Quando tanti nel mondo sono davvero soli, sarebbe imperdonabilmente egoista essere soli, da soli.
(Tennessee Williams)
Per stare insieme…e divertirsi…e imparare sempre cose nuove.
Ehm…mettetevi comodi con vicino un drink rinfrescante e…leggete… 🙂
Racconto umoristico
L’ UOMO DELLA LUNA
di Riccardo Vitelli
tratto da : http://www.galassiaarte.it
Hai mai sentito parlare di quell’uomo
che guidò per anni fino alla luna?
C’è chi giura di averlo incontrato
chi ritiene non sia mai nato
eppure il cammino che lui condusse
attraverso gli astri è ormai leggenda
non se questa sia la sua fortuna
ma da allora tutti lo chiamarono
l’uomo della luna.
Era forte alto e timorato
e da principio fu sposato
con la giovane Elena sua amata
che non l’ebbe mai abbandonata
ma per colpa di un mondo feroce
costretta fu ad una morte precoce.
Lui era distrutto e senza meta
in questo mondo rimasto solo
cominciò a recarsi in chiesa
e per anni tutti i giorni
a parlar di miracoli morti e santi
con suore preti e i loro amanti.
Ma poi un giorno guardando il cielo
che vide dipinto lì su di un telo
pensò che il suo vero futuro destino
fosse un panino e un bicchiere di vino
ed anche quello di fare un cammino
attraverso le stelle su fino al mattino.
Così con la sua bussola nuova
orientata sulla più vicina supernova
e una cartina aggiornata della via lattea
trovata come inserto su un noto quotidiano
prese e spiccò il volo come un vero fagiano
e una volta atterrato in un gran parcheggio
prese una navicella in quest’auto noleggio
e poi subito in banca per una rapina
necessaria per il pieno di benzina.
E dopo un decollo di fortuna
prese il volo verso la luna.
E non appena le nuvole si lasciò alle spalle
notò che a quell’altezza volavan solo farfalle
tutte colorate con tinte surreali
ma grosse come aquile reali.
Volare nel cielo sempre più blu era come un pugno
e presto capì anche Gaetano e Modugno
ma poi subito ad un tratto fu tutto nero
come quando va via la luce in un cimitero
e neanche più sotto si scorgeva la terra
ma quello era per via dell’effetto serra.
Disse: “è lo spazio tutto attorno a me
come la corte tutta attorno al suo re”.
Poi di lì una lucciola spaziale vide passare
non come quelle in via Salaria si possa pensare
le chiese gentilmente un po’ di luce da dare
ed ella gli accese una sigaretta nazionale,
avvertendolo delle fughe di gas vicino ai buchi neri
aggiunse “a volte divengon dei veri bracieri”.
Dal momento che lassù tutto sembrava un po’ strano
pensò per un momento di tornarsene sul suo divano
ma poi ripensò alla sua missione interstellare
e che quel giorno in tv non davan niente di speciale.
Ripartì allora lesto verso la luna a tutta birra
con comete alle spalle oro incenso e mirra,
guidò per ore spedito quasi fosse Buffalo Bill
ma ebbe un colpo di sonno e si fermò in un autogrill
prese un caffé un ammazzacaffé bagno e bidé
ma siccome erano lunghi ne bevve altri otto
cominciando poi a vedere un po’ tutto distorto
dimenticando che nello spazio li corregon col porto
e tutti quei caffé risveglierebbero anche un morto.
Ma non appena in navicella il sonno tornò sicuro
aveva solo un disco in radio ed era jazz puro.
Così stanco proseguì per quella strada diritta
quando ad un tratto scorse la punta di una slitta
dentro un uomo nero camicia rossa e barba vera
sembrava un Garibaldi di un paese dell’Africa Nera
Riconoscendolo gli chiese come mai in giro senza renne e senza doni
e lui rispose che le renne si erano estinte ed era presto per i panettoni
Così rimase lì a far due chiacchiere con Santa Claus
che gli parve strano come a star lì con Mickey Mouse
Questi gli domandò com’era la situazione giù sul pianeta Terra
e lui disse che il lavandino era intasato e l’Iraq ancora in guerra.
Poi Babbo Natale se ne dovette andare
aveva ancora due o tre anni luce da fare,
anche il nostro amico riprese il suo viaggio
sollevato adesso ed anche un po’ più saggio.
E dopo un dosso, una curva ed una duna
un cartello indicò “cento miglia per la luna”.
