Babbo Natale…in Africa

Voglio continuare oggi il nostro “viaggio di Natale”, iniziato qualche anno fa,  con notizie e curiosità sul Natale in paesi molto diversi dal nostro. Mi sono sempre chiesta come celebrassero per esempio il Natale in Africa…al caldo ovvio 🙂  ma forse in maniera diversa dall’ Australia dove tranne  per il fatto che si va al mare 😮  il Natale è sentito più o meno come da noi.

Savana, deserto e presepi

Nigeria
Un paese dalle mille etnie e dalle tante religioni. In Nigeria alberi e presepi non fanno capolino se non nelle regioni a più alta concentrazione cristiana, e la tradizione più diffusa rimane quella del pranzo con la famiglia allargata.

Santa Claus in una scuola africana

Ghana

Chiese addobbate festosamente, musica, processioni e parate nelle strade: questo è il Natale in Ghana, non esattamente il centro del cristianesimo. Una festa che diventa anche un’occasione per andare a trovare parenti e amici che vivono in villaggi diversi e lontani. Il pranzo di Natale prevede riso, pollo, agnello e frutta di ogni tipo. Nelle famiglie cristiane viene fatto l’albero, ma ovviamente non si tratta né di un pino né tantomeno di un abete: il mango è quello più diffuso.

 

 

 

 

 

 

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Kenya

Le non moltissime chiese cristiane del Kenya vengono addobbate con fiori coloratissimi, gli stessi che decorano i locali alberi di Natale. Le famiglie si riuniscono per il pranzo, mentre gruppi di ragazzini girano di casa in casa chiedendo piccoli doni e dolcetti. Il piatto tradizionale è il nyama choma, un arrosto di capra.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Egitto

Un paese musulmano ma con una nutrita presenza cristiana, anche se di confessione copta. Il calendario in Egitto è diverso, e quindi Natale viene festeggiato il 7 di gennaio, ma le celebrazioni iniziano addirittura il 25 di novembre, quando da pranzi e cene spariscono per 40 giorni sia la carne che il latte. Il “digiuno” termina la sera del 6 gennaio. Il 7 gennaio si svolgono le celebrazioni religiose (a volte trasmesse anche dalla Tv di Stato), mentre il piatto tradizionale è il Fatta, ricetta a base di carne e riso. Da alcuni anni hanno fatto la loro comparsa anche gli alberi di Natale, rigorosamente artificiali.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Sudafrica

Un Natale molto particolare quello del Sudafrica, non fosse altro perchè cade nel bel mezzo delle vacanze estive. Così il 25 di dicembre diventa poco più di una scusa per fare una gita fuoriporta o per passare una giornata al mare.

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Zimbabwe

A Kisimusi – questo la denominazione del Natale in Zimbabwe – gli adulti regalano dei doni ai bambini. Il centro delle celebrazioni è però il pranzo, che generalmente è “cumulativo”, vale a dire che raccoglie molte famiglie che partecipano attivamente alla sua preparazione. Porridge, arrosto (generalmente di capra, ma non è detto), verdure e dolci sono le portate.

 

 

 

 

da: sapere.it

Senza nuvole…

così vorremmo fosse sempre la nostra vita…un cielo senza nuvole. 🙂

Lo so, non sempre è possibile…ma noi ce la mettiamo tutta almeno per sognare un cielo azzurro all’orizzonte senza nuvole…

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Alessandra Amoroso – Senza nuvole

