Stella Bianca

Tirawa, il Supremo, creò le stelle. E le due più importanti erano Stella Bianca femmina, che era la stella della sera, e Grande Stella, che era la stella del mattino. Tutto ciò che accadde nel mondo proveniva dall’unione di queste due stelle. Ma prima di ogni altra cosa Grande Stella dovette conquistare Stella Bianca per farne sua moglie, così partì per andarla a cercare nella sua casa nell’ovest; ma Stella Bianca lo vide arrivare e mise vari ostacoli sul suo sentiero. Dieci volte gli bloccò il cammino con foreste di spine, con inondazioni o con mostri, e dieci volte Grande Stella prese una palla di fuoco dalla tasca e la scagliò contro l’ostacolo, finché non prese fuoco e scomparve. Alla fine arrivò vicino alla casa di Stella Bianca.

Facevano la guardia un orso bruno, un puma, una lince e un lupo. Non erano bestie comuni, perché anch’esse erano stelle. Inoltre, rappresentavano una speranza per tutti gli animali che erano di là da venire sulla terra e per il clima, gli alberi e il grano portatore di vita. Grande Stella le mise ognuna al suo posto, facendone i quattro spicchi del Mondo e assegnando a ciascuna di loro una delle quattro stagioni. Stella Bianca si rese conto che il suo matrimonio con Grande Stella era destinato a farsi. Ma prima gli fece compiere tre cose. Gli disse di portarle una culla per il loro primo bambino, un soffice tappeto dove sdraiarlo e un po’ di dolce acqua fresca per fargli il bagno. Grande Stella le portò una culla ornata di stelle, un tappeto fatto con la parte più soffice del pellame di un bufalo e l’acqua di una fresca sorgente, circondata di erbe dal dolce profumo. Così, Stella Bianca acconsenti a diventare la moglie di Grande Stella e si scambiarono l’uno con l’altra tutti i poteri che possedevano. Stella Bianca lasciò cadere dal cielo un sasso, che divenne la terra, e Grande Stella lanciò la sua palla di fuoco in cielo ed essa divenne il sole. La loro figlia fu collocata su una nuvola e delicatamente fatta scendere sulla terra, portando il grano come dono del cielo.

Si lasciò cadere dalla nuvola come pioggia e incontrò un giovane che era il figlio del sole e della luna. Da loro discesero tutti i popoli che vivono sulla terra. E Tirawa, l’Immutabile, diede alle stelle il compito di sorvegliare tutti gli uomini. Quando muoiono, i loro spiriti si arrampicano sulla Via Lattea e vanno a vivere per sempre sulle stelle.

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…una buonanotte…in compagnia

Ho dovuto aspettare finora perché tutti dormissero ed ora in punta di piedi a1431.gifper non svegliare nessuno, vi auguro una buonanotte e vado a dormire di corsa… night_tr228.gif

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…pensiero della notte…

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È ricercando l’impossibile che l’uomo ha sempre realizzato il possibile. Coloro che si sono saggiamente limitati a ciò che appariva loro come possibile, non hanno mai avanzato di un solo passo.”

(Michail Bakunin)

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un buongiorno molto molto in ritardo….

🙂 Salve, c’era la paperella Agata che voleva assolutamente salutarvi oggi, era pronta, aveva persino indossato un bellissimo cappello con un bel nastro ben stirato e lindo…ma io ho fatto tardi, anzi, tardissimo…e lei giustamente se l’ha presa a morte con me….ora cerco di rimediare, ma diciamoci la verità la sua “mise” è elegante si, ma quello sfondino e quel buongiorno senza scintille ora che qua è tutto un scintillare sanno un po’ d’antico, no? blink.gif… Buongiorno di pomeriggio a tutti!! tongue.gif

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LO YETI, L’ABOMINEVOLE UOMO DELLE NEVI

Questa leggenda narra di come gli Yeti siano scomparsi quasi completamente dall’area di Tarna, a nord-ovest di Namche Bazar, ed è legata alla vita e alla tradizione degli Sherpa della Valle del Khumbu, in Nepal.

Molti anni fa, gli Sherpa provenienti dall’est del Tibet attraverso il passo di Nangpa La, giunsero nel Khumbu dove rimasero affascinati dalla larga e verdeggiante valle di Tarna. Si organizzarono in una grande comunità di circa 15 case, e lì cominciarono a coltivare il terreno e ad allevare animali. Ma presto cominciarono a soffrire la perdita di parte del raccolto e del bestiame, e si resero conto che ciò avveniva per colpa di due tipi di yeti.

Sì, perché esistevano due tipi di Uomo delle nevi: il Mitee (da mi che significa gente + yeti) che è pericoloso per gli umani, e il Chutee (da chungma che significa animale + yeti) che è pericoloso per gli animali.

Entrambi amavano imitare i comportamenti umani e questo all’inizio sembrava una cosa buona. Infatti, quando il terreno era gelato e si doveva scavare per coltivare le patate, gli Sherpa lasciavano gli attrezzi nei campi sicuri che gli yeti, che li osservavano dalle montagne desiderosi di imitarli, avrebbero completato il loro lavoro. Così gli Sherpa lavoravano solo la metà del necessario e gli yeti finivano la parte rimanente.

