Storie di Natale – La Befana

Le leggende della Befana e Babushka

La leggenda narra di una vecchia signora (la Befana in Italia e Babushka in Russia) che si rifiutò di uscire nella notte fredda con i pastori per andare a far visita al bambino Gesù.
Al mattino, preparò un cesto di doni per il Bambinello e andò a far visita nella stalla, ma la trovò vuota.

Da quel giorno ha viaggiato per il mondo, guardando ogni bimbo in faccia per trovare Gesù Bambino.
A Natale lascia doni per ciascun bimbo buono sempre sperando che uno di loro sia Gesù.

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The Legends of la Bafana and Babushka

The legend is told of a grandmotherly old woman (la Bafana in Italy) (Babushka in Russia) who refused to go out into the cold night with the shepherds to visit the baby Jesus. In the morning, she prepared a basket of gifts for the child and visited the stable only to find it empty. Since that day, she has traveled the world, peering into each child’s face seeking to find the Christ. At Christmas time she leaves gifts for every child always hoping one of them will be the Christ.

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La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
con le toppe alla sottana:

Viva, viva la Befana!

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IL SENSO DELLA REALTA’

di Mairi

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Ogni mattina era lì, con il suo vecchio cane sporco e il suo zaino altrettanto vecchio e lacero. Ora non so dire dove sia, in quali paesi o in quali mondi si sia trascinato col suo passo stanco, carico di storie ormai dimenticate.

Poco prima di entrare al lavoro passo ogni giorno davanti ad una scalinata scrostata, racchiusa tra due muri maleodoranti e coperti di rampicanti dalle foglie verde smeraldo e fiori di un intenso blu violaceo. Lui era sempre lì, tranquillo, seduto dietro un piattino di plastica pieno solo di qualche spicciolo. Spesso i passanti facevano tintinnare le monete sul fondo del piattino, allora lui ringraziava e augurava buona giornata mentre il cane alzava appena le orecchie al suono metallico.

Alle volte fumava una sigaretta con voluttuosità, intento ad osservare qualsiasi cosa i suoi occhi cogliessero nello spazio vuoto al centro del marciapiede. Quando passavo io pareva risvegliarsi dalla sua letargica tranquillità e con un brontolio mi indirizzava sempre lo stesso rimprovero: – Attenta alla soglia! -.

Le prime volte non capivo cosa dicesse, poi, con il passare dei giorni, riuscii a cogliere il senso di quelle tre parole borbottate tra i denti, o almeno credevo di averlo capito. Ho sempre pensato, a causa di quelle parole, che dovesse avere qualche rotella fuori posto, ma forse ero io, e con me tutti gli altri passanti, ad avere qualcosa fuori posto: il senso della realtà!

Quale soglia poi dovesse esserci al centro di uno sconnesso marciapiede, largo poco meno di quattro metri proprio non riuscivo ad immaginarlo. Non si vedevano tombini, ne’ griglie d’aerazione ad interrompere la superficie grigia dell’asfalto, ma lui, naturalmente, aveva ragione e quando un giorno inciampai su un tratto sconnesso del marciapiede e lui mi afferrò al volo gridando: – Attenta alla soglia!

– vidi ciò che lui, ogni giorno, vedeva; un rettangolo impossibile attraverso il quale un enorme prato verde ricopriva colline che si estendevano a perdita d’occhio, in uno spazio reale sovrapposto alla strada, alle macchine, alle case grigie della città. Nel breve lasso di tempo che lui impiegò per tirarmi indietro colsi con la coda dell’occhio lo scalpiccio di un enorme sorprendente cavallo alato.
Poi tutto scomparve.

Mentre ancora, scossa, cercavo con gli occhi e con le mani la soglia rettangolare ormai invisibile, lui con voce corrucciata mi disse: – Ti avevo avvertita di stare attenta alla soglia, non è poi così difficile inciampare in un mondo per ritrovarsi in un altro -.

Senza aggiungere altro raccolse il piattino, si caricò lo zaino in spalla, fischiò al cane, che impiegò un bel po’ di tempo per alzarsi, stiracchiarsi e porsi al suo fianco, e se ne andò via con passo lento.

Rimasi ad osservarlo, stordita, con un groppo alla gola, mentre accanto a me passavano, indifferenti, le persone normali di sempre.

