Beh…ormai il grande esodo VERSO la vacanza si è completato e per chi, come me, non ne è coinvolto (lo è stato, però..) e se ne sta rilassato sul terrazzo di casa a godersi una deliziosa arietta… 🙂
non resta che fare dei commenti ad hoc… 😀 auitato in questo dall’occhio sempre vigile 😮 del web…
Mese: agosto 2007
buonanotte…
“Gwerz Kêr Is”: lamento per la città d’Ys
“Quali nuove dalla città d’Ys?
Poiché la gioventù è tanto folle,
poiché io sento il suono delle cornamuse,
delle bombarde e delle arpe.Nulla di nuovo accade ad Ys,
soltanto baldoria tutti i giorni,
null’altro ad Ys che le vecchie cose,
e gozzoviglie tutte le notti
I portoni delle chiese
sono ormai sbarrati dai rovi
E contro i poveri che piangono
vengono aizzati i cani.
Ahés, la figlia di Re Gradlon.
col fuoco d’inferno nel suo cuore
Lei, che primeggia nel vizio,
conduce la città alla perdizione
Il santo Gwenolé, con la pena nel cuore
molte volte ha visitato suo padre
con compassione l’uomo di Dio
ha messo in guardia il Re:
“Gradlon, Gradlon, prestate attenzione
alla vita dissoluta che conduce Ahès
poiché saremo alla fine dei tempi
quando Dio scatenerà la Sua collera”
Ed il buon Re, contrariato
la figlia ha ammonito,
ma reso debole dalla vecchiaia
non ha più la forza di opporsi a lei
Stanca dei rimproveri del padre
e per sottrarsi al suo sguardo,
con l’aiuto degli spiriti maligni ella ha eretto
uno splendido palazzo presso le chiuse
Là, con i suoi amanti,
trascorre le sere di peccato,
Là, fra l’oro e le perle,
come il sole Ahès risplende”
In queste parole della ballata “Gwerz Kêr Is” si narra la cupa vicenda della città di Ys, la mitica capitale del regno di Gradlon che la tradizione vuole essere stata sprofondata da Dio nel fondo dell’oceano per i peccati dei suoi abitanti.
La città, che si dice sorgesse nei pressi della baia di Douarnenez, godeva fama di essere la più potente e ricca del Paese. Il terreno su cui sorgeva era stato strappato al mare grazie ad un sistema di chiuse, la cui chiave era posseduta solo dal sovrano, Gradlon, che si può forse identificare in quel Gradlon che venne incoronato re di Cornovaglia nel 338 e la cui statua a cavallo ancora è visibile fra le guglie della cattedrale di Quimper.

La figlia di questi, Ahès o Dahout secondo altre fonti, bellissima ma dal cuore nero, era dedita a stravizi d’ogni genere, e per vincolare a sé i suoi molti amanti e condurli alla perdizione non esitava a far ricorso alle arti magiche (alcune varianti della leggenda la vogliono figlia di una potente maga, Malgwenna, cui era stato legato Gradlon prima della sua conversione alla religione cristiana).
Con il passare del tempo sotto l’influenza di Ahès la città intera sprofonda sempre più nel peccato e nella corruzione, e a nulla valgono gli ammonimenti di Gwenolé, un venerabile monaco che tenta con le sue prediche di mettere in guardia la popolazione.
Lo stesso re, puro nell’animo ma reso debole dagli anni e accecato dall’amore per la figlia, sembra non rendersi conto dello stato in cui versa il suo regno, o voler chiudere gli occhi di fronte alla crescente dissoluzione.

Finchè un giorno giunge nella città un giovane cavaliere da un Paese lontano: la principessa, che fino a quel momento si era presa gioco degli uomini che avevano perso la testa per lei, facendoli uccidere non appena se ne stancava, si innamora perdutamente dello straniero, fino al punto di farsi convincere a sottrarre con l’inganno al padre le chiavi che aprono le porte della diga, chiavi che Gradlon porta ad una catena intorno al collo.
Il cavaliere convince Ahès che con questo stratagemma potranno fuggire attraverso il mare, dal momento che che il padre di lei è nettamente contrario alla loro relazione. Ahès cade nella trappola, ed a questo punto l’inganno si fa palese: lo straniero altri non è se non il Demonio in persona, cui Dio ha permesso di sommergere con le acque, ed infine sprofondare la città e tutti i suoi abitanti, per punirli dei peccati commessi.
Gwenolé, a cui solo è stato concesso di poter scampare al disastro, corre dal re nella notte mentre il mare inizia ad invadere la città, lo sveglia e lo incita a fuggire per mettersi in salvo.
Gradlon porta con sé la figlia, della cui innocenza è ancora convinto, finchè le onde non li raggiungono: il re non può più negare a se stesso che la causa della rovina è proprio Ahès, perciò disarciona da cavallo la giovane ormai dannata, ed ella si perde fra i flutti.

