…pensiero del giorno

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Se l’aria mi raccontasse di te

vorrei perdermi per sempre nel vento.

Lì ascolteri le tue parole e i tuoi sospiri,

lì sarei vicino alla tua anima

e al calore del tuo cuore

(Eugenio Montale)

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Auguri di Buona Pasqua

Pensieri di Luna e Sol ( semiseri ma sinceri)… 🙂

0016…Questa volta abbiamo deciso di condividere un gran bell’uovo di Pasqua che, simbolicamente almeno, vorremmo dividere anche con tutti voi ma non sapendo bene i vostri indirizzi per ora…avrei pensato d’iniziare raggiungendo Luna col mio dolce carico… Ho la mia fidata “fuori serie” e come un fulmine la raggiungerò… almeno, spero….

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Certo Sol, hai avuto una gran bella idea 🙂 e soprattutto ad iniziare da me 😀 che  ti aspetto con impazienzaaaa !!! 😆

Una Pasqua perfetta, ancora insieme… 🙂

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Tra uova e colombe 😀 vi auguriamo….

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…pensiero del giorno

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Alla zampa di ogni uccello che vola è legato il filo dell’infinito.

(Victor Hugo)

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A Pasqua…sull’Isola di Pasqua

No, tranquilliii ! 🙂 Non è uno dei tanti viaggi organizzati e, per la verità, non è neppure un viaggio. 😮

E’ solo che mi sono andata a cercare sul web qualche notiziola su quest’isola e sui misteri che tuttora l’avvolgono… unsure.gif

E’ Pasqua…e sarebbe bello essere proprio sull’Isola di Pasqua 😀 ma non potendo nella realtà…ci andiamo leggendo di “teste di pietra”, di “orecchie lunghe”, di “orecchie corte”…addentrandoci nei misteri dell’ “ombelico del mondo”. 😉

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In molti mappamondi e atlanti geografici l’Isola di Pasqua, Rapa Nui, appartenente al Cile, nemmeno appare. Eppure, questa isoletta insignificante di appena 162 kmq è uno dei luoghi più famosi del mondo in materia di misteri. Fu scoperta nel 1686, ma solo nel giorno di Pasqua del 1722, l’ammiraglio olandese Jacob Roggeveen, ebbe il coraggio di sfidare i bellicosi indigeni con un’esplorazione vera e propria; sull’isola c’erano enormi teste in pietra, i “MOAI”, considerati dagli indigeni con grande disprezzo.

Attualmente ve ne sono circa 600. Più della metà, al momento della scoperta, erano stati rovesciati, altri giacevano incompiuti nelle cave. Si ritiene che un gran numero di MOAI siano stati gettati in mare o distrutti dagli indigeni e in tempi recenti altri siano stati rubati. Quel che oggi rimane in piedi della schiera di MOAI, nella loro posizione originaria, si erge con le spalle al mare e guarda verso l’interno dell’isola. Le sculture più grandi, alte 20 metri, sono rimaste incompiute e giacciono nelle cave del vulcano Rano Kao, tuttora circondate dagli utensili necessari alla loro realizzazione. Riproducono quasi ossessivamente lo stesso modello (forse un antenato divinizzato) e originariamente erano dotati di un copricapo rosso. L’isola stessa è un mistero impenetrabile: come hanno fatto gli indigeni a raggiungere un luogo così lontano con strumenti di navigazione tanto primitivi?

 

La popolazione del luogo considerava l’isola “TE PITO TE HENUA” (l’ombelico del mondo) in quanto ritenevano di essere tutto ciò che restava al mondo in termini di sopravvissuti e di terre emerse, dopo il diluvio e la distruzione universale.

 

Sperduta nell’Oceano Pacifico, l’Isola di Pasqua nasconde, un grande numero di misteri e forse molti non sarebbero tali se, nel 1862, i trafficanti di schiavi peruviani non avessero deportato gran parte dei suoi già scarsissimi abitanti.

