Sarà per effetto di un enorme raffreddore che le pioggie ed il brutto tempo mi hanno procurato e il conseguente intontimento febbricitante che mi trovo a cercare una qualche ragione o conseguenza positiva ai nuvoloni neri e le giornate buie di questa piovosissima primavera… Date le mie pietose condizioni fisiche, fra attacchi di tosse, intontimento e starnuti, non mi rimane che cercare altrove questa positività e così girando nel web ho trovato un racconto, una fiaba, che mi è molto piaciuta… Io adoro le fiabe e anche se spero che il tempo finalmente ci riporti nella primavera di sole, fiori e farfalle che almeno il mio raffreddore vorrebbe, mi consolo per ora con questa bellissima fiaba di Giovanni Salerno… 🙂
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Giorgy, la nuvoletta di sole di Giovanni Salerno
(licenza Creative Commons 2.5)
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Giorgy era una piccola nuvola di Sole che volava alta sopra le montagne. Era di un colore bianco candido e aveva l’aspetto di un batuffolo di cotone. Il suo passatempo preferito era quello di cambiare forma: una volta era un aeroplano, un’altra era un elefante mentre subito dopo diventava una palla. Era felice di essere una nuvoletta perché questo le permetteva di vedere il mondo dall’alto, ma soprattutto di volare: a chi non piacerebbe volare liberi per il Cielo?
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Un giorno, mentre a forma di pappagallo schiacciava un pisolino sul cocuzzolo più alto di una montagna, le si avvicinò un’altra nuvola dall’aspetto piuttosto diverso da quelle che di solito stavano accanto a lei. Era infatti grigia, molto lunga e quando si fece più vicina si accorse che era anche fredda.
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“Dovete andare via di qui!” Disse la nuvola grigia.
“Perché?” Rispose Giorgy. “Non do fastidio a nessuno e stare qui mi piace”
“Adesso arriveranno tante nuvole come me e non ci sarà più posto né per voi e nemmeno per il Cielo Azzurro. Dobbiamo fare il nostro lavoro. Quando avremo finito potrete ritornare, se il Sole sarà d’accordo”
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Giorgy, impaurita, si girò verso la sue amiche, e si rese conto di essere rimasta molto indietro: loro infatti si erano allontanate insieme al Cielo Azzurro. L’aria si era fatta d’un tratto fredda e il Sole non si vedeva quasi più, mentre tutto il Cielo attorno a lei si era fatto grigio, carico di nuvole di pioggia. Giorgy si trasformò così in un missile e volò veloce verso le sue compagne. Ci mise quasi mezz’ora, ma alla fine, stremata, riuscì a riunirsi al gruppo.
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“Perché ci hanno cacciato?” Chiese con un filo di voce al Cielo Azzurro.
“Perché questo è il momento in cui c’è bisogno di loro. Vedi, Giorgy, il Sole non può rimanere fermo in un posto per troppo tempo. Tu sei appena nata, e ancora non sai come vanno queste cose, ma io ti garantisco che è così che deve andare.”
“Ma a me piaceva dormire sulle quelle montagne: ora dove andremo?”
Il Cielo Azzurro sorrise. “Noi andiamo dove va il Sole. Adesso sta facendo una passeggiata e noi dobbiamo seguirlo. Forse domani, o dopo domani, potremo ritornare sulle montagne, o forse andremo su altre montagne.”
“E quelle nuvole cattive? Dove andranno?”
Il Cielo Azzurro rispose: “Non sono nuvole cattive, Giorgy. Sono invece nuvole molto utili agli uomini: sai chi sono gli uomini?”
“Si, ne ho visti tanti: camminano per le strade, girano con la macchina, si sdraiano sui prati a guardarci… e si arrampicano sulle montagne credendo di poterci raggiungere…” Disse sorridendo.
“Brava. Gli uomini sono proprio così. Ma loro, per vivere, hanno bisogno dell’acqua e solo le nuvole di pioggia come quelle che hai visto possono dargliela, per cui impara, Giorgy, a non farti mai condizionare dalle apparenze.”
“E noi non siamo utili agli uomini?” Chiese ancora la piccola nuvola.
“Certo che lo siamo” Rispose il Cielo Azzurro. “.. ma in maniera diversa. In ogni
caso siamo necessari come e quanto le nuvole di pioggia, perché gli uomini non potrebbero vivere senza il calore e la luce del Sole. Siamo semplicemente diversi, anche se entrambi indispensabili”
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Rincuorata, la piccola Giorgy si trasformò in un violino e raggiunse alcune compagne che giocavano a rincorrersi. Dopo qualche ora, le nuvole grigie cominciarono a ritirarsi. Giorgy guardò il Sole che parlava con il Cielo Azzurro. Poco dopo si mossero entrambi verso le montagne.
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“Si ritorna alle montagne. Potrai addormentarti di nuovo sul tuo picco preferito” Le disse il Cielo Azzurro. “..e poi c’è anche una sorpresa. Guarda lì, dietro quella cresta…”
Giorgy si voltò a guardare e vide qualcosa di bellissimo, qualcosa che non aveva mai visto fino a quel momento.
“E’ bellissimo… che cos’è?”
“Si chiama Arcobaleno. Ogni tanto si fa vedere, quando ne ha voglia, ma sempre quando le nuvole di pioggia cominciano ad andarsene, proprio come adesso”
“Posso andare a vederlo da vicino?”
“Certo, ma parlagli con rispetto, è molto anziano”
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Così Giorgy si trasformò in un disco volante e in pochi secondi fu vicina all’Arcobaleno. Da vicino era ancora più bello. I suoi colori erano sfavillanti, il giallo del Sole, il blu del Cielo, il rosso dei tramonti e il verde dei prati insieme a tutte le sfumature immaginabili.
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“Chi sei?” Chiese l’Arcobaleno.
“Mi chiamo Giorgy, e sono una nuvoletta di Sole. Non ti avevo mai visto prima. I tuoi colori sono la cosa più bella che abbia mai visto…”
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L’Arcobaleno, anche se anziano, si emozionò sentendo tutti quei complimenti e volle fare a Giorgy un regalo che non aveva mai fatto a nessuno. Avrebbe potuto fare lo scivolo su di lui tutte le volte che ne aveva voglia, ogni volta che si sarebbero incontrati.
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Giorgy ne fu entusiasta e non si fece ripetere due volte la proposta. Via un tuffo e poi un altro, dalla cresta delle montagne fin quasi ai praticelli dove le mucche
erano al pascolo. Era la cosa più divertente che ci fosse. Era proprio una nuvola felice, adesso. Oltre che volare, avrebbe potuto anche scivolare sull’Arcobaleno ogni volta che lo avrebbe incontrato. Già non vedeva l’ora che arrivassero di nuovo le nuvole di pioggia per giocare ancora con il suo nuovo amico Arcobaleno.



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