato così tanto tempo che arrivando al parcheggio l’unica macchina rimasta era la nostra!. 😀 Anche se la temperatura era deliziosa, ci siamo seduti e chiusi molto volentieri in macchina per affrontare il ritorno a casa. 😀
Le foto che abbiamo fatto le ho messe in un video, che potete vedere qui a seguito 🙂
E Dio chiamò Giuseppe… “papà”.
19 marzo –
San Giuseppe Sposo della Beata Vergine Maria .
Questa celebrazione ha profonde radici bibliche; Giuseppe è l’ultimo patriarca che riceve le comunicazioni del Signore attraverso l’umile via dei sogni. Come l’antico Giuseppe, è l’uomo giusto e fedele (Mt 1,19) che Dio ha posto a custode della sua casa. Egli collega Gesù, re messianico, alla discendenza di Davide. Sposo di Maria e padre putativo, guida la Sacra Famiglia nella fuga e nel ritorno dall’Egitto, rifacendo il cammino dell’Esodo. Pio IX lo ha dichiarato patrono della Chiesa universale e Giovanni XXIII ha inserito il suo nome nel Canone romano. (Mess. Rom.)
Patronato: Padri, Carpentieri, Lavoratori, Moribondi, Economi, Procuratori Legali
Etimologia: Giuseppe = aggiunto (in famiglia), dall’ebraico
Emblema: Giglio
Martirologio Romano: Solennità di san Giuseppe, sposo della beata Vergine Maria: uomo giusto, nato dalla stirpe di Davide, fece da padre al Figlio di Dio Gesù Cristo, che volle essere chiamato figlio di Giuseppe ed essergli sottomesso come un figlio al padre. La Chiesa con speciale onore lo venera come patrono, posto dal Signore a custodia della sua famiglia.
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Sotto la sua protezione si sono posti Ordini e Congregazioni religiose, associazioni e pie unioni, sacerdoti e laici, dotti e ignoranti. Forse non tutti sanno che Papa Giovanni XXIII nel salire al soglio pontificio aveva accarezzato l’idea di farsi chiamare Giuseppe, se fosse stato possibile, proprio in virtù della profonda venerazione che nutriva per questo grande Santo. Grande, eppure ancor oggi piuttosto sconosciuto. Come giustamente ha osservato Vittorio Messori, “lo starsene celato ed emergere solo pian piano con il tempo sembra far parte dello straordinario ruolo che gli è stato attribuito nella storia della salvezza”. Il Nuovo Testamento non attribuisce a san Giuseppe neppure una parola. Quando comincia la vita pubblica di Gesù, egli è probabilmente già scomparso (alle nozze di Cana, infatti, non è menzionato), ma noi non sappiamo né dove nè quando sia morto;
non conosciamo la sua tomba, mentre ci è nota quella di Abramo che è più vecchia di secoli. Il Vangelo gli conferisce l’appellativo di Giusto. Nel linguaggio biblico è detto “giusto” chi ama lo spirito e la lettera della Legge, come espressione della volontà di Dio. Giuseppe discende dalla casa di David, di lui sappiamo che era un artigiano che lavorava il legno. Non era affatto vecchio, come la tradizione agiografica e certa iconografia ce lo presentano, secondo il cliché del “buon vecchio Giuseppe” che prese in sposa la Vergine di Nazareth per fare da padre putativo al Figlio di Dio.
Al contrario, egli era un uomo nel fiore degli anni, dal cuore generoso e ricco di fede, indubbiamente innamorato di Maria. Con lei si fidanzò secondo gli usi e i costumi del suo tempo. Il fidanzamento per gli ebrei equivaleva al matrimonio,
durava un anno e non dava luogo a coabitazione né a vita coniugale tra i due; alla fine si teneva la festa durante la quale s’introduceva la fidanzata in casa del fidanzato ed iniziava così la vita coniugale.
Se nel frattempo veniva concepito un figlio, lo sposo copriva del suo nome il neonato; se la sposa era ritenuta colpevole di infedeltà poteva essere denunciata al tribunale locale. La procedura da rispettare era a dir poco infamante: la morte all’adultera era comminata mediante la lapidazione. Ora appunto nel Vangelo di Matteo leggiamo che “Maria, essendo promessa sposa a Giuseppe, si trovò incinta per virtù dello Spirito Santo, prima di essere venuti ad abitare insieme. Giuseppe, suo sposo, che era un uomo giusto e non voleva esporla all’infamia, pensò di rimandarla in segreto”(Mt 18-19). Mentre era ancora incerto sul da farsi, ecco l’Angelo del Signore a rassicurarlo: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio, e tu lo chiamerai Gesù; egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Mt 1,20-21). Giuseppe può accettare o no il progetto di Dio. Per amore di Maria accetta, nelle Scritture leggiamo che “fece come l’Angelo del Signore gli aveva ordinato, e prese sua moglie con sé”(Mt 1, 24). Egli ubbidì prontamente all’Angelo e in questo modo disse il suo sì all’opera della Redenzione. Perciò quando noi guardiamo al sì di Maria dobbiamo anche pensare al sì di Giuseppe al progetto di Dio. Forzando ogni prudenza terrena, e andando al di là delle convenzioni sociali e dei costumi del suo tempo, egli seppe far vincere l’amore, mostrandosi accogliente verso il mistero dell’Incarnazione del Verbo.
Tratto dallo scritto di Maria Di Lorenzo pubblicato su:

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