Si meravigliò che non la potesse ancora vedere
pensò “vedi un po’ che già son tutti a dormire”
d’altronde sulla luna la gravità ti rende spossato
e la gente forse va a letto subito dopo cenato.
Fu allora che il gin di Babbo Natale
cominciò a farlo sentire un po’ male
e si ritrovò subito ad un tratto col sognare
lui esperto marinaio nello spazio stellare:
era proprio il mozzo di Colombo
mezzo uomo e mezzo rombo
di vedetta col cannocchiale
a scorgere terre lontane,
e queste gli pareva di vedere
ma lo prendevan pel sedere
che arrivato a pochi passi
s’affondavan come sassi.
Poi d’un tratto si destò sul volante
col cuore che batteva all’impazzata
subito s’accorse d’aver fatto una cazzata
perchè la luna l’aveva già passata.
Quindi sterzò subito con una brusca inversione ad U
notando però che il suolo lunare non riconosceva più
era il lato oscuro e mai visto della luna
rimpianse i Pink Floyd come una sua lacuna,
era più scuro liscio e senza asperità
ma a posto dei crateri solo pubblicità
Nike Coca Cola Adidas Mediaset e Burger King
gli fecero pensare ad un’altra idea di marketing
poi si rese conto del grosso abbaglio
era il set di Star Wars lì allo sbaraglio,
in realtà la luna la sua meta
era proprio lì dietro una pineta
tutta illuminata
l’aveva trovata
anche se il suo satellitare
gli indicava ancora di svoltare.
La prima cosa che notò di lontano era la fauna e la flora
e che sulla Terra girassero tipi più strani alla stessa ora
e dunque si avvicinò piano ed allunò
e i primi esseri viventi che osservò
furono un astuto parcheggiatore napoletano
ed un cinese che vendeva accendini a metano
e sicuro di non incappare in luoghi comuni
essendone questi posti lunari immuni
pensò che in fondo tutto è paese
e che la gatta andasse a lardo per lasciare lo zampino
e non per dimostrare che l’universo fosse piccolino
mentre la volpe aveva il brutto vizio di cambiar pelo
sebbene col gatto non avesse un rapporto vero.
Poi rinvenne: il parcheggiatore aveva scassinato la navicella
ed in mano aveva tanti accendini da aprire una bancarella.
Non era un posto di giganti
guardava tutti dall’alto verso il basso
ma eran tutti molto pesanti
si tendeva a fluttuare con un passo.
Incontrò per strada un uomo terrestre
gli disse d’esser un operaio di Mestre
dalle sue parti disse che tutto era inquinato
e una volta sulla luna non vi era più tornato.
Di lì vi era anche un suo amico un pò strano
si presentò come un politico del suolo marziano
esordì dicendo “sai sulla terra che affare
trovarsi nel mezzo di una crisi nucleare”
il nostro rispose che le atomiche erano in mani sicure
ma lui sornione “son proprio queste le vostre sciagure”
poi c’era un gatto originario di Lisbona
un po’ matto divorziato senza fissa dimora
lavorava ai semafori con le sue figlie precarie
e pensava a un futuro nelle scalate bancarie.
Il nostro arrivò poi camminando ad un sito
dove scorgeva la Terra la copriva col dito
nel mentre gli volò davanti un aeroplano
poi vide che era Johnatan il Gabbiano
impegnato nel suo allenamento quotidiano.
Più in là un gruppo di anziani discuteva in maniera accesa
e la situazione si faceva a vista d’occhio alquanto tesa,
si lamentavano della loro flessibilità
“le ossa non vanno più a questa età”.
Passò di lì Mario il vecchio precario
da anni oramai in mezzo ai guai
disse:”non ammonta a molto il mio TFR
per me che per una vita ho fatto il PR”.
Il nostro ebbe a quel punto proprio una gran fame
forse per via dell’aria rarefatta color verde rame
si avvicinò quindi ad un posto
dove vendevano polli arrosto
non ruspanti ma cinesi a basso costo
vide poi che era chiuso per lutto
e ci rimase quindi di stucco,
ma poi di lì un po’ più avanti
vendevan cavallette giganti
ed anche succulenta carne di serpente
ma quella l’aveva mangiata di recente
e ricordò di non averla digerita per niente
ma alle cavallette la preferì ugualmente.
