Aspettando San Valentino – Grande Amore

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Era il lontano 1955 quando iniziò il grande amore che ben presto divenne una favola senza tempo. Si, parlo dell’amore tra Grace Kelly ed il Principe Ranieri di Monaco.

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L’incontro fra Ranieri e Grace avvenne in occasione dell’invito dell’attrice al festival di Cannes. Quell’incontro breve fece scoccare la scintilla e, solo pochi mesi dopo, il 19 aprile 1956 venne celebrato il matrimonio che più di ogni altro ha fatto e fa ancora sognare.

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Lei è ancora una delle icone della bellezza nel mondo, il suo fascino continua ad attrarre la curiosità e l’affetto di tutti, forse perché Grace Kelly incarna la favola, il sogno di tutte le donne di sposare il principe azzurro.

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E dopo il grande amore: La Passione.

E fu proprio una grande passione quella esplosa come una fiamma tra Maria Callas e Aristotele Onassis.

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Lei, la diva dalla voce inimitabile, lui, potentissimo armatore, con una certa durezza mitigata dagli abiti raffinati.

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Il loro fu un amore impossibile. Passionale, doloroso, travagliato e travolgente.

La Callas lo incontra la prima volta a una festa a Venezia nel ‘57, quando lei era all’apice della carriera, ormai una leggenda. Per amor suo la Callas, nel ’59, divorzia dal marito Meneghini e dirada i concerti. Lui le regala l’isola di Skorpios, ma non la sposerà mai.

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Aspettando Carnevale – Le Maschere Italiane (7)

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E finiamo con: BURLAMACCO e PIERROT

BURLAMACCO

 

Il BURLAMACCO è il ‘logo’ del Carnevale di Viareggio ma è generalmente considerata l’ultima maschera italiana.

Fu dipinto sul manifesto del Carnevale 1931, da Uberto Bonetti che ne fu anche l’ideatore del nome.

E’ un pagliaccio con un insieme d’indumenti propri delle maschere italiane della Commedia dell’Arte: una tuta a scacchi biancorossi suggerita dal vestito a pezzi di Arlecchino, un ponpon da cipria rubato dal camicione di Pierrot, una gorgiera bianca e ampia alla Capitan Spaventa, un copricapo rosso a imitazione di quello in testa a Rugantino, un mantello nero svolazzante, tipico di Balanzone.

Il nome Burlamacco fu suggerito a Bonetti da Buffalmacco, pittore fiorentino e personaggio del Decamerone. Bonetti sostituì la radice “buffa” con “burla”; ma l’idea gli dovette arrivare anche dal cognome lucchese Burlamacchi, già utilizzato per il canale del porto, il Burlamacca.

Fonte: Web

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PIERROT

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La maschera di Pierrot nasce in Italia verso la fine del Cinquecento.

Il nome di Pierrot è un francesismo che deriva dal personaggio italiano della Commedia dell’Arte Pedrolino, uno dei primi Zanni, interpretato, nella celebre Compagnia dei Gelosi, da Giovanni Pellesini, alla fine del ‘500.

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Zanni dei Gelosi

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Il nome di Zanni, come Zuan, è una versione veneta del nome Gianni, un nome molto diffuso nel contado veneto-lombardo da dove venivano la maggiorparte dei servitori dei nobili e dei ricchi mercanti veneziani.
Lo Zanni è un personaggio fra i più antichi della Commedia dell’Arte, ma ben presto lasciò strada a servitori che divennero più importanti con nomi propri che li distinguessero tra loro nel corso della storia della commedia dell’arte quindi nacquero i primi zanni (servi astuti) come per esempio Brighella; i secondi zanni (quelli sciocchi) molto più famosi a causa della bravura degli attori che li rappresentavano e l’impatto che avevano sul pubblico fra questi vanno citati Arlecchino, Pulcinella. Prima di sdoppiarsi nelle due tipologie di servo furbo e sciocco, Zanni era un personaggio a sè stante e che viveva di vita propria.
(Da:/it.wikipedia.org/wiki/Zanni)

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Ma torniamo alla nostra maschera: la pigrizia gli impedisce di muoversi come gli altri personaggi della Commedia, è sicuramente il più intelligente dei servi, svelto nel linguaggio, critica gli errori dei padroni e spesso finge di non capire i loro ordini, anzi li esegue al contrario, non per stupidità, ma perché li ritiene sbagliati. E’ furbo ma sentimentale, l’unico personaggio che, a un piatto di minestra, preferisce una romantica serenata eseguita sulla mandola, sotto le finestre della sua bella. Forse anche per questa ragione è pallido e languido e, spesso, una lacrima gli scende sul viso.
Il personaggio fu portato in Francia, dove entrò a far parte dei repertori delle Compagnie francesi con il nome di Pierrot, grazie all’apporto di Giuseppe Geratoni che per primo lo introdusse nel 1673; ma il primo grande Pierrot fu ancora un italiano, Fabio Antonio Sticotti (1676-1741).

Gli Sticotti reinventarono e diedero nuova vita a questo personaggio adattandolo al gusto dei francesi e poi del pubblico delle corti europee, infatti, nella versione francese, Pierrot perse le caratteristiche di astuzia e doppiezza, proprie dello Zanni, per diventare il mimo triste innamorato della luna, quello che compare con il nome di Gilles nel celebre quadro di Antoine Watteau.