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“L’immaginazione ci rende liberi
di essere ciò che vogliamo”

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My heart belongs to fantasy

My thoughts belong to dreams

My words belong to the North wind

and my name belongs to me…

Buon 2008

Beh…qui da noi Babbo Natale ha terminato il suo lavoro…ma prima di volare con le sue renne verso casa se ne va in Russia…dove tutti lo aspettano per il 31 dicembre.. 😮

Così ho pensato di portare un pò della sua magica atmosfera in questi miei AUGURI per il NUOVO ANNO… 🙂

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Old Soviet Christmas card collection

da :http://www.mazaika.com

Fine d’anno

Poesia

di Giuseppe Porto

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Grida e spari, all’atteso scoccare
dell’ora di mezzanotte,
e un fragore di pentole rotte
invita le genti a brindare:
tra allegre esplosioni di tappi
e tra calici tintinnanti
ricolmi di vecchi spumanti
si allontana come se scappi
scacciato da tanto rumore,
trascinandosi dietro le pene,
portandosi il male ed il bene
l’anno vecchio, l’anno che muore.

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Aspettando Capodanno….

San Silvestro

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La data del Capodanno

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Il capodanno legale è fissato oggi alla mezzanotte del 1° gennaio. Ma, fino a qualche secolo fa, le date del Capodanno variavano secondo gli stati e in Italia addirittura da città a città.
A Firenze, per esempio, vigeva fino al 1749 lo stile dell’Incarnazione, ovvero il Capodanno al 25 marzo, che prevalse anche in Roma fino al XVII secolo.
A Venezia si usò per gli atti pubblici e ufficiali lo stile veneto, 1° marzo, fino al 1797.
A Milano lo stile della Natività, 25 dicembre, fino al 1797 .
In Sicilia, fino al XVI secolo, convivevano lo stile fiorentino e quello della Natività.
A Bari, fino al XVI secolo, lo stile bizantino fissava il Capodanno al 1° settembre.

D’altronde nell’antica Roma la tradizione del Capodanno al 1° gennaio si era consolidata già all’inizio dell’Impero, come testimonia Ovidio nei Fasti, dove immagina che in quel giorno gli appaia il dio Giano, ovvero Ianus.

Gennaio -Ianuarius in latino, era dedicato infatti al dio bifronte Ianus «che guarda indietro e avanti, alla fine dell’ anno trascorso e all’inizio del prossimo».
Lo si rappresentava con due volti, l’uno barbuto e vecchio, l’altro giovane.
La sua funzione era di presiedere agli inizi, alle soglie, ai passaggi da un periodo temporale a un altro, compreso quello fra pace e guerra.

A Giano era dunque dedicato il mese che aveva sostituito marzo
come inizio dell’ anno.
A lui il sacerdote offriva farro mescolato a sale e una focaccia di cacio grattugiato, farina, uova e olio cotti al forno, forse per propiziare l’influenza benefica del dio sulla natura e sui futuri raccolti.
Quel giorno i Romani usavano invitare a pranzo gli amici e scambiarsi in un candido vaso miele con datteri e fichi rugosi accompagnati da ramoscelli di alloro come augurio di fortuna e felicità.

Oggi la giornata di Capodanno è dedicata al riposo dopo la notte di San Silvestro, né ci si scambiano doni perché l’usanza è stata spostata al Natale.
Ci si limita a mangiare lenticchie a pranzo, se non lo si è fatto a mezzanotte, perché si dice che propizino la prosperità economica nell’anno che comincia.
Ma forse non si ricorda che una volta gli Ebrei ne mangiavano quando erano in lutto, in ricordo di Esaù che per un piatto di questi legumi aveva perso ciò che aveva di più prezioso: la primogenitura.

Un ‘ultima annotazione può riguardare la figura di San Silvestro, la cui ricorrenza, non a caso, cade il 31 dicembre.
Questi è stato Papa dal 314 al 335 in un lungo pontificato molto importante nella storia della Chiesa, perché seguì immediatamente l’editto di Milano con il quale l’Impero accettava la religione cristiana.
Secondo alcune fonti, Silvestro avrebbe battezzato l’imperatore Costantino, chiudendo così simbolicamente l’era pagana e aprendo quella cristiana.
Per questo motivo verrebbe festeggiato, con la funzione di un Giano cristiano, l’ultimo giorno dell’anno.

Tratto da : http://www.reportonline.it

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