Quando infatti si cominciò a studiare l’isola da un punto di vista antropologico e storico, la sua struttura sociale era completamente distrutta e l’origine della sua scrittura dimenticata insieme a quella degli affascinanti “MOAI”, i grandi volti di pietra.

 

Tutte le informazioni che ora possediamo sull’isola giungono da una tradizione ormai confusa e contraddittoria. Secondo gli isolani superstiti, nell’isola abitavano due differenti razze: le “Orecchie Lunghe”, che provenivano dall’est, e le “Orecchie Corte”, che venivano dall’ovest.

Le Orecchie Corte erano sottoposte alle Orecchie Lunghe, finché, in una data situabile tra il 1680 e il 1774, le Orecchie Corte si ribellarono, massacrarono le Orecchie Lunghe e abbatterono gran parte dei MOAI.

 

 L’isola dei misteri 

 Chi erano le Orecchie Lunghe e le Orecchie Corte? Con ogni probabilità provenivano da aree diverse del Pacifico e appartenevano a ceppi etnici differenti; ma perché si erano rifugiati proprio in quella piccola isola e come mai erano rimasti così in pochi? Chi aveva edificato i MOAI, a che scopo e con che mezzi?

La scultura dell’isola di Pasqua può essere divisa in tre periodi di cui il primo, forse, inizia intorno al 300 d.C. Allora l’architettura era caratterizzata da statue di media grandezza e osservatori solari.

I “testoni” (secondo periodo) cominciarono ad apparire intorno al 1100; erano, e sono tuttora, appoggiati su piattaforme chiamate “AHUS”, spesso costruite con pietre ricavate abbattendo gli osservatori (il terzo periodo è associato con il culto di un dio uccello, rappresentato in diverse piccole sculture di legno e di pietra).

Il MOAI più grande è alto venti metri e pesa circa 82 tonnellate: come poteva un popolo assai poco sviluppato tecnologicamente costruire simili colossi? Per quanto riguarda la scrittura (chiamata Rongo – Rongo, costituita da simboli e mai decifrata), perché presenta sconcertanti analogie con i segni che compaiono su certi antichi sigilli ritrovati in Pakistan?

Inutile dire che questi misteri hanno scatenato la fantasia di molti.

Per alcuni l’Isola di Pasqua avrebbe fatto parte del continente MU, e sarebbe stata collegata ad Asia e Americhe da immense GALLERIE. Dopo che MU si inabissò nelle acque del Pacifico, i sopravvissuti (appartenenti, appunto, a vari ceppi etnici) vi sarebbero rimasti isolati. E la loro scrittura sarebbe proprio la stessa usata nella valle dell’Indo, in quanto MU costituiva una specie di ponte sul Pacifico, come ATLANTIDE lo costituiva sull’Atlantico.

In realtà qualche enigma dell’isola di Pasqua è stato svelato: nel 1955 l’esploratore Thor Heyerdahl riuscì a mettere in piedi un MOAI in diciotto giorni, con l’aiuto di dodici nativi e, come unici strumenti, tronchi e pietre.

E’ dimostrato, dunque (ma non è detto che sia successo realmente), che anche la modesta tecnologia locale avrebbe potuto realizzare quelle opera imponenti

 

Da: http://www.cerchinelgrano.info

 

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I misteri dell’isola di Pasqua

Lunedì 6 aprile 2009 … il rovescio della medaglia

E’ capitato proprio avanti ieri…a Bologna

Avanti ieri, dopo un anno, Luna ed io ci siamo trovate a Bologna a passare una giornata assieme… E’ un’occasione per noi unica e che durante l’anno raramente si ripete. Le nostre vite non ci permettono grandi distrazioni e raramente potremmo sottrarre tutte quelle ore al nostro quotidiano, per cui attendiamo sempre questa occasione senza quasi parlarne per paura che qualche inconveniente dell’ultimo momento possa farla sfumare. Addirittura ne parliamo quasi esclusivamente la sera prima e solo per i dettagli di orari ma senza preparare nulla (almeno da parte mia) come gesto scaramantico, sperando che così si possa fare…