Storie di Natale…aspettando Natale

Nevina e Fiordaprile

Quando il sughero pesava e la pietra era leggera
come il ricciolo dell’ava
c’era, allora, c’era… c’era…

fiabe … una principessa chiamata Nevina che viveva sola col padre Gennaio.
Lassù, nel candore perpetuo, abbagliante, inaccessibile agli uomini, il Re Gennaio preparava la neve con una chimica nota a lui solo; Nevina la modellava su piccole forme tolte dagli astri e dagli edelweiss, poi, quando la cornucopia era piena, la vuotava secondo il comando del padre ai quattro punti dell’orizzonte.
E la neve si diffondeva sul mondo.
Nevina era pallida e diafana, bella come le dee che non sono più: le sue chiome erano appena bionde, d’un biondo imitato dalla Stella Polare, il suo volto, le sue mani avevano il candore della neve non ancora caduta, l’occhio era cerulo come l’azzurro dei ghiacciai.fiocco
Nevina era triste.
Nelle ore di tregua, quando la notte era serena e stellata e il padre Gennaio sospendeva l’opera per dormire nell’immensa barba fluente, Nevina s’appoggiava ai balaustri di ghiaccio, chiudeva il mento tra le mani e fissava l’orizzonte lontano, sognando.
Una rondine ferita che valicava le montagne, per recarsi nelle terre del sole, era caduta nelle sue mani, che avevano tentato invano di confortarla; nei brividi dell’agonia la rondine aveva delirato, sospirando il mare, i fiori, i palmizi, la primavera senza fine. E Nevina da quel giorno sognava le terre non viste.
nature18Una notte decise di partire. Passò cauta sulla barba fluente di Gennaio, lasciò il ghiaccio e la neve eterna, prese la via della valle, si trovò fra gli abeti. Gli gnomi che la vedevano passare diafana, fosforescente nelle tenebre della foresta, interrompevano le danze, sostavano cavalcioni sui rami, fissandola con occhi curiosi e ridarelli.

– Nevina!
– Nevina! Dove vai?
– Nevina, danza con noi!
– Nevina, non ci lasciare!
E gli Spiritelli benigni le facevano ressa intorno, tentavano di arrestarle il passo abbracciandole con tutta forza la caviglia, cercavano di imprigionarle i piedi leggeri entro rami d’edera e di felce morta.
Nevina sorrideva, sorda ai richiami affettuosi, toglieva dalla cornucopia d’argento una falda di neve, la diffondeva intorno, liberandosi dei piccoli compagni di gioco. E proseguiva il cammino diafana, silenziosa, leggera come le dee che non sono più.
Giunse a valle, fu sulla grande strada.
L’aria si mitigava. Un senso d’affanno opprimeva il cuore di Nevina; per respirare toglieva dalla cornucopia una falda di neve, la diffondeva intorno, ritrovava le forze e il respiro nell’aria fatta gelida subitamente.
Proseguì rapida, percorse gran tratto di strada. Ad un crocevia sostò in estasi, con gli occhi abbagliati. Le si apriva dinnanzi uno spazio ignoto, una distesa azzurra e senza fine, come un altro cielo tolto alla volta celeste, disteso in terra, trattenuto, agitato ai lembi da mani invisibili.
Nevina proseguì sbigottita. La terra intorno mutava. Anemoni, garofani, mimose, violette, reseda, narcisi, giacinti, giunchiglie, gelsomini, tuberose, fin dove l’occhio giungeva, dal colle al mare, mal frenati dai muri e dalle siepi dei giardini, i fiori straripavano come un fiume di petali dove emergevano le case e gli alberi.nature27
Gli ulivi distendevano il loro velo d’argento, i palmizi svettavano diritti, eccelsi come dardi scagliati nell’azzurro.
Nevina volgeva gli occhi estasiati sulle cose mai viste, dimenticava di diffondere la neve; poi l’affanno la riprendeva, toglieva una falda, si formava intorno una zona di fiocchi candidi e d’aria gelida che le ridava il respiro. E i fiori, gli ulivi, le palme guardavano pur essi con meraviglia la giovinetta diafana che trasvolava in un turbine niveo e rabbrividivano al suo passaggio.