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Il mimo Jean-Gaspard Debureau (1796-1846), rappresentò il Pierrot ottocentesco dal 1826 al Théâtre des Funanbules. La vita di Debureau ispirò al regista cinematografico francese Marcel Carné il personaggio di Gaspard del film ‘Les enfants du Paradise’. Debureau definì le caratteristiche che in seguito ne definirono l’iconografia: un ampio abito bianco con bottoni neri e un piccolo cappello nero sul viso dipinto di bianco.

Da: http://www.nonsolocittanova.it

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Les Enfants du Paradis (Chapter 4 “Witness)

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E così, eccoci arrivati alla fine di questa veloce carrellata delle nostre maschere che hanno sempre divertito e spero continueranno ancora a farlo con la loro semplicità e bonaria ironia.

Ho voluto concludere con Pierrot perchè è la maschera che, dopo Arlecchino la mia preferita da bambina, è quella che mi ha sempre affascinato di più…così eternamente sognante e malinconico.

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Si continua la carrellata delle maschere italiane con : Maschere del Carnevale sardo

Aspettando Carnevale – Le Maschere Italiane (6)

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Ci sono anche: BEPPE NAPPA e FAGIOLINO

BEPPE NAPPA

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Beppe Nappa fa parte di quelle maschere che nascono tra sei e settecento con la Commedia dell’arte e le sue caratteristiche, come nel caso di tutte le maschere di carattere, si sono sedimentate nei secoli. La città d’elezione è Messina e la maschera indossata è un abito ampio di colore azzurro, con un berretto di feltro bianco o grigio sopra la calotta bianca. Tratti peculiari del carattere: golosità e pigrizia. La maschera, come Arlecchino, rappresentava nelle commedie un servitore.

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FAGIOLINO

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Fagiolino nasce nel teatro dei burattini ed ha un nome e cognome: Fagiolino Fanfani. Maschera attiva a Bologna nell’800 grazie all’opera dei maestri burattinai Filippo Cuccoli e Augusto Galli.

Rappresenta un giovane bolognese, intelligente e forte di salute. E’ un chiacchierone ed è pronto a caricare di randellate chi se le merita; è ignorante anche se si crede molto istruito.

Ha il viso paffuto, sorridente e sulla guancia sinistra ha un neo. Non si ammala mai e non invecchia mai. Il suo nome sembra derivare da un bruco, che vive sui faggi e che ha nelle zampe posteriori due appendici che assomigliano a bastoncini che usa per picchiare gli altri bruchi. Fagiolino ha un berretto da notte con un grosso fiocco, indossa una corta giacca, ha la camicia con una cravatta a farfalla e calze bianche a righe rosse.

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Aspettando Carnevale – Le Maschere Italiane (5)

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Si va avanti con: RUGANTINO, MEO PATACCA e TARTAGLIA

RUGANTINO

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Personaggio del teatro popolare romanesco, il cui nome sembra derivare dal dialettale “ruganza ” ( arroganza ).

In origine ebbe costumi da gendarme, e si ricollegava in questo ai Capitani della commedia dell’arte, ma successivamente indossò panni civili, e rappresentò il tipo di popolano violento ma generoso, vero e proprio antenato del moderno bullo di periferia sempre pronto a sbeffeggiare il potere costituito e a difendere coloro che la miseria finisce col porre fuori legge.

GIROTONDO DELLE MASCHERINE

Girotondo, girotondo,
noi giriamo tutto il mondo.
C’è Gianduia e Meneghino,
Pulcinella e Arlecchino.
C’è Brighella e Pantalone,
Meo Patacca e Balanzone,
Beppe Nappa siciliano,
Stenterello che è toscano…
Girotondo, girotondo,
noi viaggiam per tutto il mondo,
e con noi portiam la gioia
che è nemica della noia.

Da :http://www.primocircolopotenza.it

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MEO PATACCA

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Meo Patacca è la maschera romana, che assieme a quella di Rugantino, rappresenta il coraggio e la spavalderia di certi tipi di Trastevere, il quartiere più popolare di Roma. Spiritoso ed insolente, Meo Patacca é il classico bullo romano, sfrontato ed attaccabrighe, esperto ed infallibile tiratore di fionda, ma in fondo, generoso e di animo aperto. Gli piace é vero fare lo spaccone e parlare in dialetto romanesco, in modo declamatorio, ma poi all’occorrenza non fugge. Anzi, quando ci scappa la rissa, si getta nella mischia e la sua fama é ben nota in Trastevere e in tutta Roma. Il suo nome deriva dalla “patacca”, il soldo che costituiva la paga del soldato. Il suo costume è costituito da calzoni stretti al ginocchio, una giacca di velluto strapazzata e per cintura una sciarpa colorata nella quale è nascosto un pugnale. I capelli sono raccolti in una retina dalla quale sporge un ciuffo caratteristico.

Dal Web

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TARTAGLIA

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TARTAGLIA (Campania) – Maschera della Commedia dell’Arte di origine napoletana. Prese il nome di Tartaglia dalla balbuzie che la distingueva. Si prestò ad impersonare ora il servo astuto, ora il pedante, ora l’avvocato intrigante, ora lo speziale. E’ una maschera spassosa e ridanciana e non riveste mai parti tristi o tragiche.
Celebre Tartaglia fu il comico napoletano Nicola Cioppo, con il quale deve essere ricordato il suo successore Agostino Fiorilli.

Da: http://www.vastospa.it

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