..la “mia” Madrid borbonica parte 1 e 2

E figuriamoci se non potevo farvi vedere le “mie foto” fatte nelle prime due parti della Madrid Borbonica viste finora!! chevelodico.gifSarebbe stato imperdonabile, vero?…post-1329-1147799585.gif

Poco altro posso aggiungere…Come vedrete nella seconda slide ci sono dei personaggi e oggetti bronzei a dir poco “originali”. Nella stazione troviamo un monumento al rappresentante nell’ atto in cui compila un’ordine di vendita, il monumento forse al “viaggiatore distratto” che dimenticò in stazione cappello, borse e paltò loop.gife, fuori, vicino all’Istituto di Cultura italiano un omino che osserva lo stato degli scavi sotto un vetro in strada….

Pillole di…Madrid: la Madrid Borbonica. Seconda parte.

(viene da qua…)

E riprendendo dal Cason del buen Retiro, dove eravamo arrivati prima del nostro meritato riposo, pochi minuti di cammino ci portano all’ingresso del Parque del Retiro, il vasto giardino pubblico al centro della città, ricco di colorati e geometrici giardini all’italiana ma anche da zone piene di grandi e vecchi alberi dove sedersi a riposare alla fresca ombra.

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All’interno, un grande lago ai piedi del monumento de Alfonso XII, dalla scenografica posizione. Percorrendo i sentieri ombrosi e le aiuole fiorite, si possono trovare piccoli gioielli architettonici come il particolare Palacio Velazquez, dallo stile mudejar e utilizzato come centro di mostre temporanee, il Palacio de Cristal ai margini di un lago, la Casita del pescador e la Casa de Vacas. Particolarmente belle sono le principali porte d’ingresso al parco, delimitato da una bassa recinzione con alte sbarre in ferro battuto ed oro. Tra i vari giardini spicca la Rosaleda, un angolo del parco coltivato a roseti e abbellito da vasche, fontane e giochi d’acqua, tra cui la Fuente dell’Angel Caido, unico monumento esistente al mondo dedicato al diavolo, l’angelo caduto, appunto… En “la Chopera” (pioppeto) nella zona del parco più vicina alla stazione di Atocha si trova el “bosque de los Ausentes” ora chiamato “bosque del recuerdo” dove sono stati piantati 192 alberi in memoria delle vittime dell’attentato ai treni.

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Innumerevoli piazzole con fontane, monumenti e sculture, passeggiate piene di statue, piccoli rii con ponti si alternano ad angoli in cui ci si sente in un parco naturale, ci si trova fra alti alberi, si sente solo il cinguettare degli uccelli, si riceve la visita degli scoiattoli che prendono il cibo dai visitatori per andarlo a mangiare a distanza di sicurezza…. E poi, tanta umanità di ogni tipo…famiglie, bambini che guardano il teatro di marionette, giocano nella sabbia o imparano ad andare in bicicletta, adulti che sentono la musica dal kiosco dove piccole orchestre suonano, mimi di ogni tipo, cartomanti, giocolieri, madrileni che approfittano per farsi qualche ora di remo nel grande lago….

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Fuori dal parco, nei pressi, il bel Ministerio de Agricoltura ricco di colonne e statue di bronzo o marmo ma siamo ormai arrivati alla Glorieta de Atocha, fine del Paseo del Prado con questo nome, e non possiamo non sostare nella Estaciòn de Atocha. L’edificio nato per ospitare la linea che univa Madrid ai siti reali di Aranjuez fu distrutto da un incendio, venne ricostruito e divenne la prima stazione ferroviaria di Madrid data la sua posizione centrale. Qualche anno fa è stato fatto un ampliamento che, senza nulla togliere alla vecchia stazione, ne ha trasformato l’interno in un giardino tropicale aperto al pubblico che contrasta con i moderni edifici annesi. In memoria delle vittime dell’attentato del 11 marzo 2004 in questa stazione c’è un monumento molto particolare, strano ma suggestivo…In una gran stanza completamente spoglia e di colore blu, in un grande buco rotondo del soffitto, che dal cielo riceve la luce, un enorme involucro di plastica trasparente s’innalza verso il cielo, muovendosi con l’aria e producendo un strano e dolce suono. In questa plastica ci sono i testi di tutti i bigliettini che, in tutte le lingue, i viaggiatori che arrivarono nei giorno dopo a questa stazione lasciarono nel luogo dell’attentato.

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Continuando verso il Palazzo Reale troviamo il Palacio Abrantes, sede ora dell’Istituto Italiano di Cultura, e di fronte ormai al Palazzo ma rivolta alla città la bella Plaza de Oriente, con la Statua di Filippo IV al centro e dei curati giardini all’italiana. In questa piazza c’è il Teatro Real, tempio spagnolo della lirica e, in semicerchio, pregiati e nobili palazzi. Con una breve passeggiata si raggiunge il Campo del Moro, altro vasto spazio verde adiacente al Palazzo Reale da cui si può accedere ai Giardini dei Palazzo Reale e alle splendide vedute su di esso.