Tuttavia, il mito vuole che non muoia ma si trasformi in una sirena, ed ancor oggi con il suo canto sia in grado di trascinare alla perdizione chi ha la sventura di incontrarla.
Il re si potrà salvare, e fonderà la città di Quimper.

Ys è ormai coperta dalle acque: potrà riemergere solo il giorno in cui verrà celebrata una messa nella cattedrale sommersa. Sempre secondo le leggende, pare che dopo la sua distruzione gli abitanti di Lutezia abbiano cambiato il nome dello loro città in Par-Ys (“simile ad Ys”), ma la città – naturalmente l’attuale Parigi – non abbia mai eguagliato lo splendore di quella cui ha preso il nome.
Si dice che quando il mare è particolarmente limpido si possa intravedere sotto il pelo dell’acqua ciò che resta delle possenti torri d’Ys, ed i pescatori di Douarnenez sostengono che, tendendo l’orecchio, sia ancora possibile di quando in quando sentire i flebili rintocchi della campana, che ancora suona nel campanile più alto della città perduta.
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Un’altra fonte scritta in cui rimangono tracce della tragica sorte di Ys, anche se meno dettagliate, è un läi medioevale, e viene fatto notare come alcune strade risalenti al periodo dell’invasione romana ancora puntino verso il mare, in un’area in cui apparentemente non sorge nulla.