La semina delle patate avveniva con uno Sherpa che scavava nel terreno e un altro che da lontano lanciava le piccole patate da semina nei buchi, che venivano poi ricoperti. Gli yeti man mano che il lavoro di semina procedeva completavano di notte l’opera degli sherpa. Quando finalmente venne il tempo del raccolto gli Sherpa gioiosamente cominciarono a raccogliere il frutto del loro lavoro e di quello degli yeti.

Ma questi ultimi, notata l’intensa attività nei campi, scesero dalle montagne portando via buona parte delle patate. La storia andò avanti così per molti anni. Gli Sherpa naturalmente sapevano che la perdita di buona parte del raccolto era dovuta agli yeti, ma temevano di avventurasi nei campi di notte e di incontrarne uno.

Non era più possibile distinguere un Mitee da un Chutee. Per spaventare gli yeti, senza fare loro del male, provarono a collocare nei campi degli spaventapasseri, ma non ebbero successo. Alla fine, ormai esasperati, decisero di risolvere la situazione, in un modo o nell’altro, e la comunità si riunì per trovare una soluzione.

Uno Sherpa propose: “Dato che gli yeti amano imitarci, dobbiamo fare qualcosa sfruttando questa loro abitudine. Io ho un’idea: prima di tutto bisogna che tutti i membri della comunità preparino una grande quantità di forte chang (birra di orzo)”.

E così fecero.Pochi giorni dopo si riunirono ancora e lo stesso uomo disse: “Tutti gli sherpa preparino dei coltelli di legno”. Molti tra di loro erano perplessi, ma ascoltarono quell’uomo, che era divenuto una specie di leader, e prepararono i coltelli. Fino a che, nell’incontro successivo, lo Sherpa spiegò il suo piano interamente.

Attesero le migliori giornate di bel tempo affinché gli yeti potessero vedere bene dalle montagne quello che veniva fatto. Organizzarono una grande e ben visibile festa e la prima parte di questa fu tranquilla e piacevole. La loro allegria era evidente, mangiarono, risero e bevvero avidamente dai loro tongba (scodelle di legno) attraverso cannucce di canna.

Ma non bevvero chang, perché i tongba erano stati riempiti di acqua. Fecero finta di essere ubriachi e cominciarono a camminare male, a spingersi e a vomitare, scendendo barcollanti verso il fiume dove molti di loro caddero nell’acqua.

Poi, simulando un litigio, cominciarono a colpirsi con i coltelli di legno. Alcuni cadevano e venivano portati a spalla, e la loro lotta sembrò così reale che gli yeti, guardandoli dall’alto, pensarono che doveva essere una festa molto divertente e appassionante. Appena gli Sherpa si allontanarono, chiedendosi se il loro stratagemma sarebbe riuscito o no, gli yeti si avvicinarono al luogo della festa e naturalmente imitarono perfettamente i gesti degli sherpa.

Nel frattempo gli Sherpa avevano scambiato l’acqua con il forte chang preparato in precedenza e i coltelli di legno con altri coltelli, veri e affilati. Gli yeti non avevano mai bevuto bevande alcoliche e l’effetto del chang fu immediato.

Cominciarono a litigare e a combattersi, incattivendosi l’uno con l’altro, e in breve, presi i coltelli, cominciarono a colpirsi. Di tutti gli yeti giunti alla festa non ne rimase uno vivo e la loro comunità venne così quasi interamente distrutta. Diciamo quasi perché una di loro, incinta, non partecipò alla mattanza. Partorì in seguito e i pochi yeti che si possono oggi trovare sono i suoi discendenti.

vista da Namche Bazar

vista da Namche Bazar

Note a proposito degli yeti: ohmy.gif blink.gif tongue.gif

1. Se state seguendo uno yeti ricordate che i loro piedi sono rovesci e le loro orme al contrario; quindi se continuate nella direzione naturale dei piedi vi allontanate da loro!

2. Le mamme yeti partoriscono 2-3 piccoli ma solo uno di loro sopravvive. Infatti, quando attraversano i grandi fiumi himalayani, portano uno ad uno i loro piccoli da una parte all’altra. Ma quando tornano a prendere il successivo, quello che hanno appena portato le segue e viene travolto dalla corrente. Solo uno si salva, l’ultimo.

3. Non è facile riconoscere la presenza di uno yeti dal verso che emette, infatti gli yeti producono diverse varietà di suoni. Quando scappano e sono lontani fanno il verso del cavallo. Quando si stanno avvicinando fanno dei rumori simili a due pietre battute una contro l’altra (clack-clack). Quando sono vicini fanno dei suoni che sembrano quelli dei cuccioli di cane. Gli altri suoni non sono stati ancora ben definiti.

4. Se incontrate uno yeti è perché siete dei miscredenti e comunque incontrare uno yeti è sicuramente un cattivo segno, la sfortuna sarà dalla vostra parte.

5. Cosa li spaventa? Il fuoco, il fumo e l’odore del legno di pino, perché il pino cresce a basse quote e gli yeti, annusandolo, credono di essere scesi troppo in basso e di conseguenza fuggono (è tradizione locale tenere del legno di pino a portata di mano…)

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