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Ma andremmo al Palacio Real la prossima volta. Oggi, anche se siamo davanti continueremo qualche passo per Calle Bailén, la via che costeggia il Palazzo e raggiungeremo la sommità di “el Viaducto”. E’ un ponte di cemento armato con 3 archi che desta particolare attenzione per la sua altezza in relazione con la larghezza. Serve a compensare l’enorme dislivello fra il Palazzo Reale e la via che scorre sotto, la Calle de Segovia. Dall’alto, la veduta di Madrid è spettacolare ma, malauguratamente, l’enorme numero di suicidi ha costretto il comune a fiancheggiarlo con grandi vetri, non molto belli ma efficaci.

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(continua qui…)

inoltre….

ed ancora grafica….

Beh, luna non penserai che solo a te salutano gli animali vero? 😀 Pure io ricevo visite dei miei amici… come è logico, sono più in dimensioni con la mia “stazza”post-1329-11477995851.gif

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Philemon e Baucis (una storia d’amore)

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Zeus e Hermes scesero dal monte Olimpo sulla terra per comprovare l’ospitalità degli abitanti della Frisia. Bussarono a mille porte chiedendo riparo e riposo ma tutte rimasero chiuse. L’unica casa che li accolse fu quella di Philemon e Baucis, una coppia di poveri anziani che vivevano in una piccola e umile catapecchia in collina. L’anziano Philemon li invitò a sedere in una panca di legno sulla quale sua moglie aveva posto una coperta. Baucis mosse la brace nel camino per ravvivare il fuoco, vi gettò foglie secche e corteccia, e col suo debole soffio fece rinascere nuovamente le fiamme. In una piccola pentola preparò un umile ma gustoso pranzo per i suoi ospiti con un cavolo, che suo marito aveva raccolto quello stesso pomeriggio nell’orto, e una fetta di carne di maiale affumicato, che avevano appesa ad una trave. Offrirono ai viaggiatori una bacinella di legno con acqua tiepida perché potessero riposare e scaldarsi i piedi.

Baucis pulì il tavolo con verdi foglie di menta e servì olive, verdi e nere, ciliege macerate in vino, indivia, rafano, cagliata, uova e un buon vino. Il pranzo era squisito e fu molto lodato da tutti. Il dessert consistette in noci, fichi secchi, datteri, prugne, mele aromatiche, uva e miele messo al centro del tavolo. La generosità e ospitalità dei due anziani aveva fatto che offrissero ai loro ospiti tutto quello che avevano e, sempre, mostrando un volto affabile e sorridente.

Philemon e Baucis osservarono che la brocca di vino, che avevano svuotato diverse volte, si riempiva di nuovo da sola. Si resero conto che quegli uomini erano, in realtà degli dei e chiesero loro perdono per lo scarso cibo e la povertà della loro casa. Philemon si alzo per sacrificare l’unica oca che avevano per offrirla agli dei.

Allora Zeus gli disse:
– In verità siamo degli dei e castigheremo tutti gli abitanti di questa zona per la loro mancanza d’ospitalità. Seguiteci fin sulla cima del monte!

Quando arrivarono alla cima videro che un enorme lago aveva sommerso tutta la vallata annegando tutti gli abitanti della Frisia. L’unica cosa che non era coperta dalle acque era la loro umile casupola. Philemon e Baucis, meravigliati da ciò che vedevano, piangevano per i loro vicini e in quel momento la loro vecchia e piccola capanna si trasformò in un bellissimo tempio.

Zeus disse loro:
– Chiedetemi ciò che volete.

Philemon parlò brevemente con Baucis ed espose questo desiderio agli dei:
– Dato che abbiamo vissuto assieme in questa terra tutta la nostra vita vogliamo seguitare qua come guardiani e sacerdoti del vostro tempio e desideriamo che la morte ci colga assieme per far sì che io non debba mai vedere la tomba di mia moglie e lei non debba vedere nemmeno la mia.

E cosi vissero assieme e felici molti anni ancora finché un giorno, ormai molto vecchi e pieni di malanni, seduti nelle scalinate del tempio Baucis vide che crescevano foglie a Philemon, e Philemon vide accadere lo stesso a Baucis e mentre i loro corpi si trasformavano in tronchi ed i rami crescevano sopra le loro teste, si parlavano e si rivolgevano parole di congedo e quando le foglie quasi impedivano loro di vedersi i due pronunciarono all’unisono la stessa frase:
– Addio, amore mio!

E i rami sigillarono e occultarono le loro labbra per sempre. Philemon si trasformó in rovere e Baucis in tiglio. Da allora rimangono uniti con i rami intrecciati.

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…e…buongiorno!!…

E come resistere all’enorme impulso di fare altrettanto per augurare un splendido buongiorno? pianosmiley.gif

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E per chi volesse fare immagini con saluti o pensieri c’è il tutorial nel post precedente.