E’ dalla vigilia di Natale che ho questa bellissima foto di Firenze che una mia amica ha scattato… Volevo metterla con un pensiero ma credo che il modo migliore di “vedere” la bella statua di Perseo della Loggia dei Lanzi sia raccontare il mito di Perseo e Medusa…

Arciso, ricco e potente re della città greca di Argo, dopo una notte tormentata dagli incubi sognando che un suo futuro nipote lo uccideva, convinto che tale incubo fosse una premonizione, rinchiuse la sua bellissima figlia Danae in una torre di bronzo, dove nessun uomo potesse avvicinarla per evitare che si sposasse dandogli un eventuale nipote che potesse decidere di ucciderlo. Triste, sola e ridotta in lacrime Danae passava nella torre le sue giornate finché Zeus, dall’Olimpo, decise di alleviare le sofferenze della fanciulla scendendo nella torre sotto le sembianze di una pioggia d’oro. Nove mesi dopo, con gran stupore di Argo nacque un bambino, Perseo. A nulla servirono le domande incalzanti di Argo, Danae rispondeva con farneticanti discorsi che parlavano d’una pioggia d’oro.
Convinto che quel bambino fosse nato per compiere la premonizione del suo incubo, Arciso fece abbandonare figlia e nipotino in mezzo al mare dentro una cassa di legno. Arciso credeva così di eliminare ogni pericolo non sapendo che Zeus in persona, padre di Perseo, e Poseidone dio del mare, li avrebbero protetti cullandoli dolcemente sul mare e facendoli approdare sani e salvi all’isola di Serifo.
Ditti, un saggio di quest’isola, trovò la cassa e l’aprì scoprendo con meraviglia Danae ed il piccolo Perseo. E fu sotto la protezione di Ditti che finalmente Danae riuscì a ritrovare la pace. Ma, si sa, la vita ha sempre insidie e questa pace venne turbata nientemeno che dal re in persona, Polidette, che invaghitosi della ragazza insisteva senza sosta in volerla sposare. E mentre gli anni passavano in questo continuo tira e molla fra Polidette e Danae, Perseo cresceva diventando sempre più bello, forte e coraggioso.
Dopo l’ennesimo rifiuto di Danae, Polidette, ormai spazientito, decise di sfogare la sua rabbia proprio su Perseo e, chiamandolo a corte, gli chiese di ricambiare la sua ospitalità andando ad uccidere la gorgone Medusa. Dentro di se Polidette sperava che Danae, per salvare il figlio dal rischio che correva, lo avrebbe sposato. Perseo invece, ben sapendo che l’ordine del sovrano equivaleva ad una condanna a morte, accettò il compito senza battere ciglio.
Steno, Euriale e Medusa, le tre gorgoni, erano figlie di una divinità marina e di un mostro oceanico, Forco e Ceto. Avevano mani di bronzo, ali d’oro e vivevano nelle isole dell’estremo occidente. Della bellissima Medusa si era invaghito Poseidone che, essendo sposato, volle incontrarla nel tempio della sua nemica, la dea Atena, convinto che lì non sarebbe mai stato cercato da sua moglie. Ma non fece i conti con Atena che, venuta a sapere dell’incontro nel suo tempio, tramutò il bellissimo sguardo di Medusa in un gelido abbraccio di pietra che soffocava chiunque lo incrociasse. E la povera Medusa divenne brutta come la peste… 😮 e fu costretta a nascondersi su di un’isola nel mezzo dell’oceano con la sola compagnia delle sue sorelle ed i serpenti in cui si erano tramutate le sue belle chiome. Ogni volta che qualche nave approdava vicino alla sperduta isola dove Medusa era confinata, i marinai diventavano statue di marmo, l’isola ne era piena, e Perseo sarebbe diventato un’altra bella statua di quella ormai grande collezione!… 😮
Ormai convinto anche lui della sorte che l’attendeva, Perseo stava meditando sul da farsi, quando davanti a lui apparve la dea Atena che, volendo regolare definitivamente i suoi conti in sospeso con Medusa, si offrì di armarlo per essere in grado d’affrontare il pericoloso compito. Così, con una spada molto tagliente, uno scudo riflettente, i calzari alati ed in testa l’elmo che rendeva invisibile, Perseo partì per la sua missione.
Da Atena aveva appreso che le tre Graie, 3 vecchie sorelle avvolte nel ghiaccio e con un solo dente ed un solo occhio, potevano indicargli la dimora di Medusa. Accolto fra la totale indifferenza dalle tre sorelle, riuscì ad avere l’informazione che gli serviva soltanto impadronendosi del loro unico occhio!
Grazie ai calzari alati, Perseo raggiunse rapidamente la dimora di Medusa e grazie all’elmo che lo rendeva invisibile raggiunse la dimora senza essere visto mentre le tre sorelle dormivano. Con lo scudo riflettente approfittando del loro sonno riuscì ad inquadrare al meglio il bersaglio. Quando i serpenti che Medusa aveva al posto dei capelli se ne accorsero era ormai troppo tardi e Perseo con un colpo secco aveva tagliato la testa di Medusa. Afferrata la testa di Medusa, Perseo non perse tempo e volò via velocemente prima che le sorelle di Medusa potessero rendersene conto e reagire.
Il viaggio di ritorno fu lungo ed alquanto avventuroso: ai confini della terra incontrò il gigante Atlante che tramutò poi nella catena montuosa; in Etiopia dovette affrontare un mostro marino creato da Poseidone per castigare la vanitosa regina Cassiopea. Il mostro stava per divorare la dolcissima principessa Andromeda di cui Perseo si era immediatamente innamorato.
Tornato a Serifo, Perseo si presentò trionfante al re con la testa di Medusa ma intuito che quest’ultimo l’avrebbe ucciso nonostante fosse riuscito nel suo compito, lo convertì in una statua di pietra facendogli incrociare lo sguardo della testa della Medusa che aveva accuratamente conservata, nascosta in un sacco, per usarla in caso di bisogno. Una volta sistemato con la sua amata Andromeda, che divenne sua moglie, Perseo si liberò del trofeo facendone dono ad Atena che lo appese al suo carro da guerra esultando di gioia.