Un giovane bellissimo, dal giustacuore verde e violetto, apparve innanzi a Nevina, fissandola con occhi inquieti, vietandole il passo:
– Chi sei?
– Nevina sono. Figlia di Gennaio.
– Ma non sai, dunque, che questo non è il regno di tuo padre? Io sono Fiordaprile, e non t’è lecito avanzare sulle mie terre. Ritorna al tuo ghiacciaio, pel bene tuo e pel mio!
Nevina fissava il principe con occhi tanto supplici e dolci che Fiordaprile si sentì commosso.
nature26– Fiordaprile, lasciami avanzare! Mi fermerò poco. Voglio toccare quella neve azzurra, verde, rossa, violetta che chiamate fiori, voglio immergere le mie dita in quel cielo capovolto che è il mare!
Fiordaprile la guardò sorridendo; assentì col capo:
– Andiamo, dunque. Ti farò vedere tutto il mio regno.

Proseguirono insieme, tenendosi per mano, fissandosi negli occhi, estasiati e felici. Ma via via che Nevina avanzava, una zona bigia offuscava l’azzurro del cielo, un turbine di fiocchi candidi copriva i giardini meravigliosi.
Passarono in un villaggio festante; contadini e contadine danzavano sotto i mandorli in fiore. Nevina volle che Fiordaprile la facesse danzare: entrarono in ballo; ma la brigata si disperse con un brivido, i suoni cessarono, l’aria si fece di gelo; e dal cielo fatto bigio cominciarono a scendere, con la neve odorosa dei mandorli, i petali gelidi della neve, la vera neve che Nevina diffondeva al suo passaggio. flake
I due dovettero fuggire tra le querele irose della brigata.
Giunti poco lungi, volsero il capo e videro il paese di nuovo festante sotto il cielo rifatto sereno…
– Nevina, ti voglio sposare!
– I tuoi sudditi non vorranno una regina che diffonde il gelo.
– Non importa. La mia volontà sarà fatta.
Avanzarono ancora, tenendosi per mano, fissandosi negli occhi, immemori e felici… Ma ad un tratto Nevina s ‘arrestò coprendosi di un pallore più diafano.
– Fiordaprile! Fiordaprile! … Non ho più neve!
E tentava con le dita – invano – il fondo della cornucopia.
– Fiordaprile! … Mi sento morire! .. . Portami al confine… Fiordaprile!… Non reggo più!…
Nevina si piegava, veniva meno. Fiordaprile tentò di sorreggerla, la prese fra le braccia, la portò di peso, correndo verso la valle.
– Nevina! Nevina! Nevina non rispondeva. Si faceva diafana più ancora. Il suo volto prendeva la trasparenza iridata della bolla che sta per dileguare. – Nevina! Rispondi!
Fiordaprile la coprì col mantello di seta per difenderla dal sole ardente, proseguì correndo, arrivò nella valle, per affidarla al vento di tramontana.
nonno geloMa quando sollevò il mantello Nevina non c’era più.
Fiordaprile si guardò intorno smarrito, pallido, tremante. Dov’era? L’aveva perduta per via? Alzò le mani al volto, in atto disperato; poi il suo sguardo s’illuminò.
Vide Nevina dall’altra parte della valle che salutava con la mano protesa in un addio sorridente.
Un suo vecchio precettore, il vento di tramontana, la sospingeva pei sentieri nevosi, verso il ghiaccio eterno, verso il regno inaccessibile del padre Gennaio.

di Guido Gozzano

Da: http://www.pinu.it

Pensieri, aforismi, citazioni…come vengono

Il presente in cui mi ami-forse

ti sfiorisce sulle labbra

non appena richiudo la porta,

i passi mi aspettano al portone

si inchinano

alla foglia che cade

alla sua quieta gioia,

li seguo già tracciati

dalle orme dell’arrivo.

Quello che il vento del tempo

rapisce è tutto ciò che non conta,

è vicenda e cronaca, resta

questo filo teso di contati

respiri sopra l’abisso.

Che ci ama.

Tutti.

(Livia Candiani)

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