Blarney Stone

La leggenda che investe questa pietra (Blarney Stone) portata in Europa dai Crociati, ebbe inizio da una rimostranza della regina Elisabetta I, ad uno dei proprietari del castello, Cormac Teige MacCarthy, il quale avrebbe tenuto testa così bene alla sovrana inglese, mascherando la menzogna tramite l’eloquenza, che costei avrebbe detto, ricevendo una delle sue lettere “This is all Blarney, he never means what he says, he never does what he promises” (“E’ tipico di Blarney: non pensa mai ciò che dice, non fa mai ciò che promette”).
Il termine blarney, ha cosi’ preso il significato di “lusingare”, ed e’ entrato nel modo comune di parlare tanto che la frase: “He could talk the leg off an iron pot, He has kissed the Blarney stone” e’ diventato un modo per indicare un adulatore dotato di parlantina.

Il castello di Blarney è l’attrazione più famosa dei dintorni di Cork. Fu fatto costruire nel 1446 circa da Dermot Laidir MacCarthy, su uno sperone roccioso che domina il corso del Martin. Ed e’ tutt’oggi mantenuto in ottime condizioni.

Oggi turisti di tutto il mondo salgono i 1200 gradini che portano alla pietra, e, seguendo la leggenda, la baciano sdraiati sulla schiena rimando sospesi con la testa nel vuoto a 40 metri d’altezza!

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Per sorridere…

Certo che qui la fantasia non mancaaa..! 😀 post-1329-11694814991.gif

From : Carlosvaz

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Ci proviamooo..? 😮

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minipillole di…Madrid: la “mia”Madrid asburgica

E dal ritorno da un viaggio si portano tante cose in valigia: souvenir, ricordini per amici e parenti, cose non facili da reperire altrove, cartoline e le immancabili foto che fissano i nostri ricordi… Potevo io sottrarmi a tali abitudini solo perché sono nata a Madrid?36_1_61.gif Noooo, ovviamente!!…. Allora subito dopo la Madrid asburgica con fotografie professionali vi “torturo” ora con la mia versione di questa stessa zona di Madrid, la più tipica, la più madrilena…

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Si parte dalla Puerta del Sol col suo orologio che domina tutto il viavai di gente per continuare con una via pedonale piena di negozi e di gente, Calle Arenal, con uno dei tanti Museo del Jamon (museo del prosciutto) dove il palato si delizierà degustando o comprando, fra tantissime altre prelibatezze il nostro “jamon serrano”…

Le vie sono strette, le targhe con i loro nomi in ceramica con rappresentazioni che illustrano i nomi per quelli sfortunati che non sapevano leggere e sovente con nomi dei mestieri che si svolgevano in esse, ci sono i negozietti antichi come quello piccolo di libri incollato alla chiesa di San Ginés o luoghi che sanno di molto tempo fa come la Posada del Peine (locanda del pettine) e si arriva alla Plaza de Isabel II per poi deviare e finire questo percorso nella Plaza Mayor con i suoi negozi di souvenir ed i tanti bar e locali tipici come i “mesones”.

Al “meson” si va a mangiare le nostre tipiche “tapas”, quegli stuzzichini di ogni tipo che noi adoriamo e che generalmente mangiamo in compagnia di amici o parenti… E ultima tappa di questo mio viaggo è uno dei locali tipici per eccellenza “Las cuevas de Luis Candelas” (il covo di un bandito madrileno Luis Candelas, appunto) nell’Arco di Cuchilleros (arco dei coltellai)….

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Pensieri, aforismi, citazioni…come vengono.

“E’ assurdo
dice la ragione
E’ quel che è
dice l’amore
E’ infelicità
dice il calcolo
Non è altro che dolore
dice la paura
E’ vano
dice il giudizio
E’ quel che è dice l’amore
E’ ridicolo
dice l’orgoglio
E’ avventato
dice la prudenza
E’ impossibile
dice l’esperienza
E’ quel che è
dice l’amore…”

Erich Fried

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Coffee-time

Ops…e dopo un buon pranzo…che ne direste di un buon…caffè…?! 😀 coffee.gif

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