Pillole di…Madrid: la Madrid Borbonica. Prima parte.

(viene da qua…)

Ad est della Vecchia Madrid esisteva una zona verde adibita a colture ortofrutticole nota come il Prado, il Prato. Lì nel ‘500 vi fu costruito un monastero che gli Asburgo ampliarono per farne un palazzo. Dell’edificio ora resta poco ed i giardini sono stati trasformati nel popolare Parque del Retiro. Nel ‘700 i Borboni, Carlo II in particolare, scelsero questa zona per espandere e abbellire la città. Attorno al Paseo del Prado fecero costruire piazze con fontane, un arco trionfale e quello che era destinato a diventare il Museo del Prado.

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Partiamo nel nostro viaggio dalla Plaza de Cibeles, con la fontana dedicata a quella dea nel mezzo della piazza e il particolare Palacio de Comunicaciones, la nostra posta centrale, dall’aspetto di una torta nunziale con le guglie slanciate e bianche.
Di fronte al Palacio de Comunicaciones si trova il Banco de Espana, in stile rinascimentale veneziano e l’inizio della Gran Via una delle arterie principali, con gli artistici tetti dei palazzi che vi si affacciano e, nelle vicinanze, la Puerta de Alcalà, neoclassico arco trionfale e la calle de Alcalà, un’altra delle vie principali.

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Dalla piazza partono lunghi viali, chiamati “paseos”, dove lungo gli alberati marciapiedi si trovano fontane e giochi d’acqua, chioschi con dehors dove fermarsi a bere e sentire anche musica, (qua nacque qualche anno fa “la movida”) e persino giochi per bambini. E’ in pratica un unico viale che prende a seconda dei tratti i nomi di Paseo de la Castellana, Paseo del Prado e Paseo de Recoletos. Proseguendo lungo il Paseo del Prado, si incontra la piazza e la “Fuente de Neptuno”. Lì si trovano il Ritz ed il Palace, due dei più prestigiosi, anche se vecchi ormai, alberghi di Madrid.

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Il “paseo” prende il nome dal Prado, uno dei musei più celebri al mondo, la cui facciata neoclassica si erge a metà strada ed è adorna delle alte Statue del Velazquez, del Goya e di Murillo, famosi pittori spagnoli di cui il museo contiene le raccolte. E’ una delle pinacoteche più importanti del mondo ed espone opere dei maggiori artisti italiani, spagnoli e fiamminghi, fra cui: Sandro Botticelli, Caravaggio, El Greco, Artemisia Gentileschi, Francisco Goya, Melozzo da Forlì, Rembrandt Harmenszoon Van Rijn, Pieter Paul Rubens e Diego Velázquez…

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A poca distanza troviamo l’ingresso al bellissimo e colorato Real Jardin Botanico, ricco di piante esotiche e di fiori da tutto il mondo. Alle spalle del Prado si trova la Iglesia de San Jeronimo el Real, considerata la chiesa reale di Madrid (qui si sono sposati alcuni reali e molti nobili) e, di fronte, il Cason del Buen Retiro, sede staccata del Prado con davanti la statua della regina Maria Cristina di Borbone.

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Ed ora stiamo per raggiungere uno dei parchi più belli di Madrid, “el Retiro” ma data la ora, meglio fare una sosta e riposarci un po’ 😀 ….

(continua qua…)

inoltre…..

pensiero della notte…

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Nell’ascoltarti colgo sogni e bisogni che aspettano di esser cullati.

(S. del Degan)

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una leggenda spagnola…

LA NASCITA DELLE FARFALLE
La fata dei fiori, Laría, aveva un’amica molto gentile e graziosa: la piccola Veda.

Veda trascorreva gran parte del suo tempo nel magnifico giardino di Laría. Passeggiava negli splendidi viali, si fermava davanti all’acqua cristallina della fontana, contemplava le aiuole, ascoltava le interessantissime parole della fata…

Laría raccontava storie piene di poesia: parlava delle nuvole e degli usignoli, dei fili d’erba e delle gocce d’acqua. Una volta, mentre raccontava la storia del ragno verde che di notte, fra i rami del tiglio, tesse i vestiti dei bambini felici, Veda lanciò un grido!

Aveva visto, proprio davanti ai suoi piedi, tra i sassolini di mille colori, un bruco orribile. Guardandosi intorno, vide che moltissimi altri bruchi arrivavano da tutte le parti. Rovinavano, con la loro presenza, la bellezza del giardino e cacciavano via tutta la sua gioia e la sua allegria. La bimba, essendo una bimba gentile, voleva sorridere sempre, voleva avere sempre intorno cose belle e così chiese alla fata dei fiori di fare qualcosa per cacciare via gli orribili bruchi.

Laría staccò tanti petali dai fiori che aveva intorno: rose rosse, bianchi gigli, primule gialle, azzurri nontiscordardime… e gettò tutti questi petali addosso ai bruchi.

“Animaletti bruttissimi, prendete le ali che vi regalo. Avrete così la bellezza dei fiori e non cancellerete la magia del mio giardino, anzi, la farete crescere.”

Mille farfalle si alzarono allora in volo sull’acqua argentea della fontana, sulle aiuole fiorite, sui sentieri di sassolini colorati. Giocarono coi raggi del sole e coi rami carichi di frutti, fecero un girotondo intorno all’arcobaleno e volarono nel cielo limpido. Così, Veda dimenticò gli orribili bruchi e pensò che nel mondo tutto è meraviglioso!

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racconto della notte…

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La luna e la farfalla
Serata di maggio: l’aria e’ dolce, non c’e’ luce nel prato . Una piccola farfalla ha smarrito la strada di casa. E’ stanca, sfiduciata, e piange nel suo volo a vuoto. Da una nuvola fa capolino la luna: “Ho smarrito la strada di casa”. La luna commossa le dice: “Posati su quel fiore ancora aperto e chiudi gli occhi”. La farfalla si posa e dalla stanchezza si assopisce. La luna chiama il vento e le affida la piccola farfalla. Il vento dolcemente la porta fino a casa; la farfalla e’ felice e vorrebbe ringraziare la luna. Ecco perche’ quando una piccola farfalla entra in una casa sbatte contro la lampada accesa: sta cercando la luna per dirle grazie.