All’angolo della via
vicino alla ferrovia
il vecchio Zaccaria
cantava senza pietà
dei vizi della società
sugli accordi di un vecchio blues
uno stile a mo di un “Je Accuse”
ce l’aveva con gli alieni e poi anche coi Rumeni
non sopportava certo i treni
in ritardo e sempre pieni,
per i salari i precari i solitari
per loro eran cazzi amari,
“per la pioggia” poi diceva
che il governo non cadeva.
Poi si allontanò verso una laguna
e stupito osservò il mare della luna
con le sue onde che una ad una
s’infrangevan sui massi come spuma,
e riusciva a credere a stento
che il mare si muovesse senza vento
doveva esserci una spiegazione scientifica
o tosto una qualche strana ideologia politica.
Una lacrima gli bagnò la guancia
e le farfalle gli volarono in pancia
lui che non si commuoveva da tanto
cadde adesso in un lungo pianto
e pianse per molte ore
che vide nascere il sole
e guardando il cielo che diventava terso
per un attimo solo si sentì quasi sperso
pensando a tutto ciò che accadeva nell’universo
a chi si bucava per strada
a chi comprava da Prada
a chi stava a Rebibbia
a chi leggeva la Bibbia
a chi usciva col cane
a chi andava a puttane
a chi nasceva di notte
a chi moriva di botte
a chi spacciava la droga
a chi indossava una toga
a chi si faceva prete
al funambolo senza rete
a chi faceva l’amore
chi piangeva per ore
a chi aveva un monopolio
a chi vendeva il petrolio
a chi aveva le doglie
a chi tradiva la moglie
a chi scalava montagne
a chi cucinava lasagne
a chi veniva amato
chi non lo era mai stato
a chi moriva di fame
chi cambiava canale
a chi perdeva la vista
chi diventava terrorista
a chi cercava una fede
a chi proprio non crede
a chi viveva da coglione
chi credeva nella rivoluzione
a chi ascoltava la radio
chi moriva allo stadio
a chi era avaro
chi non aveva denaro
a chi si rifaceva le tette
a chi finiva in manette
a chi nasceva gay
chi vedeva un lui o una lei
a chi salvava l’ambiente
chi non gliene fregava niente
a chi innescava bombe
a chi scavava tombe
a chi era presidente di Stato
a chi dalle guerre non era più tornato
a chi era controcorrente
chi prendeva un accidente
a chi diventava famoso
chi baciava un mafioso
a chi s’appendeva a una fune
a chi depresso era immune
a chi era politico onesto
chi pensava esistesse del resto
a chi imparava l’arte
chi la metteva da parte
a chi ce l’aveva benigno
a chi ce l’aveva maligno
a chi si faceva il mazzo
a chi non faceva mai un cazzo.
Poi d’un tratto realizzò spossato
che il tempo pareva esser volato.
Era ormai tarda mattina
e sentì un magone al petto
mandò giù un’aspirina
ed attese facesse effetto.
E vide nel mentre
una stella cadente
salire su da Ponente.
Intuì che quello era il cammino
quello era il suo destino,
saltò a bordo della navicella
e volò verso un’altra stella.
Buona fortuna
Uomo della luna.
Beh, ecco… ho usato subito il tuo ventaglio, Sol 🙂 ma non bastaaa…!!!! 
Anche oggi è stato torridoooo…
e in spiaggia…anche sotto l’ombrellone
… più di una palla non c’era… 😮
La sdraio era bollente…
…. ed io ho pensato di fare una corsetta sul bagno-asciugaaaa…. ma ad un certo punto ho avuto come dei miraggiii… 😮
tanto che mi sembrava di vedere delle testeee…sparse sulla sabbiaaa…
Scusa Luna, lo so è tardissimo
… a quest’ora la tua bilancia è ormai irreparabilmente defunta
, il ventilatore sarà bruciato
o quasi e tu, spero non più in tilt,
sarai riuscita finalmente a prendere sonno…. 
Cercavo una soluzione che girasse sempre senza rischiare di bruciare il motore, facesse aria gradevole ma non violenta
o ti verrebbe minimo il torcicollo
e fosse così grande da riuscire a calmarti un po’, a farti sentire la “brezza” a portata di mano… ma non è stato semplice… 
Alla fine
ho costruito questo ventaglio che si muove da solo ma è talmente grande che per quanta forza io abbia usato per spingerlo non sono riuscita a portarlo da te prima…. 🙂
…Ah, io ora prendo l’ombrello, da noi sono previsti…
i temporali … 😀
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