Da questa leggenda, oltre alla ballata popolare, altre due opere musicali hanno tratto ispirazione: una di queste è l’opera in tre atti “Le Roi d’Ys” (il Re di Ys), composta da Edouard Lalo nel 1888, l’altra il poema sinfonico di Claude Debussy “La Cathédrale engloutie” (La Cattedrale Sommersa), pubblicato nel 1910.
pillole di Madrid: altri musei, parchi, mercati all’aperto
Madrid è tutto quello che finora abbiamo visto, ma è anche tante altre cose che volutamente abbiamo dimenticate nel nostro percorso: musei, parchi e giardini, mercati all’aperto ed altro ancora. Partiamo per un veloce percorso fra qualcuna di esse…
Iniziamo dai due musei, fra l’enorme offerta di musei cittadina, più importanti dopo il Prado e che completano una speciale immaginaria passeggiata nell’arte di tutti i tempi dai capolavori del passato del Prado alla produzione artistica dal 900 ad oggi del Reina Sofia con il suo pezzo forte, il Guernica di Picasso, e con tutta la collezione dell’ antico Museo di Arte Contemporanea con opere di Mirò, Tapies e tanti altri. L’annello di congiunzione fra i capolavori classici del Prado con l’arte contemporanea del Reina Sofia è il Museo Thyssen-Bornemisza, che raccoglie la più importante collezione privata di arte del mondo con opere dai primitivi fiamminghi fino alle avanguardie contemporanee.
Ma non di sola arte si vive a Madrid…La grande città respira grazie ai sui innumerevoli parchi e giardini… Sulla riva destra del Manzanares, con una estensione di 1.722 ettari, si trova una delle più ampie zone verdi di Madrid: la Casa de Campo. Creata nel 1562 da Filippo II come tenuta di caccia è aperta al pubblico dal 1931. All’interno si trova un bel laghetto artificiale, dove è possibile noleggiare barche a remi, e per i suoi viali si notano numerosi padiglioni, alcuni anche d’interesse artistico. La Casa del Campo è uno dei luoghi di svago preferiti dei madrileni, anche per la presenza di percorsi appositamente studiati per i ciclisti, di piste da pattinaggio, di campi da tennis, di una piscina all’aperto in estate, e di apposite aree con tavolini per pic-nic e punti di ristoro. Dalle vicinanze del lago artificiale si può godere di bellissime vedute di Madrid. Al suo interno si trovano il Parque de Atracciones (gran luna park con ristoranti, negozi, teatro per concerti e spettacoli all’aperto), il Parque Zoologico di Madrid (con acquario, delfinario ed aviario) e il Teleferico che collega ad un altro parco cittadino, el Parque del Oeste, all’altro lato del Manzanares con un tragitto di 2,5 chilometri ed a solo 40 metri da terra. Qua si trovano anche parte dei padiglioni della fiera di Madrid ed il Madrid Arena, un grande stadio di 30.000 m2 di superficie e con una capacità per 10.500 spettatori per avvenimenti sportivi, spettacoli, fiere e esposizioni. Alcuni degli antichi padiglioni della fiera (una volta Feria del Campo) sono costruzioni tipiche di diverse regioni spagnole trasformate oggi in ristoranti. Anche qua c’è la Venta del Batàn, luogo tradizionale di custodia dei tori delle corride della Plaza de Toros de Madrid.
Ci sono tanti altri parchi cittadini: la Quinta de la Fuente del Berro, el Parque de Berlin, el Capricho e altri ancora di tutti i gusti e misure ma per la sua diversità merita qualche parola il Parque ferial Juan Carlos I, nuovo spazio per la fiera di Madrid che ha sostituito quello della Casa de Campo e dove si trovano tutte le nuove tendenze architettoniche più di avanguardia in una esplosione di nuove idee e concetti del volume come nelle curiose sculture di artisti contemporanei all’aperto.
Ma anche all’aperto si svolge la Feria Internacional del Libro, appuntamento annuale con tutte le novità dell’editoria mondiale da maggio a giugno nel parco del Retiro; il mercato permanente di libri antichi ed usati nella Cuesta de Moyano ed “el Rastro”, mercato all’aria aperta che si svolge domeniche e festivi nel centro storico di Madrid. Deve il suo nome all’antica ubicazione di diverse concerie attorno alla via della “Ribera de Curtidores” (curtidores sono appunto i conciatori) vicina al mattatoio presso il Manzanares. Il trasporto degli animali morti dal mattatoio fino alle concerie, lasciava una “rastro de sangre” (scia, traccia di sangue). El Rastro era uno dei simboli emblematici di Madrid quando le bancarelle erano di artigiani ed antiquari. Tradizionalmente si vendevano articoli non commercializzati nei negozi classici con merce vecchia e strana, “rarità” e oggetti “diversi”, particolarmente vecchi. Oggi è diventato un mercato delle pulci con persone di ogni etnia alla ricerca di curiosità ed “occasioni”. A seconda delle zone del labirinto di vie e viuzze che l’ospita, si può trovare un particolare tipo di merce dall’artigianato locale ad abbigliamento nuovo e fatto a mano, a quello usato, mobili, antichità, dischi, roba usata e oggetti impossibili, ferramenta, tessuti e pelli. E quando il giro del rastro finisce ci si ferma in uno dei tanti bar a prendere una “cana con una tapa”.
Ed ora un accenno al clima di Madrid, che tanto condiziona le abitudini ed orari dei madrileni. Madrid è una fornace d’estate ed un congelatore d’inverno ed anche nella stessa giornata ci possono essere differenze abissali fra la temperatura del fresco mattino e le ore centrali della giornata. A dicembre, gennaio e febbraio si arriva facilmente a temperature sotto lo zero, a luglio ed agosto ci sono giornate oltre i 40° senza un filo di vento, o con un vento che sarebbe l’invidia di un forno ventilato. Le piogge sono irregolari, ed in generale, la primavera e l’autunno sono le stagioni ideali per visitare Madrid, in particolare maggio e settembre, con temperature di 16 e 24 gradi circa. Questo clima fa che a Madrid tutto venga spostato all’indietro nell’orologio. I negozi aprono tardi (9,30 o 10 della mattina, 17 o 17,30 al pomeriggio), si esce di casa, dove ci si ripara dal caldo a finestre chiuse e dietro a tapparelle, solo verso sera se non si è proprio costretti a farlo prima, si fa pranzo e cena tardi….e si vive soprattutto di notte… Anche se i turisti, almeno nelle zone più frequentate, trovano ristoranti aperti a tutte le ore i madrileni fanno colazione fra le 8 e le 9, pranzo tra le 14 e le 15, mentre si cena dalle 22 in poi…Ma delle abitudini alimentari dei madrileni e della cucina tipica parleremo la prossima volta….





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