Simbolo dell’ingegneria dell’Impero Inca, era crollato a causa della mancata manutenzione annuale dovuta al confinamento per la pandemia
È stato restaurato l’ultimo ponte Inca del Perù, intrecciato a mano secondo un’antica tradizione. La sua manutenzione è un rituale fatto di gesti sapienti che vengono tramandati di generazione in generazione. L’antico ponte pedonale Q’eswachacasospeso a 20 metri di altezza sul fiume Apurìmac in una zona remota del Perù meridionale (nel dipartimento di Cusco, antica capitale Inca, e più precisamente nel distretto di Quehue) era crollato a marzo dopo aver saltato lo scorso anno il consueto restauro di primavera, a causa del confinamento per la pandemia di coronavirus.
È stato rimesso in sicurezza dagli abitanti: le donne hanno tessuto le corde a terra, mentre gli uomini in aria, sospesi senza imbracatura. “L’intera popolazione ha molto rispetto e ammirazione per i nostri ingegneri andini”, ha detto il sindaco di Quehue, Mario Tacuma al quotidiano El Comercio.
“Le generazioni ereditano la conoscenza e la saggezza ancestrali per preservare il ponte”, ha commentato dal canto suo il governatore di Cusco, Jean Paul Benavente, ringraziando gli abitanti del villaggio per il loro lavoro.
Lungo 28 metri e largo poco più di un metro, il ponte è uno dei simboli dell’ingegneria dell’Impero inca. (Da: euronews)
Nel 2009, l’Istituto Nazionale di Cultura ha dichiarato il rituale di rinnovamento del ponte Qeswachaka come il nuovo ‘Patrimonio Culturale della Nazione’. Nel 2013, l’Unesco ha aggiunto il ponte Qeswachaka alla lista di “Patrimonio culturale intangibile dell’umanità”. L’inclusione ha considerato la conoscenza ancestrale così come i rituali che vengono effettuati durante il processo di ristrutturazione di questo ponte.
Si dice che il 21 giugno sia il giorno più lungo e la notte più corta dell’anno, ma non è corretto. E comunque, il cosiddetto “solstizio d’estate” non è una giornata intera, bensì un preciso momento. Si verifica quando l’asse di rotazione della Terra è inclinato al massimo verso il Sole, facendo sì che quest’ultimo raggiunga la sua posizione più alta nel cielo. Il solstizio d’estate cade il 21 o il 22 giugnonell’emisfero nord e il 21 o il 22 dicembrenell’emisfero sud. In Italia, quest’anno, si è verificato il 21 giugno (ma è una pura coincidenza) nel tardo pomeriggio. Nel 2024, il solstizio d’estate si verificherà il 20 giugno. Segna l’inizio dell’estate astronomica, che dura fino all’equinozio d’autunno, quando il giorno e la notte hanno la stessa durata. Tuttavia: l’estate astronomica non coincide con l’estate meteorologica, perché quest’ultima si basa invece sulle temperature medie e in genere inizia ben prima del solstizio (anche se quest’anno non sembrava, visto il meteo delle settimane scorse).
È un evento carico di significato culturale e spirituale per molte civiltà antiche e moderne, che lo celebrano da millenni con riti e feste. Alcuni esempi sono la festa di San Giovanni Battistain Italia, la festa di Midsummer in Scandinavia, la festa di Inti Raymi in Perù e la festa di Yule in Australia.
STONEHENGE
Il solstizio d’estate cade tra il 20 e il 22 giugno perché la durata dell’anno siderale, ovvero il tempo che impiega la Terra a compiere una rivoluzione completa intorno al Sole, è di circa 365 giorni e 6 ore. Tuttavia, il nostro calendario si basa su un anno di 365 giorni esatti. Ciò significa che ogni anno si accumula un ritardo di circa 6 orerispetto all’anno precedente. Tale ritardo viene compensato con l’aggiunta di un giorno extra nell’anno bisestile, che si verifica ogni quattro anni. ( da http://www.gazzetta.it)
Inti, il Dio Sole
L’Inti Raymi, che si tiene a Cusco il 24 giugno, celebra Inti, il Dio Sole, e la sua rinascita. Questa grandiosa cerimonia si svolge a pochi giorni dal solstizio d’inverno, il giorno in cui il Sole è alla massima distanza dalla Terra, e, che nella cultura inca, rappresentava l’inizio di un nuovo anno. Una tradizione che continua da più di 600 anni. Inti nella scala delle divinità inca era secondo solo a Viracocha, il creatore, e di rango più alto rispetto alla Pacha Mama. Suo era il controllo sulla luce, sul calore e sull’agricoltura, e quindi sulle principali fonti di sostentamento, sia per gli uomini che per gli animali. A lui erano dedicati grandi tributi e sacrifici, oltre che riti magici, affinchè non si allontanasse dalla Terra. La famiglia reale Inca credeva di discendere direttamente dal Dio Sole, e questo è uno dei motivi per cui tutti i più grandi templi dell’Impero erano dedicati proprio a lui. (www.portamiaviaggiare.it)
Festa di INTI RAYMI in Perù
Solstizio, l’etimologia
Questo termine viene dal latino ‘solstitium’, parola composta da ‘sol’, Sole, e ‘sistere’, fermarsi. Nel suo movimento apparente lungo le costellazioni dello Zodiaco, il Sole sembra, infatti, fermare la sua ascesa (d’estate), e dunque quasi fermarsi nel cielo, prima di cominciare la discesa che, nel giorno del solstizio d’inverno, toccherà il punto più a Sud.
“Lascia che la pace della natura entri in te come i raggi del sole penetrano le fronde degli alberi. Lascia che i venti ti soffino dentro la loro freschezza e che i temporali ti carichino della loro energia. Allora le tue preoccupazioni cadranno come foglie d’autunno.” John Muir
Che l’espressione “avere il pollice verde” si riferisse ad avere una certa abilità nel giardinaggio, nella cura dei fiori e delle piante si era capito. Ma perché proprio “pollice verde”?😮 Nel mio immaginario mi vedevo una specie di mago che passava di fiore in fiore toccandolo con il suo pollice verde!😂 Invece la cosa è molto meno fantastica come ho appreso dal più concreto Google. 😁
L’espressione “avere il pollice verde” si riferisce a chi è pratico nel coltivare e curare piante e fiori. Pare che questa espressione derivi dal modo di potare dei giardinieri che tengono le piante afferrandole delicatamente fra il pollice e l’indice; questa azione provocherebbe la fuoriuscita della clorofilla dalla pianta macchiando così di verde il dito. Quindi il colore verde sul pollice è dovuto al contatto della mano con le piante senza l’utilizzo di guanti. Perciò nell’immaginario collettivo si pensa che chi abbia, per così dire, “il pollice verde” abbia sviluppato più di altri la capacità di entrare in relazione con le piante. (Da: http://www.micheleilgiardiniere.it)
Comunque veder crescere rigogliosi fiori e piante nel proprio giardino è pur sempre uno spettacolo pieno di magia che la natura ripete ogni giorno.
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