Ed è stata una bellissima giornata passata nel segno dell’amicizia e della gioia di essere finalmente assieme per qualche ora, condividere le nostre chiacchiere in prima persona accompagnate da un bellissimo sole che rendeva l’allegra e vivace città di Bologna ancora più bella ed animata…

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E’ capitato anche avanti ieri…in Abruzzo…

Essendo partita alle 6,30 del mattino in macchina, dalla radio arrivavano le notizie man mano più drammatiche del terremoto in Abruzzo e all’ora della sveglia di Luna non ho potuto che dirle del terremoto e chiedere notizie… Si, il terremoto lo aveva sentito e tanto…le serrande che suonavano impazzite come mosse da un tremendo vento, e tutto che ondeggiava. Ma fortunatamente null’altro era successo lì e chi dormiva alle 3,30 non si era svegliato, forse si era semplicemente sentito cullato ed aveva continuato a fare sogni ancora più dolci…per cui dato che ormai eravamo in strada, si proseguiva come da programma… Noi, nulla potevamo fare per aiutare chi soffriva le terribile conseguenze del terremoto e così ci saremmo trovate a Bologna come stabilito, cercando di goderci, per quanto possibile, la nostra occasione di stare assieme..

E’ stata, come dicevo prima, una gran bella giornata per noi due ma ovviamente il pensiero di chi in quello stesso momento non era fortunato come noi ma si trovava sommerso nella tragedia di perdere affetti, beni, di sentire la paura e l’incertezza del futuro, non ci ha mai abbandonato ed ha reso la nostra giornata diversa… Forse abbiamo goduto più che mai della fortuna di poter passare assieme quelle ore e di poter gioire per questo. Proprio perché nella vita non sai mai cosa ti attende gusti di più il sapore dolce delle cose tanto desiderate quando si avverano, e proprio perché ti senti fortunato particolarmente in quel momento di poter sorridere e stringere un’amica fisicamente lontana non puoi sprecare l’occasione…ma è impossibile non pensare a quello che alle stesse ore sta succedendo altrove…

Nel ritorno verso Torino incrociavamo nel senso inverso le colonne della Protezione Civile che da Nord andavano verso sud,  sentivamo alla radio l’evolversi della situazione nelle località colpite dal terremoto ed arrivando a casa la televisione trasmetteva immagini della tragedia., commenti, appelli…In questi giorni vedremo tante immagini, ne sentiremo tanto parlare, ci saranno altri appelli, polemiche, discussioni… l’importante è che alla fine non sia solo un modo di scaricare la coscienza sul momento e poi dimenticarsi….

Tre cose mi hanno colpito particolarmente: la gran dignità con cui queste persone affrontano la loro tragedia, un vero esempio per tutti, che spero non serva solo a dimenticarli presto. La seconda, dalle immagini viste in tv della liberazione da sotto le macerie di quella studentessa, Marta, il coraggio, la professionalità e la grande umanità di quegli uomini che con grande rischio personale hanno lottato ore per riuscire a liberarla… La terza è una notizia letta sulla Stampa di Torino on line… Iniziava così….”Già nelle primissime ore dopo la tragedia, si sono formate code davanti agli sportelli di via Roma 80 e di via Marenco 32. Anziani, famiglie e bambini hanno voluto, con il versamento anche di pochi euro, rappresentare la loro vicinanza a chi è stato colpito con la perdita dei familiari o della casa.

Per chi risiede in Piemonte o legge abitualmente La Stampa è facile capire di cosa si tratta… ” Specchio dei Tempi”, la rubrica che dal 1955 è dedicata ai lettori della Stampa e che, pur essendo lo sfogo degli umori dei torinesi espresso in lettere e commenti, è diventata anche un riferimento dei lettori della Stampa per aiutare chi è in un momento di bisogno e sofferenza.

Specchio dei tempi

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L’unione e la solidarietà degli uomini possono prosciugare i mari e abbattere le montagne.

(Proverbio cinese)